Uno bravo assai posta una foto su Facebook, dopo un poco iniziano a piovere like, cuoricini woow e quant’altro. Al che quell’uno bravo assai azzarda: “oh se uno di quelli a cui piace la vuole gliela vendo al solo costo stampa e spedizione, non ci voglio guadagnare!” …Paff, tutti spariti, stanno già polliciando e cuorando un altro bravo assai.

La funzione della fotografia, al di là dell’essere un piacevole atto individuale, è di essere anche bene comune, strumento di narrazione identitaria, memoria collettiva e documentazione sociale. Attualmente la funzione della fotografia viene esercitata collegialmente su Facebook. Ognuno ci mette il suo avatar, comprensivo di autoritratto con fotocamera allo specchio. C’è ancora chi si lamenta che solo la fotografia analogica è consapevolezza del sé, che i fotografi scattini digitali sono solo dei compulsivi.

Di fatto più passano gli anni meno fotografie si stampano. Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, chi ha esposto ha esposto, è stato bellissimo, ora in memoria dei suoi successi ha la casa invasa da cornici e stampe. L’ultimo stadio del processo fotografico e creativo pare essere unicamente il finire in cornice, appeso a un muro, come in quadro.

Ricordo che in era pre-web un modo a volte piacevole di condividere le fotografie era una proiezione di diapositive da effettuarsi regolarmente una volta finite le vacanze estive, organizzando una cenetta tra amici. Oggi capita che qualcuno rovistando tra anticaglie fotografiche ritrovate in cantina scopra uno scatolo con filo per collegarlo alla rete elettrica e obiettivo. Ebbene sì è il mitico oggetto che veniva utilizzato per proiettare diapositive su un muro.

 

Giradischi portatile Irradio Irradiette (creato da Mario Bellini)

 

Gli anni ‘60 -‘80 furono l’epoca dei mangiaqualcosa, oggetti tecnologici derivati dall’unione tra elettronica e meccanica. C’era il mangiadischi, aggeggio studiato per mangiare dischi a 45 giri. C’era il mangiacassette, capace di ingoiare chilometri di nastro magnetico della musicassetta più amata, avvolti intorno al capstan.

Diedero impulso all’aumento di vendita delle biro Bic, utilissime per riavvolgere il nastro, se ne erano usciti 1-2 metri al massimo. Altrimenti, se in viaggio in autostrada, meglio estrarlo tutto e lanciarlo dal finestrino dell’auto. Sarebbe andato a decorare qualche guardrail.

 

Kodak Ektapro

 

Anche il diaproiettore ogni tanto si mangiava una diapositiva. Se si inceppava bisognava immediatamente spegnerlo, prima che il calore della lampada facesse sciogliere la pellicola della diapositiva. Enorme vantaggio della proiezione dia ‘post cenam’ era che l’ospite, spaparanzato sul divano nel buio dell’improvvisata sala da proiezione poteva appisolarsi. L’amico fotografo in piedi alle sue spalle, in veste di macchinista/raccontatore, non se ne sarebbe mai accorto. Mediamente i diaproiettori erano di bassa qualità ed ottica economica.

In ambito lezioni universitarie veniva usato il Kodak Carousel, di qualità eccellente, volto di un’epoca a tal punto da essere esposto al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, di Milano (MI). Gli assistenti maschi del magnifico prof-barone universitario erano addetti alla realizzazione di schemi e scritte su pellicola diapositiva, le femmine a volte potevano avere altre mansioni.

 

 

La Polaroid produsse anche una pellicola diapositiva istantanea formato 35mm, apposita per scritte e schemi, e una sviluppatrice automatica per sviluppare il rullino in pochi minuti. Tutto ciò fu soppiantato intorno a fine anni ‘80 primi anni ‘90 da videoproiettori e slides realizzate al PC con PowerPoint 1.0 nell’aprile 1987.

Con PowerPoint si possono realizzare in modo assai semplice ed intuitivo anche complessi slide show salvandoli in MP4. Però è un uso molto riduttivo degli slide show. Con il Kodak Carousel anzi con molti Kodak Carousel sincronizzati si potevano ottenere slide show allo stato dell’arte per creatività e per qualità visiva della proiezione. Le vidi alcune davvero impressionanti, immaginate 8 e più proiettori Carousel sincronizzati tra di loro, disposti a collimazione in modo di proiettare un unica immagine di qualità eccellente, una sorta di mosaico perfetto di 8 o più diapositive.

Sempre mediante impulsi sincro era possibile proiettare altre immagini in continuo movimento, ognuna derivante da una o più diapositive. Una diaproiezione del genere aveva enormi costi di realizzazione, sia per i proiettori che per sincronizzatori.

 

Datacon SmartPax

 

La centralina SmartPax, prodotta da Dataton alla fine degli anni Ottanta, permetteva di sincronizzare fino a quattro proiettori per diapositive. 64 centraline potevano essere collegate a catena per gestire fino ad un massimo di 256 proiettori. Inoltre servivano banchi di collocazione dei proiettori assai robusti per resistere alle vibrazini indotte dal cambio diapositiva, Erano necessari miriadi di duplicati di diapositive.

Le dia proiettate erano dei duplicati fatti con pellicole Kodak e Fuji Slide Duplicating, acquistate in bobine. La duplicazione serviva per preservare gli originali dalle alte temperature delle lampade dei proiettori, per correggere qualche dia o per creare effetti particolari.

 

Registratore a cassette Philips EL3302

 

Occorreva anche riprodurre una buona colonna sonora, l’amplificazione era indispensabile anche per coprire i rumori di fondo del cambio diapositiva. Ovviamene erano necessari sponsor importanti. Ho trovato a proposito un interessante articolo. Bastava un niente, un piccolissimo errore meccanico per sfalsare tutta la proiezione. L’avventurosa stagione dei diaproiettori è finita ormai da anni, soppiantata dalla multivisione digitale.

Tutto ciò ebbe anche interessanti risvolti artistici, per esempio col film Koyaanisqatsi lanciato del 1982 e diretto da Godfrey Reggio. Il film non ha trama né dialogo, è una sorta di collage di vari filmati realizzati in time-lapse. Si ottiene scattando foto a intervalli regolari, poi unite in sequenza, insomma è un enorme slide show.

Quello che mi sembra assurdo è che tutta questa possibile tecnologia, sia attualmente molto sottoutilizzata dai fotografi. A volte realizzano brevi slide show direttamente su Facebook, sono i famosi reel che vanno tanto di moda. Anche su Instagram si possono realizzare video in pochi minuti, così pure con Google Slides. Accedendo a slides.google.com, si inseriscono immagini tratte dal nostro PC si aggiungono le transizioni tra le dia, si clicca su “Presenta” e si avvia lo slide show a schermo intero.

Esistono anche numerosissimi software a volte gratuiti altre volte a pagamento per realizzare slide show. Uno vale l’altro, tutti in genere possono implementare dissolvenze ed effetti veramente raccapriccianti quanto a cattivo gusto. Iniziato nel 1992, continuato per 29 anni un interessante festival di fotografia ed arti multimediali è stato “Dia Sotto le Stelle”. Credo sia stato l’unico festival ad elevare ad arte e premiare delle proiezioni di diapositive.

 

Dia Sotto le Stelle. Busto Arsizio (VA)

 

Secondo me le attuali tecnologie, fotografia digitale ed analogica scansionata, AI, morphing, fotomontaggi, spezzoni video, “smartphone art” o “mobile art” e quant’altro, dovrebbero tutte convergere nella realizzazione di un lavoro artistico. Oggi come oggi trovo limitativo pensare ad un arte fotografica intesa come fare stampare da un qualcuno uno scatto e poi esporlo appeso a un muro come fosse un quadro. Altrettanto limitativo è farsi stampare una fanzina o un libro fotografico da un service on-line. Possibile mai che attualmente per fare il fotografo artista sia sufficiente avere qualche idea e schiacciare il pulsante demandando l’editing ad un esperto, la stampa a un tecnico, la curatela dell’esposizione ad un altro esperto?

È un peccato oggi, scattando in digitale con l’idea della proiezione in dissolvenza ed utilizzando i programmi adatti tutto sarebbe relativamente più facile. L’anello debole della catena è per lo più il videoproiettore, la cui qualità, per essere all’altezza di una proiezione di diapositive analogiche richiede costi molto elevati. Tanto per fare un esempio il Sony VPL-GTZ380 Laserprojector costa 78.540,00 €.

 

Sony VPL-GTZ380

 

Allora che fare? Rinunciare e delegare un possibile complemento di una esposizione, o la diffusione dei nostri lavori su Facebook, su Instagram, su un canale personale di Youtube a semplicissimi slideshow prodotti in modo automatico? Per una esposizione personale può esserepiù che sufficiente una buona TV schermo 120 pollici, fanno circa 2,60 m di larghezza, i prezzi sono abbordabili, eventualmente si può noleggiare. Però il problema secondo me è la realizzazione di uno slide show piacevole. Penso possa essere divertente realizzarlo personalmente, è anche propedeutico all’apprendere come costruire uno storytelling.

Eviterei di utilizzare software per slideshow, meglio usare un programma di videoediting. Personalmente per realizzare il brevissimo slideshow “La Cosa” ho usato OpenShot è gratuito e interpiattaforma, consente innumerevoli effetti e possibilità, io l’ho usato in modo minimale, preparando ogni singola fotografia con Gimp. Ho un poco esagerato col tempo di visualizzazione di ogni singola foto. Ci tornerò su con calma, tanto si può salvare ogni progetto e riaprirlo per modificarlo.

 

Movavi Openshot

 

Il tempo di visualizzazione ottimale per una foto in uno slideshow oscilla solitamente tra 3 e 5 secondi. È una durata sufficiente a permettere allo spettatore di apprezzare l’immagine senza annoiarsi. La durata standard predefinita in molti software è spesso di 10 secondi. Morale? Per uno slideshow anche di pochi minuti servono moltissime fotografie, quindi perfetto per i fotografi nativi digitali dallo scatto compulsivo. Evitiamo di allungare il brodo con dissolvenze tipo foto che vola, si gira su se stessa e finalmente plana sullo schermo, sono orrende e lunghissime.

Certo è più complicato rispetto a un banale programma per slideshow, meno immediato da utilizzare, però consente di avere innumerevoli timeline, ( tracce temporali) a disposizione. Così se sistemate le singole immagini su due o più diverse tracce potete regolare con precisione il tempo e l’eventuale effetto di dissolvenza tra una foto e un altra. Potrete inoltre mettere su due tracce la colonna sonora, regolando l’effetto stereo, disporre su un altra traccia rumori ambiente aggiunti, su un altra ancora un eventuale commento in voce. È possibile regolare il volume, traccia per traccia, in qualsiasi punto della timeline. In sostanze è un programma utilizzabile in modo molto creativo ma anche in modo assai semplice ove lo scopo sia più documentativo che artistico.

A proposito di colonna sonora, bisogna tener conto che se lo slide show verrà diffuso pubblicamente è vietato usare composizioni protette da copyright. Potrebbe essere divertente coinvolgere un parente capace di improvvisare in modo piacevole su un qualche strumento.
Un eventuale commento in voce può venir registrato per niente male con un qualsiasi smartphone. Poi per eliminare il rumore di fondo, migliorare il sonoro e tagliare il non necessario, si può utilizzare Audacity.

È un ottimo programma opensource, interpiattaforma e gratuito. Nulla di veramente professionale dunque per i software ma si possono raggiungere livelli di qualità professionale, se ha uno scopo questa distinzione, ed è tutto gratuito e sperimentabile per divertirsi.

Sì perché lo scopo principale è sperimentare divertendosi, certo ci vuole impegno ma serve a tenersi lontani da software e modalità di realizzazione preconfezionate e banali.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

 

 


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1 COMMENT

  1. Gli slideshow sono stati grandi protagonisti per molto tempo, ora non riesco a ricordare il nome ma ce n’era uno basato sul web che era ottimo…mi tornerà in mente…
    Ma purtroppo oggi viene tutto fatto frettolosamente e a foto singole…

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