Fotografia e Ispirazione

Sabato14 agosto 2021 ore 7:14 l’articolo deve essere pronto per questa sera, meglio questo pomeriggio. Il sole già inizia a picchiare anche se l’aria è ancora piacevolmente frescolina. Mancano pochi minuti e i primi raggi scavalcheranno la collina di fronte sulla quale troneggiano i ruderi della Rocca di Maiolo. Presto ogni oggetto sullla superficie del tavolo proietterà ombre lunghissime, nette come la lama di un coltello.

 

© Giorgio Rossi

 

Sono quei pochi minuti che mi piacciono molto per scattare in casa quella serie di fotografie che inseguo da anni, la mia “Piccola Fotografia Domestica”. Sono qui in mutande e maglietta davanti allo schermo del portatile. Ripenso ad un Indro Montanelli, in giacca, camicia bianca e cravatta, davanti alla sua Lettera 32. Mi rollo un drumino, fanc. alla mitologia del giornalista inappuntabile, sempre sul pezzo. Non so cosa scrivere, davvero non lo so. Ripenso a quel 23 febbraio 2019 quando comparve timidamente sulle pagine liquide di Sensei il mio primo articoletto sulla Pentax SPF (15.8k visualizzazioni).

Domenica dopo domenica, articolo dopo articolo sono passati in un soffio questi anni, improvvisamente mi sento vecchio e vuoto, non ho pensieri sbilenchi sulla fotografia da buttare giù, come vengono vengono o quasi, cliccando lettere sulla tastiera. Mio Dio che figura quando un qualcuno andrà tra due anni a ritrovare l’articolo che sto scrivendo e scoprirà che in questo articolo non c’è scritto assolutamente nulla di interessante.

Ripenso a quando in anni lontani, arrivando al tavolo della mia scrivania in una redazione trovai ad aspettarmi oltre alla lettera 32 una lattina verde di “Grolsch Beer”. La producono dal 1615. In quel luglio caldissimo tirai la linguetta della lattina, l’assaggiai, era tiepida come…

Scrissi la recensione, non saprò mai se qualcuno abbia comperato tale birra dopo averne letto l’articolo. Scrivere per riviste o giornali era come lanciare un sasso in un pozzo profondo, rarissimamente sentivo il tonfo del sasso che arrivava in fondo, che bucava l’acqua nera. Nessun feedback. Oggi scrivendo una qualsiasi cosa sul web, o postando una foto in un social, dopo qualche minuto arriva un commento o qualche like, e uno si sente vivo, considerato.

Acc. e non so cosa scrivere.

 

 

Ripenso a qualche tempo fa quando uno in un social confessa che non ha alcuna ispirazione. Gli piace fotografare di tutto ma non sa più cosa fotografare, chiede consiglio. Forse comperare una nuova fotocamera, vendersi tutto il corredo di zoom ed ottiche fisse e passare dall’ apsc a un “livello superiore” a una “full frame”? Potrebbe servire, essere un palliativo momentaneo che aiuta a ritrovare l’entusiasmo di un tempo.

Ricordo quando da bambino trovavo sotto l’albero il giocattolo desiderato per mesi, ne ero felice, ma dopo qualche giorno andava ad aggiungersi agli altri, nel piccolo baule dei giocattoli senza vita. Forse da allora inseguo inconsapevolmente il sogno e l’attimo. Talvolta mi pare di raggiungerli in un click poi sprofondano nel novero del già visto e già fatto. “Tout passe, tout lasse, tout casse” dicono a Paris

Alla fin fine cos’è l’ispirazione?

 

“ispirazióne (ant. o letter. inspirazióne; ant. anche spirazióne) s. f. [dal lat. tardo inspiratio -onis, der. di inspirare: v. ispirare]. – 1. a. Intervento di uno spirito divino che, con azione soprannaturale, determina la volontà dell’uomo ad agire o pensare in un determinato modo, o rivela alla sua mente delle verità, spesso stimolandolo e guidandolo a esprimerle con la parola o con gli scritti”

 

Acc. cosa non da poco, anche noi fotografi possiamo subire l’intervento di uno spirito divino che ci invita a fare click in un preciso momento e non in un altro?

Adesso capisco perché vedo tante foto insignificanti. Tale spirito divino non può essere costantemente vigile ed intervenire prontamente ad ogni click. È un qualcosa davvero di trascendente, dipende da un Dio o può essere immanente, esistere, in quanto parte della realtà abitata dall’uomo? In altre “arti” l’ispirazione può nascere da un foglio bianco sul quale scrivere o disegnare, da un’argilla che si può modellare, da una pietra da scolpire per tirarle fuori quello che ha nascosto dentro. Il fotografo per lo più ha davanti a sé una realtà con la quale confrontarsi, riassume tale confronto in uno scatto. Una grande fortuna. In un click ciò che è fuori, l’altro da noi, si mescola in proporzioni diverse con ciò che abbiamo in noi, se siamo davvero fortunati anche il divino partecipa con un soffio. Per lo più non accade, una foto del Colosseo è assai simile a miliardi di altre foto del Colosseo, ne diventa una riproduzione maldestra. Non è sufficiente riprenderlo con un 8 mm, ok, viene distorta, abnorme nelle proporzioni, però se andiamo a cercare con Google cerca immagini troviamo altre foto quasi identiche, scattate con l’8 mm. A volte è difficile distinguere dove inizia l’ispirazione dove sconfina nel semplice mestiere. Ove per mestiere si intende “Qualsiasi attività specifica, di carattere prevalentemente manuale, appresa per lo più con la pratica e il tirocinio ed esercitata quotidianamente e a scopo di guadagno; talvolta contrapposto ad arte o a professione : il m. del fabbro, del calzolaio, del fornaio; fa il fotografo di mestiere (contrapposto a dilettante)”

“Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli” sbraitava l’Alfieri nel farsi legare alla sedia dal suo domestico per calarsi nell’impegno di diventare un autore tragico.

 

 

Perché desiderasse diventare un autore di tragedie e non di allegre commedie  non è dato sapere, probabilmente era immerso nello spirito romantico e apparentemente  molto sofferto di qui tempi. A quei tempi se non si era poeti maledetti e talvolta scapigliati non andava bene. Cos’è leggenda, cos’è verità in quel periodo? Baudelaire beveva più vino o più assenzio?

 

è bene ricordarlo, l’assenzio non viene mai citato espressamente da Baudelaire, e (a differenza dell’oppio in Coleridge o in De Quincey, ad esempio) non ha alcun rapporto particolare con la sua arte.

 

Tuttavia pare che in effetti avvenga, che chi è prigioniero desideri di evadere almeno con la mente, che dunque una costrizione possa stimolare creatività ed ispirazione.

 

“Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. È come se mi fossi dimenticato di svegliarmi.” pare abbia detto Richard Avedon.

 

Possono la passione e un esercizio costante stimolare creatività e ispirazione? Forse sì. Per due motivi. Un esercizio costante porta alla completa padronanza dell’aspetto tecnico della fotografia. In qualsiasi frangente. La scelta di obiettivi, tempi, diaframmi, luce e quant’altro diventa facile come bere un bicchiere d’acqua, ci si può totalmente concentrare nell’inquadratura, nel contenuto. Si riesce così a trovare l’insolito nel solito, si trova fonte di ispirazione anche nel banale quotidiano.

Spesso si cerca l’insolito in luoghi insoliti, in fantastici viaggi in territori e luoghi mai visti prima. Pare possano produrre ispirazione, ma forse alla fin fine sono un poco come certi magici filtri che vengono venduti come dispensatori di creatività e si finisce per fotografare l’insolito in modo solito e scontato. Si può insegnare a essere creativi, a vedere in modo diverso, a trovare una ispirazione? Tutto ciò può essere appreso in un workshop?  Forse, ma secondo me blandamente, certo la capacità di osservazione se coltivata può migliorare nel tempo.

Sia quel che sia. Pensate la vostra, ho scritto la mia.

Ma che caldo!!!

Buon Lucifero a chi mi ha letto, sicuramente sarà ottimo il Ferragosto di chi non mi ha letto, avendo di meglio da fare!

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

 

 

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