Su Amazon si trovano alcuni interessanti libretti che spiegano metodi per vincere alla roulette uno è in formato Kindle: “Vincere alla Roulette con la Strategia 67-57. Come ottenere 10€ al giorno con un metodo disciplinato, testato su 500 estrazioni reali”.

“Hai mai desiderato affrontare la roulette con un piano preciso, invece di affidarti al caso? Hai provato la Martingala, il Fibonacci o altri sistemi miracolosi… e hai perso? Non sei solo… (non capisco a chi alluda).

L’autore è tale Luca Ngjela, cercandolo sul web trovo che dovrebbe essere un disegnatore CAD-ITALVALVOLE sas, oppure un abile tatuatore. SE è lui grande delusione, mi immaginavo fosse un riccone ma a pensarci se uno è diventato ricco giocando alla roulette perché dovrebbe scrivere un libro per insegnare a vincere alla roulette? Sia come sia nel libro (sì ovviamente l’ho comprato) enuncia un concetto fondamentale, valido in ogni campo, anche quello fotografico: “Il tavolo non è mai contro di te. Sei tu contro le tue scelte”.

 

© Giorgio Rossi

 

Detto più esplicitamente: un possibile cliente o committente non ce l’ha con noi, però quello che gli proponiamo potrebbe non interessarlo e il banco lo regge lui. Quindi si deve lottare anche contro sé stessi, contro scelte anche di gusto personale che potrebbero essere poco idonee. Non è che si Debba rinunciare a essere sé stessi, sarebbe assurdo, nemmeno sarebbe giusto accondiscendere a tutto ed essere pedissequi. Sarebbe non portare alcun elemento di novità, si sarebbe come un qualsiasi altro, ed allora per il committente meglio un altro che già conosce.

C’entra poco ma mi capita spesso di leggere tutorial, o di sapere di corsi e Workshop che insegnano “come” produrre un portfolio. Per lo più sono consigli validi. Tuttavia spesso accomunati da qualche lacuna, per me non irrilevante. Prima di tutto quasi mai si spiega cosa sia un “portfolio”. Si tratta di un temine forzatamente generico, dato che ci possono essere portfolio diversi a seconda del fine da perseguire. Pare debbano avere tutti un’alta valenza estetica e concettuale, potrebbe risultare una inutile forzatura, quasi contasse più l’estetica del contenuto.

 

© Giorgio Rossi

 

È un poco come insegnare a costruire uno strumento musicale… c’è una certa differenza tra un violino e un tamburo, anche se entrambi emettono suoni. Però la mancanza di base penso sia il cercare di approfondire prima di tutto i “perché” una persona fotografante o un fotografo dovrebbero costruirsi un portfolio. Da questi diversi “perché” scaturiscono evidentemente diversissimi “come”.

Un “perché” minimale potrebbe essere un portfolio/album di famiglia. Può essere interessante per le future generazioni Di una  stessa famiglia stessa, forse non solo, se prodotto in modo documentale. Non solo fotografie di eventi, o persone, sempre con nomi cognomi e date, ma anche piccole testimonianze di viaggi o momenti di piacere… Il biglietto aereo per una destinazione  acanziera, lo scontrino di un ristorante che è piaciuto. Quanto è costata una pizza per 4 con annessi e connessi il 4 ottobre 2025 in una pizzeria di Bologna? Magari tra 50 anni potrebbe essere una documentazione simpatica e interessante, anche oltre la famiglia.

 

 

In ambito espositivo, a volte per fotografia documentativa altre volte più artistica, un portfolio potrebbe essere preparato per mostrare un progetto, sia per farlo leggere da un lettore sia per presentarlo ad una giuria che decide cosa esporre, cosa no nel corso di un evento. Ovviamente in quest’ultimo caso meglio seguire i consigli di un lettore o di amici competenti, ed ovviamente propendere per una estetica uniformante. In questo ambito un portfolio/ curriculum può essere di una qualche utilità futura.

Meglio non metterci i sogni ma solo brevi esempi di eventi espositivi ai quali si è partecipato, con una documentazione stringata ma al contempo esaustiva di progetti in esposizione, e del pubblico che li ha visionati. Del tutto escluso il mettere in curriculum/portfolio la stampa di menzioni e targhe virtuali ricevute in qualche concorsino best select o foto “pubblicate” su PhotoVogue. Meglio evitare di dedicare troppo spazio nel portfolio ad una eventuale mostra nella parrocchietta o al bar che fa ottimi spritz. Via via si toglieranno dal portfolio eventi meno recenti o meno importanti. Il portfolio in quest’ottica non è statico ma in continua evoluzione, si spera.

 

© Giorgio Rossi

 

Ora provo ad entrare nella disamina di possibili sbocchi professionali alla fotografia. Prima di tutto: si ha già un altro lavoro o si desidera farlo il fotografo come arrotondamento dello stipendio fisso? Si vuole invece che la fotografia sia la nostra professione futura? Se è questo il caso, vediamo quali sono i possibili sbocchi.

Notare che, lo sappiamo tutti, i possibili generi di fotografia sono diversissimi, preferibilmente se ne deve scegliere uno solo.  Fare il fotografo generico, di tutto un poco, matrimoni, book e ritratti, riproduzioni stampe, macrofotografie ecc, è possibile, ma più fattibile in paesi di una certa dimensione e cittadine o in quartieri cittadini se hanno una loro consolidata identità. Quanti concorrenti già avviati ci sono nella realtà immediatamente vicina a dove viviamo e desideriamo lavorare come fotografi? È bene conoscerli ed osservare i loro lavori per comprendere se si saprebbe fare qualcosa di diverso ma adatto ad una committenza.

Da considerare che se si è giovani e fighetti può essere piacevole fare ritratti o book a qualche ragazzina, può diventare un semplice do ut des, uno scambio alla pari, senza guadagnarci nulla. Certo ci sono i matrimoni, da giovani molti amici della comitiva si sposano, ti chiamano per amicizia. Però i matrimoni si fanno prevalentemente a maggio, meno a giugno e settembre, quasi poer nulla negli altri mesi. Col passare degli anni tutti gli amici si sono sposati e rimani col cerino in mano. In ogni caso ci vuole una sede su strada, con piccola sala pose.

 

© Giorgio Rossi

 

Non affronto il tema partita IVA, il mio idraulico la ha, però quando viene sfortunatamente si è dimenticato a casa il blocco delle fatture. Però dato che non  posso scaricare, se non chiedo fattura mi fa uno sconticino, cioè non mi mette in conto l’Iva, lo sappiamo tutti, succede. In questo caso meglio vari portfolio da mostrare  a seconda delle diverse esigenze, tutti con esempi concreti di quello che si è fatto.

Andiamo oltre. Il lavoro da fotografo professionista è come un bertovello, quella rete da pesca fissata a cerchi di plastica che si stringono a cono. Se si inizia a fare il fotografo di architettura difficilmente si verrà cercati per fare foto matrimoniali. Dunque una volta stabilito il genere di fotografia che si desidera praticare bisogna capire come come iniziare. Prima di tutto direi di fare una ricerca sul web. Volete fare fotografia di architettura di giardini, di natura, turismo, pesca, ecc.?

 

© Giorgio Rossi

 

Quali sono le riviste in Italia incentrate sull’argomento prescelto? Sono riviste on-line o escono in edicola su cartaceo? Per lo più quelle on-line se pagano, pagano meno. Osservando la copertina già si può a volte capire di che livello sia la rivista, la grafica ha un peso importante. Ora si deve cercare di stabilire quale potrebbe essere una rivista adatta. Per capirlo meglio è opportuno comperare qualche numero della rivista prescelta, l’edizione on-line è sempre assai diversa da quella cartacea. Allora mettiamo che abbiate qualche numero della rivista, sfogliandola si possono contare le pagine di pubblicità, sono un indice dello stato di solidità della rivista. Fatto ciò si va a dare una occhiatina al colophon, detto in modo meno colto è l’organigramma della rivista. Lì si legge da che editore viene pubblicata, chi è il direttore responsabile, il direttore editoriale, il caporedattore, i nomi di chi partecipa alla redazione, i collaboratori. Andate a confrontare questo colophon con quello di un altro numero della stessa rivista.

I collaboratori sono gli stessi? C’è tra i collaboratori fissi un fotografo? Di solito non c’è, sarebbe un assumere un dipendente in più e l’editore è restio. Fatto ciò si inizia a sfogliare con attenzione i vari numeri della rivista. Si possono per lo più distinguere  facilmente gli articoli pubbliredazionali, pagati da aziende, fungono da pubblicità. A volte sono camuffati da articoli redazionali, solo quest’ultimi sono la vera espressione della linea editoriale della testata.

Si annoti chi firma l’articolo come redattore e se è citato il fotografo che ha illustrato l’articolo. Già questo ci inizia a dare indicazioni importanti, si deve capire l’anima e la sostanza della rivista in oggetto, sempre se le ha. Da notare che moltissime riviste non seguono una grande linea, si affidano molto alle proposte di redattori e fotografi esterni. Proporre un servizio è abbastanza facile, se interessa sarà accettato. Come proporlo? Bisogna fare capire con poche parole e senza mostrare una marea di foto, che articolo si intenderebbe realizzare.

 

 

Osservando un articolo si vede in quante pagine è sviluppato e con quante fotografie è illustrato. Una scelta tra una ventina di ottime foto, per pubblicarne la metà o anche meno è un numero di fotografie idoneo da proporre, se ne mostrate 100 farete  addormentare il direttore o il caporedattore. Ovviamente nel proporre bisogna cercare qualcosa di poco pubblicato, quindi meglio fare una ricerchina sul web a proposito. Va detto che alcuni argomenti seguono il ritmo delle stagioni, vengono ripresentati ogni anno sotto forma un poco diversa. Bene considerare che quello che viene pubblicato a settembre è stato pensato anche mesi prima, anche se attualmente i tempi di programmazione di una rivista si sono accorciati. Mai proporre un articolo di turismo  su una vacanza estiva a metà luglio.

Parlare di turismo e viaggi tutto sommato è facile, in altri ambiti non è assolutamente facile parlare col caporedattore ci vuole un linguaggio e una cultura affine. Mettiamo la fotografia di architettura, non è che andate da una qualche parte a fotografare un  edificio che visivamente vi piace e poi cercate di spacciarlo per fotografia di architettura senza nemmeno sapere chi ha progettato e realizzato l’architettura in oggetto.

 

© Giorgio Rossi

 

Gabriele Basilico iniziò a dedicarsi assiduamente alla fotografia dopo la laurea in architettura al politecnico di milano ( 1973). pochi anni dopo era fidanzato, poi marito di Giovanna Calvenzi, successivamente nota editor per molte riviste tra le quali Domus. “Il fatto che io lavorassi da un fotogiornalista molto noto e molto ben organizzato, mi permetteva di trasmettere a Gabriele, che poi sarebbe diventato mio marito, tutta una serie di trucchi del mestiere”. Nel 1998 è stata direttore artistico dei Rencontres Internationales de la Photographie di Arles. Basilico dunque ebbe una corsia preferenziale, nulla toglie ovviamente alle su, e capacità.

Personalmente iniziando a dedicarmi alla fotografia ero in amicizia con studenti di architettura, li aiutavo con le mie foto a illustrare i loro esami. Ovviamente si discuteva molto di architettura. In seguito vari di loro divennero architetti, venne normale proporre a riviste le loro realizzazioni. Questi intrecci di conoscenze furono fondamentali, mi permisero di sentirmi a mio agio nel conoscere e parlare con Manfredo Tafuri, Ludovico Quaroni, Paolo Portoghesi, Costantino Dardi, Ludovico Quaroni e con direttori di riviste di architettura.

La presentazione della mia prima mostra di architettura, “trenta anni trenta” venne scritta da Giorgio Muratore a quei tempi bazzicava alla libreria di architettura Clear vicina a Facoltà di Architettura  di Valle Giulia. Ero immerso in quella che stava divenendo l’intellighenzia in campo architettonico.

 

 

Successivamente mia moglie dopo la laurea in architettura divenne architetto paesaggista, entrammo in collaborazione con l’AIAPP, Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio che allora era quasi agli esordi. Il logo Aiapp dell’associazione, un labirinto quadrato, lo disegnammo io e mia moglie. Venne in seguito molto naturale iniziare a collaborare con VilleGiardini, allora rivista top nel settore dimore, giardini, paesaggio. Entrai in contatto con vari vivai importanti, come Eurogarden che aveva realizzato giardini progettati da Pietro Porcinai uno dei massimi architetti paesaggisti italiani, come Vivai Torsanlorenzo  che curava la manutenzione degli attigui Giardini della Landriana, progettati da famosissimo paesaggista Russell Page.

Venne anche normale conoscere Renato Nicolini, allora Assessore alla Cultura del comune di Roma. Diede il patrocinio e pagò catalogo e quant’altro della mia mostra  “Ultima fermata all’Idroscalo” Alla morte dell’architetto Ridolfi mi venne proposto dall’ordine degli architetti di Barcellona di realizzare un servizio fotografico su una sua opera, scelsi Casa Lina, Alle Marmore. 

Il lavoro fu realizzato interamente in 35mm, non è indispensabile lavorare in banco ottico per fare fotografia di architettura, anche se  CasaVogue esigeva, normalmente si lavorava in medio formato, esclusivamente in diapositiva o in B/N sviluppato e stampato in proprio. Col digitale attualmente ci sono meno problemi.

 

© Giorgio Rossi

 

Collaborazioni con Comuni di cittadine anche importanti sono tutto sommato facili se si è un poco dell’ambiente, importante avere proposte interessanti. Il tutto deve essere condito da una buona dose di ricerche personali, non si può proporre acqua fritta. Indubbiamente sono stato fortunato, però mi diedi anche da fare, questi intrecci di conoscenze sono fondamentali, in ogni ambito fotografico, o si è almeno un poco dentro o si è fuori. Essendo fuori è assai normale che ci si senta intimiditi a parlare col direttore di una rivista e lui se ne accorge, la vostra sicurezza nel presentarvi è fondamentale.

La fotografia di architettura può sembrare un ambito troppo settoriale e specifico, però potrebbero commissionarvi foto di un ristorante, di un albergo, di un laboratorio artigiano, di un villaggio turistico, di un matrimonio in una chiesa barocca o medioevale, che dovete rendere almeno in qualche foto in tutto il suo splendore. Ovviamente potrete usare la vostra capacità di rendere lo spazio anche per ritratti ambientati.

 

© Giorgio Rossi

 

In varie situazioni il portfolio è del tutto inutile, però la dimostrazione di lavori realizzati può servire da volano, da biglietto da visita, per contatti con imprenditori e privati, per promuovere le loro attività magari anche in un articolo. In questi casi in cosa consiste il portfolio? È un semplice elenco di lavori con fotocopie di pagine di servizi pubblicati. Nulla di particolarmente esteticamente raffinato, inutile produrre stampe costose tratte dai file originali, fanno fede solo lavori pubblicati nei quali compaia il nome dell’autore delle fotografie.

Attualmente come ben sappiamo, il mondo dell’editoria è ancora in crisi profonda, quindi facile che propongano di lavorare del tutto gratis o quasi, ma promettendovi di scrivere il vostro nome sotto il titolo o nelle foto pubblicate. Questo vale in Italia, si potrebbe lavorare meglio per riviste straniere, ma ovviamente non è facile.

È indispensabile cercare di capire se il gioco valga la candela, in ogni caso impegnarsi ad elaborare un portfolio dove si metteranno solo sogni e buone intenzioni è per me una perdita di tempo. Quantomeno è meglio impiegare il proprio tempo per cercare di capire se vi possano essere concrete possibilità lavorative e se potreste avere proposte interessanti.

 

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

 

 

 


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