Il 9 febbraio 1826 a J. N. Niépce ci vollero ben 8 ore di esposizione per ottenere quella prima fotografia, a malapena segnaletica della finestra a Le Grace.

La seconda rivoluzione industriale iniziò intorno al 1870 con l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici  e del petrolio. La concomitanza tra la diffusione della fotografia e la seconda rivoluzione industriale non è casuale. Grazie allo sviluppo della chimica, e ovviamente all’interesse di imprenditori, tutto quello che riguardava materiali sensibili e sviluppi progredì rapidamente. Nel contempo progredivano anche gli studi per realizzare obiettivi fotografici.

Le mie prime sbalordite visioni di fotografie furono da adolescente, ritrovando delle lastre stereoscopiche Cappelli in vetro, realizzate da mio nonno durante la guerra del 15-18. Inserivo un vetrino nel visore ed ero lì in quegli orrori. Tutt’ora mi domando come abbia fatto mio nonno a realizzare quelle foto tra un attacco coi gas, e un trasporto morti. Michele Cappelli iniziò la propria attività aprendo un piccolo laboratorio per produrre lastre fotografiche al bromuro d’argento, nel 1885 a Milano.

 

 

L’industria Italiana fu quasi subito attivissima in ambito fotografico, con eccellenti prodotti, materiali di sviluppo e stampa (Cappelli e poi Ferrania), ottiche da ripresa e fotocamere (Galileo), fotocamere di altissimo livello come la Rectaflex ed altre più semplici ed economiche. Per chi fosse interessato all’evoluzione tecnica di fotocamere, obiettivi e materiali sensibili, consiglio di leggere i molti approfonditi e piacevolissimi articoli scritti da Massimiliano Terzi su Sensei.

Questo mio brevissimo excursus tecnico serve solo a spiegare come, grazie a materiali sensibili e fotocamere fornite dall’industria, la passione per la fotografia in Italia si diffuse rapidamente anche tra dilettanti. Un notevolissimo contributo alla diffusione della fotografia fu dato dal sorgere di circoli fotografici. Il primo importante fu la Società fotografica subalpina dalle cui costole sorse la FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche”

“I valori estetici venivano tenuti in grande considerazione nell’ambiente elitario, e la fotografia, anche se ancora ritenuta una imitazione della pittura, guadagnava sempre più attenzione da parte del mondo aristocratico, artistico e letterario. Il 4 aprile 1899 cinquanta personaggi appartenenti all’ambiente fotografico torinese, provenienti dal Circolo Dilettanti Fotografi fondato nel 1890, si riunirono a Torino e costituirono la Società Fotografica Subalpina.

Nel 1900 iniziò il primo Corso di Fotografia, che continuerà ininterrottamente, salvo i periodi delle due guerre mondiali, fino ad oggi, e iniziarono contemporaneamente le gite sociali, anche queste una consolidata tradizione della Società. Nel 1925 viene eletto Presidente il dott. Cesare Schiaparelli, scienziato di fama internazionale e validissimo fotografo, che promuove la conoscenza e l’attività della Subalpina all’estero, specie in Europa, con numerosi interscambi con i circoli delle vicine nazioni.

Nel maggio del 1945 nella sede della Subalpina in via Bogino 25, in collaborazione con altri otto importanti circoli fotografici italiani, viene fondata la FIAF con Presidente Bertoglio. Nel 1981, viene eletto presidente FIAF Gianfranco Robutti. Sotto la sua presidenza nasce il “fotocampionato”, concorso a tappe per i soci e gli allievi del corso di fotografia, che continua tutt’ora.

Interessante notare come l’imprinting della FIAF, nata appunto nel 1945, sia derivato per logica evoluzione dalla Società Fotografica Subalpina e come certe modalità si siano perpetuate nella nascita e crescita di innumerevoli circoli fotografici capillarmente sparsi sul territorio nazionale.

 

Uscita fotografica a Fotocamere unificate

 

Da ciò sono derivati ovviamente anche aspetti che ritengo parzialmente negativi, ma forse sono anche insiti nella natura dell’uomo. Una organizzazione gerarchica funzionale all’organizzazione di eventi complessi. La logica dei concorsi che mette in concorrenza i fotografi aderenti per raggiungere le vette di un medagliere. Anche un certo livellamento dei contenuti. I concorsi,  per essere accessibili ai più, da sempre ruotano intorno alle stesse tematiche.

Vengono da sempre promossi temi che vanno bene per ogni stagione tipo Natura; Fotografia di viaggio; Volti nel mondo; Sguardi, ma una fotografia a colori di un santone indiano può concorrere a volti nel mondo, a sguardi, a colori del mondo, a viaggi ecc. Il border line del resto, e per fortuna, esiste da sempre in fotografia, come del resto da sempre esiste una fotografia creativa che esula da ogni specifico ambito.

Alla fin fine questa downside è insita in qualsiasi concorso o contest a livello mondiale, non solo in ambito FIAF. Credo che la domanda non sia “perché esistono concorsi fotografici?” Sarebbe una domanda sciocca, dato che esistono concorsi  in tutti gli ambienti delle attività umane. Piuttosto la domanda potrebbe essere “perché voglio partecipare a un concorso fotografico?”, e qui la risposta non può che essere estremamente soggettiva.

 

 

Nello stesso periodo nacquero altri importanti circoli fotografici la i quali La Bussola. I principali fondatori del gruppo furono Giuseppe Cavalli, Mario Finazzi, Ferruccio Leiss, Federico Vender e Luigi Veronesi. Avevano un obiettivo chiaro: promuovere la fotografia come arte.

Chi dicesse che la fotografia artistica deve soltanto documentare i nostri tempi…commetterebbe lo stesso sorprendente errore di un critico d’arte o letterario che volesse imporre a pittori o poeti l’obbligo di trarre ispirazione da cose o da avvenimenti determinati e solo da quelli, dimenticando, con siffatta curiosa pretesa, l’assioma fondamentale che in arte il soggetto non ha nessuna importanza…” In tal senso firmarono il “Manifesto del gruppo fotografico La Bussola”, pubblicato, nel maggio del 1947, sul numero 5 della rivista “Ferrania”

Presto, il gruppo si dovette confrontare col Gruppo Friuliano “Per una nuova fotografia” (1955 – 1959) formato di fotografi come Italo Zannier, Toni del Tin, Aldo Beltrame, Fulvio Roiter, Carlo Bevilacqua e Giuliano Borghesan, che proponeva invece una fotografia documentaria e compromessa con la realtà sociale, secondo le idee del neorealismo la fotografia doveva essere funzionale ad esprimere la storia del proprio tempo. In sostanza gli intenti dei due gruppi erano diametralmente opposti.

Il fotografo secondo me può passare benissimo dall’arte alla documentazione, prima di tutto dovrebbe essere un professionista versatile in modo da riuscire a soddisfare committenze diverse. Tuttavia la critica ama gli artisti duri e puri che per non fare un lavoro commerciale muoiono di fame.

In seguito nel 1954 Giuseppe Cavalli, trasferitosi a Senigallia formò un nuovo gruppo l’Associazione Fotografica Misa.
Tra i nuovi membri c’erano fotografi giovani come Mario Giacomelli, Renzo Tortelli, Ferruccio Ferroni, Piergiorgio Branzi e Alfredo Camisa. Indubbiamente gli intenti anche estetici di Cavalli erano assai chiari e potenzialmente  condizionanti, così Giacomelli, si  distanziò dal gruppo.

 

Paolo Monti. (Archivio Storico del Circolo Fotografico La Gondola)

 

Un altro gruppo storicamente importante fu La Gondola”, venne fondato ufficialmente nel 1948 da Paolo Monti che ne fu il presidente dal ’48 al ’53. Ne fecero parte nomi di rilievo come Paolo Monti, Gino Bolognini, Fulvio Roiter, Gianni Berengo Gardin e Sergio Del Pero. A Venezia l’entusiasmo era dedito al confronto/scontro e alla ricerca delle possibilità del linguaggio fotografico.

Naturalmente vi furono altri gruppi degni di nota, tuttavia penso che il dibattito sulla fotografia in fondo si svolse ed ancora si svolge intorno ai principi di questi gruppi. Tuttavia se un tempo nei circoli fotografici venivano redatti “manifesti” , come avvenne in varie  correnti artistiche, attualmente si propende per una espressione in fotografia più personale, libera da “condizionamenti ” espressivi o politici.

 

Sossio Mormile nella Camera Oscura dell’Associazine Colori Mediterranei

 

Alla fin fine quello che ha sempre contato e che tutt’ora conta è la figura di chi regge il timone di un circolo fotografico. Ho parlato recentemente col caro amico Sossio Mormile del suo coinvolgimento in due circoli, gli ho chiesto di raccontarci  i suoi intenti e le sue esperienze….

Per me la fotografia non è solo un’arte, ma un linguaggio universale capace di connettere le persone, raccontare storie e preservare la memoria, seguendo questa “mission” con dedizione e spirito di condivisione, dal pensionamento in poi mi dedico  a due circoli fotografici: il Club Fotografico Cavese e l’Associazione Fotografica Colori Mediterranei  di Salerno. Entrambe operano senza fini di lucro, promuovendo la fotografia come strumento culturale e formativo.

 

Mostra fotografica organizzata dalla Associazione Colori Mediterranei per Sossio Mormile ad Ammouliani (Grecia)

 

Ho sempre coltivato, parallelamente al mio lavoro di ingegnere, la fotografia con passione. inizialmente il destino mi  aveva portato su un’altra strada. Poi, col tempo, la fotografia ha preso il sopravvento, diventando il fulcro del mio impegno culturale e didattico.

Nel 2009, alcuni ex allievi di un precedente circolo fotografico da me fondato mi contattarono per creare una nuova associazione: il Club Fotografico Cavese (CFC). L’iniziativa si basava su un principio per me fondamentale: garantire corsi e attività completamente gratuiti. Da allora, il CFC ha dato vita a un’intensa programmazione di corsi di fotografia per principianti e avanzati, incontri tematici sulle tecniche fotografiche e la post-produzione, uscite e workshop pratici.

 

Un incontro didattico al Club Fotografico Cavese

 

Ciò che distingue il CFC è il forte spirito di squadra: i fotografi più esperti condividono le loro conoscenze con chi muove i primi passi, creando un ambiente inclusivo e stimolante. Il club ha inoltre organizzato mostre e documentato eventi culturali, valorizzando i borghi di Rocca San Felice, Torchiara e Stella Cilento, dove i volti e i luoghi raccontano la storia delle comunità locali.

L’incontro nel 2015 con Claudio Carbone, storico presidente dell’Associazione Fotografica Colori Mediterranei, ha segnato per me un ulteriore punto di svolta. Ero stato invitato a tenere un workshop sulla fotografia in bianco e nero, successivamente ho deciso di unirmi all’associazione, per contribuire alla formazione dei soci.

 

Incontro propedeudico alla Camera Oscura

 

Nata nel 2008, Colori Mediterranei è oggi un punto di riferimento per la fotografia nel Salernitano, organizzando concorsi, workshop con professionisti di fama internazionale, viaggi fotografici e corsi aperti a tutti. L’associazione si distingue per il suo impegno nel rendere la fotografia accessibile e formativa, mantenendo sempre una gestione no-profit.

Nel 2024, con la realizzazione di una camera oscura nella sede sociale, ho avviato un corso gratuito di fotografia analogica, per preservare le tecniche tradizionali e offrire ai soci nuove opportunità di apprendimento.

 

Le prime immagini stampate in Camera Oscura dell’Associazione Colori Mediterranei

 

Uno degli elementi più significativi della collaborazione tra il Club Fotografico Cavese e Colori Mediterranei è rappresentato dalle uscite fotografiche congiunte, che organizzo denominandole a “Fotocamere Unificate”. Queste sessioni non sono semplici passeggiate fotografiche, ma veri e propri momenti di scambio e crescita collettiva, in cui i membri delle due associazioni collaborano, condividono esperienze e affinano le proprie tecniche sul campo. L’obiettivo è creare un filo conduttore tra le due realtà associative, nel segno della cooperazione e della formazione continua.

Sia il Club Fotografico Cavese che Colori Mediterranei hanno scelto di non affiliarsi a federazioni nazionali, una decisione che ne sottolinea l’indipendenza e la volontà di mantenere la propria natura inclusiva e senza scopo di lucro. Questa autonomia consente loro di organizzare attività libere da vincoli burocratici e di rispondere in maniera diretta alle esigenze dei soci.

 

Un adelegazione di Colori Mediterranei al gemellagg io con Agrupaciò Fotografica de Catalunya

 

Nonostante questa scelta, le due associazioni hanno saputo instaurare solide collaborazioni con realtà fotografiche sia locali che internazionali. Tra queste spiccano Sants di Barcellona e l’Agrupaciò Fotografica de Catalunya, una delle più antiche associazioni fotografiche catalane, fondata nel 1923, l’associazione Greek Events di Atene e il gruppo fotografico La Pesa di Cantù.

Per me il viaggio nella fotografia continua, non solo attraverso gli obiettivi delle mie macchine fotografiche analogiche e digitali, ma soprattutto tramite l’insegnamento e la condivisione dell’esperienza. Perché, la fotografia non è solo tecnica, ma è prima di tutto emozione e connessione con il mondo che ci circonda.

 

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

Joseph Nicéphore Niépce. Vista dalla finestra a Le Gras

 

 


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