Fotografia: folk revival e ricerca etno-antropologica, con un omaggio a Giovanna Marini

Dei nessi tra Fotografia e Musica ho parlato in un precedente articolo, a proposito di musicisti fotografi e viceversa.

Torno sull’argomento ma da un punto di vista diverso. Giovedì 9 maggio 2024 ore 7. Accendo il PC e tra le notizie mi compare quella della morte di Giovanna Marini, il 3 aprile 2017 il suoi 80 anni suonati erano stati festeggiati con un concerto all’Auditorium Parco della musica di Roma.

La mia mente inizia ad andare indietro nel tempo, riavvolgendo la pellicola, tra mille flashback. Inizio da questo. Concerto del Primo maggio a Piazza San Giovanni, Roma. Sul palco Francesco de Gregori e Giovanna Marini suonano e cantano insieme “Generale” e, in chiave quasi rock, “Saluteremo il signor padrone”.

Mi commuovo sin quasi alle lacrime, allo stesso tempo mi monta la rabbia. Ma dove caxxo siamo andati a finire in 20 anni! Nel 2002 Francesco e Giovanna avevano inciso insieme “il fischio del vapore” un CD di canzoni popolari e altre scritte da cantautori come Gualtiero Bertelli, del quale interpretarono “Nina ti te ricordi

L’avevamo suonata molti anni prima all’Armellini, Chiara Scalesse, Piero Poletti, Vincenzo Castella ( sì il fotografo) e io. I miei pensieri scorrono ancora all’indietro, all’estate del 1982 in Bretagna, al Festival Interceltico di Lorient, svoltosi dal 6 al 15 agosto. Ci andai per fare un reportage sul festival e sulla Bretagna.

In quell’occasione ebbi modo di conoscere discografici  di musica bretone e persone dell’entourage di Alan Stivell. Era da poco uscito “Terre des Vivants” nel quale mescolava sapientemente le tradizioni musicali  di altri Paesi con la sua, l’arpa celtica a strumenti elettrici e a istanze rock. Come del resto aveva fatto Bob Dylan anni prima, nel 1965 con “Bringing It All Back Home“, primo episodio, della trilogia elettrica che cambiò il rock e la musica folk. Venendo ferocemente criticato dai puristi, così come poi venne criticato Alan Stivell.

In America, in Europa a partire da circa il 1965 crebbe l’onda del folk (e del blues) revival,  diffondendosi ovunque, contaminando generi diversi, suoni africani ed orientali, sino alla  fine degli anni ‘80. Sulla Treccani potete leggere un approfondito contributo tratto da Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco.

Gli anglofoni distinguono tra un primo folk revival, iniziato tra  la fine dell’ottocento e la prima parte del ‘900. Non si trattò solo di musica. In quegli anni si stava diffondendo la fotografia.

 

John Thomson e Adolph Smith.

 

Negli stessi anni nacque in Inghilterra la fotografia documentaria con l’intento di riprodurre oggettivamente la società attraverso la cronaca per immagini della realtà quotidiana.

Nel 1877 John Thomson, fotografo, e Adolph Smith documentarono i quartieri più poveri della città tra le pagine del volume Street life in London.

Il libro ebbe un gran successo, anche grazie resa delle fotografie, stampate con la tecnica della woodburytipia.

 

John Thomson e Adolph Smith.

 

Da più parti ho letto che Thomson viene attualmente considerato il primo street photographer. Mi sembra riduttivo, preferisco considerare la sua opera agli albori della fotografia etnologica e sociale.

Del resto viaggiò moltissimo, fu membro della Royal Ethnological Society di Londra e della Royal Geographical Society.

L’interesse per culture lontane è sempre esistito, sin dalle prime civiltà della storia, il mezzo che si stava rapidamente diffondendo permise di aggiungere al racconto anche testimonianze fotografiche.

 

 

 

Il museo delle Arti e Tradizioni Popolari, allora Regio Museo Preistorico ed Etnografico, fu inaugurato il 14 marzo 1876.

La necessità di raccogliere e tutelare i documenti etnografici italiani in un’apposita sede era avvertita da Luigi Pigorini come dimostra una relazione inviata nel 1881 al Ministero della Pubblica Istruzione.

 

Luigi Pigorini. Palazzo delle Scienze. Esterno, museo (1950-1960)

 

Richiedeva spazi per allestire una nuova sezione del Museo che avrebbe dovuto “comprendere ciò che hanno tuttora di speciale le nostre popolazioni campagnole nelle industrie, negli utensili ed ornamenti, nelle fogge degli abiti”, la sua richiesta non venne accolta.

 

 

Nel 1891 Pellegrino Artusi pubblicò “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene

Uno dei ricettari di maggior successo, rappresenta un capolavoro ed un manifesto della cucina italiana e del servire a tavola. L’opera è considerata importante anche per la diffusione della lingua italiana sul territorio nazionale; “scritto in una lingua fluida, elegante e armoniosa, il libro del gastronomo romagnolo divenne familiare a generazioni di italiani e soprattutto di italiane, fu uno straordinario esempio di opera dinamica e aperta, che cresce come raccolta comunitaria e condivisa, col pubblico che attivamente partecipa, suggerisce, critica.

Senza averne la piena consapevolezza Artusi fu un ricercatore di enorme importanza. L’interesse nelle ricerche etnografiche riprese nel ventennio fascista.

 

Pellegrino Artusi. Lapide.

 

Nel 1905 Lamberto Loria, si rese conto della necessità di compiere ricerche anche in Italia, per documentare quella cultura agro-pastorale che, già agli inizi del 1900, stava subendo profonde modifiche.

Loria si proponeva di raccogliere documenti e manufatti popolari italiani e di promuovere lo studio del folklore: una ricerca, quella sugli usi e i costumi popolari, a suo avviso di alto valore civile, che avrebbe potuto contribuire a far conoscere gli Italiani agli Italiani, rafforzando in tal modo il pensiero e il sentimento nazionali.”

L’idea di rafforzare l’identità italiana piacque al governo. Il 1911 è l’anno del giubileo laico, la festa con cui si volevano celebrare i progressi fatti dalla nazione negli ultimi cinquant’anni attraverso l’Esposizione Internazionale (EUR). Asse portante dell’intera esposizione era una sorta di viaggio attraverso l’Italia realizzato con quattordici padiglioni regionali, edifici che riproducevano gli elementi dei modelli classici di maggiore bellezza della regione di rappresentanza.

Forse è un poco capzioso distinguere tra un primo e un secondo Folk Revival. Quello per altre società e civiltà è un interesse che continua tutt’oggi, a corrente alternata. Marco Polo andò in Cina, oggi sono i cinesi a venire da noi.

 

 

In fondo i fotografi della Farm Security Administration, intorno al 1937, lavorarono in una direzione fortemente voluta politicamente. Come scrive Vittore Buzzi in due puntate di un interessantissimo articolo, la componente di propaganda, anche se limitata, aleggia su tutto il catalogo della FSA.

Alcuni anni dopo la fine degli eventi bellici  in Italia Ernesto De Martino (Napoli, 1º dicembre 1908 – Roma, 9 maggio 1965) gettò le basi della ricerca atropologica ed etnografica come scienza.

Innovativo nelle sue ricerche fu l’approccio multidisciplinare, che lo portò a costituire un’équipe di ricerca etnografica. “La terra del rimorso” è la sintesi delle sue ricerche sul campo (il Salento) affiancato dallo psichiatra, Giovanni Jervis, dalla psicologa L. Jervis-Comba, dall’antropologa culturale Amalia Signorelli, dall’ etnomusicologo Diego Carpitella, dalla consulenza del medico S. Bettini e dal fotografo Franco Pinna.

 

© Franco Pinna. Donne a Stigliano (1952)

 

Di Franco Pinna, nello studio del fenomeno del tarantismo, vennero utilizzati filmati girati tra Copertino, Nardò e Galatina. Con  la consulenza di De Martino questo filmato sul tarantismo realizzato da Diego Carpitella nel 1959, con commento di Salvatore Quasimodo, è di una intensità e poesia davvero coinvolgenti.

 

 

Studiosi, ricercatori, operatori e musicisti in quegli anni erano influenzati dalla lettura delle Osservazioni sul folklore di Antonio Gramsci, pubblicate nel 1950, in cui alla cultura delle classi subalterne sono attribuite concezioni del mondo autonome e antagoniste rispetto alla cultura dominante. L’idea di un folklore di per sé “contestativo” permea fortemente il folk revival italiano, che inizialmente condivide con la canzone sociale e politica i luoghi di elaborazione e proposta.

Con tutta probabilità Alan Lomax dall’altra parte dell’oceano aveva una concezione simile.

Tra il 1933 e il 1942 aveva lavorato col padre per registrare i canti dei lavoratori nei campi di cotone, i blues del delta del Mississippi e le ballate dei penitenziari. Arrivò in Italia, nel 1954, per condurre  insieme a Diego Carpitella una ricerca di un anno lungo tutta la penisola. Nel dicembre del 1954 Lomax e Carpitella arrivarono in Abruzzo, registrando 62 tracce tra il 3 dicembre e il 7 dicembre, fermandosi a Rocca di Mezzo, Aielli, Scanno, Caldari, Vasto, Pescocostanzo, S.Stefano di Sessanio e Castel del Monte.

Diego Carpitella, sosteneva che  la carica “contestatrice” del folklore musicale, sopratutto in ambito pastorale e rurale non era insita nei testi verbali, ma nelle modalità profonde di trattamento del suono e di espressività del corpo. In effetti certe modalità in ambito di feste o riti, poi diventati religiosi, traevano origine da riti pagani preesistenti quindi hanno poco a che vedere con lotte di classe, come le intendiamo attualmente.

Le manifestazioni popolari hanno sempre destato e tutt’ora destano interesse e curiosità. Forse al di là di ogni approfondimento antropologico, scientifico o politico, continua tutt’oggi la ricerca del “buon selvaggio”. La ricerca, di una semplicità dei modi, e quel comportamento innocente, che era diffuso nei selvaggi  prima che venissero corrotti dai nostri commerci.

 

William Fox Talbot

 

Ditemi chi di voi non ha cercato una trattoria o osteria di paese, una fraschetta in campagna, dove per pochi euro si mangiano cose genuine e saporite! Ditemi chi non rimpiange i tempi passati, chi non ha visto con piacere fotografie di XXXX… capitale, capoluogo, paesino, com’era.

Ha ancora senso cercare antiche tradizioni popolari? Può averlo, tuttavia mi sembra che oggi più che cercare si voglia trovare. Ho visto un collegamento video, preparatorio di un W-S da realizzare a Scanno. Una delle partecipanti chiedeva: “sarà possibile fotografare ragazze del luogo in abiti tradizionali? Sarà possibile che portino sulla testa una teglia di pani come nella fotografia di HCB?” L’organizzatore rispondeva che avrebbe chiesto, che probabilmente sarebbe stato possibile ( immagino a pagamento). Vi pare normale che a 70anni di distanza si cerchi ancora di ripercorrere fotograficamente i passi di HCB? Magari fotografare la Scanno di oggi potrebbe essere assai più interessante.

Tuttavia di ricercatori ce ne sono ancora, per esempio Pino Pontuali attivo soprattutto nel alto Lazio, Umbria e Marche, in questo video è a Preci, con lui suona il giovane Moreno, a testimoniare che anche nei giovani l’interesse per questa musica è ancora vivo.

Li Sandandonijre” a Penne Sant’Andrea, in Abruzzo, continuano a girare per case contadine per i rituali di questua  nel giorno di Sant’Antonio Abate. Fanno anche concerti all’estero, dove la comunità abruzzese è spesso vivissima. Che musica oggi può essere travolgente e sensuale come la pizzica salentina?

 

 

Ci vengono anche dalla Tedeschia per vederla suonare e ballare. È un male? No perché è musica ancora viva. Se ancora oggi vengono realizzati gli organetti Castagneri e i meravigliosi Ruggieri vuol dire che molti li suonano, se ci sono artigiani come Fabrizio Fazio che producono tamburi a cornice e tamorre, c’è  chi li compera.

Se in Romagna ci sono molti gruppi che suonano nelle balere o in feste estive, vuol dire che l’amore per ballare il liscio è ancora vivo. “Oggi c’è la convinzione generale che i balli tipici, i balli folkloristici romagnoli siano da sempre il valzer, la mazurka e la polka. Invece ben altri erano i balli etnici nella Romagna dell’800

Intorno a tutto ciò se ne possono fare di ricerche! Ma si possono fare anche in famiglia o visitando vicini di casa alla ricerca di ricette che vengono ancora tramandate da nonna a nipote, altrimenti se continua così fettuccine, cappelletti  la piadine, sagne a tacconi, pizzoccheri, ecc li compreremo solo al supermercato.

Insomma, come cantava Guccini  “E tu ricerchi là le tue radici Se vuoi capire l’anima che hai”

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

 

 

 

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