Fotografia: Henry Cartier-Bresson a Scanno… Perché? E perché a Matera? 

Turn, turn,  turn  (per ogni cosa c’è una stagione)!

Il testo e il sottotitolo del brano si rifanno in maniera aderente ai versetti contenuti in Ecclesiaste, 3,1-8 :

 

To everything (turn, turn, turn)

There is a season (turn, turn, turn) And a time for every purpose, under heaven…

…A time to cast away stones, a time to gather stones together…

A time to gain, a time to lose, A time to rend, a time to sew

A time to love, a time to hate A time of war, a time of peace, I swear it’s not too late.

 

Qui in una meravigliosa versione di Judy Collins e Pete Seeger. Il tempo è circolare, la storia si ripete, non impariamo mai nulla dalla storia.

La biblioteca di Alessandria d’Egitto fu uno dei più grandi centri di studio e di conoscenza dell’antichità. La biblioteca era famosa per la sua vasta collezione di libri e manoscritti, che coprivano una ampia varietà di argomenti, dalla filosofia alla scienza, alla storia, alla poesia e alla letteratura.

Fondata da Tolomeo I Sotere, sovrano d’Egitto, nella città di Alessandria, fu ampliata dal figlio Tolomeo II Filadelfo agli inizi del III secolo a.C. Ambizione del progetto era radunare nella biblioteca tutte le opere scritte dall’umanità sino ad allora. Si ritiene che, al tempo di Filadelfo, i rotoli conservati fossero tra i 490 000 e i 700 000. Quando lo spazio non fu più sufficiente, venne costruita una seconda struttura, la Biblioteca del Serapeo.

Spesso in guerre viene distrutta anche la cultura, altre volte avviene per calamità. Ovviamente secoli dopo con l’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg i volumi stampati crebbero e si diffusero enormemente. Tanto più ora che è in voga il self publishing.

Insomma è diventata una torre di Babele. Libri senza alcun valore si trovano facilmente, se possono essere venduti vengono pubblicati. Notizie se ne possono trovare moltissime sul web ma a volte è una sorta di caccia al tesoro il trovare una fonte attendibile. Per lo più si va di copia/incolla, così una notizia fantasiosa  o incompleta si ritrova millanta volte, diventa l’unica verità.

 

 

Chi si interessa di fotografia non può non avere sentito nominare Scanno, in Abruzzo, Il “borgo dei fotografi” come si legge su una lapide marmorea intitolata ai grandi Maestri della fotografia come Cartier–Bresson e Giacomelli che hanno immortalato Scanno. Forse erano a corto di marmo, si sarebbe potuto aggiungere qualche nome. Ho trovato a proposito notizie ripetute sempre, uguali, tuttavia vagando per il web sono riuscito più o meno a trovare o a volte ipotizzare quello che mi interessava sapere.

Perché, quando, come Henry Cartier–Bresson andò a Scanno?

 

Henry Cartier-Bresson.

 

Il come credo sia stato tutto sommato “facile”, già nel 1888 era stata completata la tratta ferroviaria Roma- Sulmona – Pescara, quindi probabilmente HCB arrivò a Sulmona da Roma, poi proseguì in corriera o torpedone sino a Scanno. Perché?

Sappiamo che Cartier-Bresson fondò la Magnum nel 1947 insieme a vari amici fotografi. Tuttavia andando a vedere sul sito della Magnum ho trovato scarsissime tracce delle fotografie che scattò a Scanno. Non le ho trovate nemmeno pubblicate come servizio in riviste. Sono quindi propenso a credere che le abbia scattate nel corso di un soggiorno per turismo.

 

Henry Cartier-Bresson

 

Del resto il turismo aveva iniziato a svilupparsi a Scanno a partire dagli inizi del 1900. Il primo vero albergo, il “Pace”, tutt’ora attivo, fu inaugurato nel 1906.

HCB era già noto come fotografo. Probabilmente venne invitato a fotografare Scanno nel 1951 da Francesco di Rienzo (19/7/1864-4/3/1956), noto come “don Ciccio” uno dei più grandi proprietari e armamentari di Scanno del secolo scorso. Chi fosse interessato a sapere qualcosa di più della storia antica può trovare un ampio resoconto su Wikipiedia.

La storia più recente del Comune di Scanno e della famiglia di Rienzo sino a dopo la  seconda guerra mondiale  si può trovare in un articolo pubblicato da La Piazza, il giornale di Scanno.

 

 

“Uno degli ultimi contributi di Francesco di Rienzo per il bene del paese fu nell’ultimo dopoguerra la ricostruzione  corso distrutto dal passaggio dei cingolati tedeschi durante la loro ritirata nel ‘’44 e la ripiantumazione degli alberi abbattuti dai soldati lungo il viale del lago. Purtroppo i tedeschi nella loro fuga si portarono via tutte le greggi, unico patrimonio economico di Scanno, tagliando bruscamente ogni prospettiva futura per l’atavico settore agropastorale scannese.

Nel dopoguerra la pastorizia riprese soprattutto grazie ad aziende forestiere che continuarono ad affittare i nostri ricchi pascoli, mentre molti scannesi intraprendenti si buttarono a capofitto sulla nuova industria: quella del turismo.  Palazzo di Rienzo ebbe come ospiti i più illustri personaggi del suo tempo transitati a Scanno: nobili, principesse, alti prelati clericali e politici. Il suo salotto fu frequentato da scrittori, poeti, artisti vari, studiosi e storici con cui arricchì le sue già vaste conoscenze della nostra storia locale.”

La nuova economia di Scanno portò a costruire nuovi “palazzi”, alberghi e ristoranti, con il boom economico il turismo divenne uno dei maggiori introiti del paese, insieme alla lavorazione dei prodotti derivati dagli armenti.

 

 

La fotografia non fu un caso a Scanno. Il primissimo fotografo che la documentò fu Pietro di Rienzo, nato a Scanno nel 1867. Fotografo dilettante, tra il finire del XIX e l’inizio del XX secolo documentò i primi effetti del mutamento delle comunità della Valle del Sagittario in generale e di Scanno in particolare sotto la pressione dell’industrializzazione.

Successivamente molti fotografi tra i quali Luciano Morpurgo (1910), Aurelio Monteverde (1926), realizzarono fotografie documentative di scanno che attualmente appartengono all’archivio Alinari, se ne può trovare una raccolta sulla pagina FB dell’Accademia dei Gelati di Scanno.

 

Maurits Cornelis Escher

 

In seguito Maurits Cornelis Escher durante un viaggio dal 12 maggio al 10 giugno 1929 trasse, da un vicolo con  scalette di Scanno, un preciso spunto per realizzare una meravigliosa incisione. Quest’opera si inserisce all’interno di una serie eseguita sui paesaggi d’Abruzzo.

Lo stesso Escher dichiarò di essere stato ammaliato dai paesi abruzzesi e del sud Italia, trovandoli estremamente più interessanti dal punto di visita architetturale e paesaggistico rispetto a quelli della Svizzera e del Belgio.

 

Hilde Lotz-Bauer. Ritratto

 

Recentemente sono stati dedicati approfonditi studi alla figura di Hilde Lotz-Bauer in mostra al Museo di Roma in Trastevere dal 17 gennaio al 5 maggio 2024 dal 1935-1938 effettuò campagne fotografiche a Scanno, inizialmente con la fotografa Helga Fietz fu una documentazione per storici dell’arte alla Bibliotheca Hertziana di Roma. Da questa enorme serie di scatti è stato tratto “Orme di Donna”.

Una documentazione che forse può sembrare troppo precisa, mancante di poesia, troppo etno-antropoligica, ma testimonia la vicinanza mentale dell’autrice alle donne che abitavano e vivevano le vie di Scanno quotidianamente, come se fosse una sorta di città delle donne, mentre gli uomini durante la giornata lavoravano fuori.

 

Hilde Bauer-Lotz

 

Ancora anni dopo, come detto nel 1951, venne a fotografare Scanno Henry Cartier-Bresson. Della sua permanenza nella cittadina non ho trovato molto di  puntualmente documentato. È reperibile in rete un breve filmato, uno slideshow di 30 fotografie con solo un commento sonoro.

Tuttavia, come mi testimonia l’amico Edmondo Di Loreto che conosce benissimo la situazione in loco, molte fotografie di HCB, anche storiche, appartengono ora all’Archivio Di Rienzo, altre sono in mano a collezionisti tra i quali la famiglia Del Fattore.  Non si può parlare di quegli scatti come di scatti di documentazione vera e propria, benché in effetti documentino la città in quell’anno, ma questo accade più che normalmente con qualsiasi foto che abbia varcato la soglia di molteplici anni dal momento dello scatto. C’è poco di organico, di veramente progettuale, sono scatti di un turista eccezionale, che riprende al volo  bozzetti di vita quotidiana.

Molto interessante il grafico dei censimenti della popolazione residente a Scanno. Dal 1911 sino al 1951 si contano circa 4000 anime… poi inizia una curva di discesa, sino ad arrivare ai circa 1700 resideenti del censimento del 2021. Dall’inizio del ‘900 sino agli scatti di HCB praticamente poco deve essere cambiato, la cittadina era in un certo senso autosufficiente, una sorta di isola serena, poi arrivò il progresso.

 

 

Verso la fine del 1951 Cartier-Bresson andò a fotografare a Matera. Fu un incarico diretto ricevuto dall’UNRRA. L’United Nations Relief and Rehabilitation Administration (UNRRA) era un’organizzazione internazionale con sede a Washington, istituita il 9 novembre 1943 per assistere economicamente e civilmente i Paesi usciti gravemente danneggiati dalla seconda guerra mondiale, entrata a far parte delle Nazioni Unite nel 1945, e sciolta il 3 dicembre 1947. Tuttavia proseguì con l’UNRRA-CASAS (Comitato Amministrativo Soccorso Ai Senzatetto), per la ricostruzione di case a favore dei senzatetto.

Il comitato UNRRA-CASAS era presieduto dal Ministro per i lavori pubblici e in seno a esso, in forza del DPCM del 19/12/1947, furono istituite due giunte. La prima giunta era incaricata dell’esecuzione delle operazioni edilizie promosse dal comitato stesso ed era presieduta dal presidente del CNR. Di essa fu chiamato a far parte G. Nazdo, funzionario statunitense esperto in materia edilizia già membro della missione UNRRA in Italia, poi assorbito dalla missione ECA. Nel 1950 fu chiamato a far parte della prima giunta anche Adriano Olivetti, membro del consiglio direttivo dell’INU (Istituto Nazionale di Urbanistica) dal 1948, finanziatore della rivista “Urbanistica” dal 1949 e presidente dell’INU dal 16 giugno 1950.

 

Henry Cartier-Bresson

 

Di questo profondo e stupendo lavoro professionale si trova documentazione su una pagina nel sito della Magnum. “La Fondazione possiede 26 fotografie che non solo occupano un posto significativo nel panorama fotografico lucano del Novecento, ma sono immagini scattate da Cartier-Bresson nel 1951-52 e nel 1972-73, due fasi cruciali della storia del Novecento lucano” 26 foto stupende, ma  penso molto meno conosciute di quelle di Scanno.

“Per dare un senso al mondo—scrive l’inimitabile fotografo francese—bisogna sentirsi coinvolti in ciò che si inquadra nel mirino, tale atteggiamento richiede concentrazione, disciplina mentale e sensibilità. Per me la macchina fotografica è come un block notes, uno strumento a supporto dell’intuito e della spontaneità…” quale sia la situazione attuale a Matera nelle zone fotografate da Bresson è spiegato in un interessante articolo.

Tuttavia voglio tenermi lontano da ogni possibile approccio politico.

Mi chiedo solo se le foto di Scanno debbano la loro notorietà anche a un ben orchestrato business turistico. Sta di fatto che né di Scanno né probabilmente di Matera abbiamo una organica  completezza del lavoro fotografico svolto da HCB.

 

Henry Cartier-Bresson

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

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