Sarà perché ho fatto per anni il fotografo di paesaggi che parlare di fotografia di paesaggio a volte mi mette quasi a disagio, sento di non essere obiettivo, di prendere quella che feci come metro di paragone per “giudicare” tutte le altre. Tuttavia quelle che feci erano per articoli e libri, commissionate, dovevano “documentare” in modo preciso, quasi geotaggabile. Chi conosceva i luoghi che ritraevo doveva poterli ritrovare su una mappa.

Ci mettevo anche del mio, dopotutto nessuna fotografia è veramente documentale, sono tutte rappresentazione personali. Il problema delle foto di paesaggio che devono documentare è che possono essere riconosciute e “decriptate” solo da chi quei luoghi li conosce già. Normali osservatori possono apprezzarne la composizione, essere suggestionati da una atmosfera, poco più. Ovviamente ci sono mille modi diversi di affrontare la fotografia di paesaggio.

 

© Mauro Quirini

 

Metti che uno viaggia in auto magari in autostrada, ad un certo punto gli si apre davanti un paesaggio mozzafiato, un paesino laggiù, un campo coltivato vicino, la luce calda dell’ora blu e deliziose nuvolette. Quella foto lo è venuta a cercare, deve fermarsi e scattare, a volte non c’è una piazzola di sosta vicina, la prossima è dopo 500 metri, ma lì quella magia non c’è già più. Imprecazione!

Fortunato Ansel Adams che con la sua Pontiac station wagon poté accostare e fermarsi, salire sul pianale dietro la cabina guida, posizionare il cavalletto e predisporre la fotocamera per riprendere la famosissima “Moonrise, Hernandez, New Mexico” Di tutta fretta che il tempo passa rapidissimo, sul momento non trovò il suo fidato esposimetro Weston Master e andò di esperienza. Aveva naturalmente occhio, esperienza e un concetto personale di quello che doveva essere per lui la fotografia di paesaggio.

 

© Mauro Quirini. Maccarese sud

 

Spesso non si ha niente di tutto ciò, però uno stupendo paesaggio con un poco di fortuna si può azzeccare. Altre volte c’è una ricerca più estetica che profonda, dettata magari dal desiderio di acchiappare qualche woow! C’è chi passa ore in postproduzione per realizzare un fantasy, uno splendido ruscello con una cascatella, rocce muschiose che emergono, acque setose, sprazzi di luce tra le foglie degli alberi, lucentezza sulle foglie autunnali cadute. Non mi prendono, non c’è alcun concetto, non percepisco idee, magari la stessa inquadratura di per sé dice poco, non è stata fortemente voluta.

Conosco Mauro Quirini da oltre 10 anni, l’ho conosciuto prima attraverso le sue fotografie, successivamente di persona. Indubbiamente ha una sua concezione di paesaggio, diciamo statica, convinta, ha paletti ben precisi entro i quali si muove fotograficamente, però la sua estetica non è solo apparenza,si basa su contenuti sottintesi che possono evolvere, tuttavia le sue fotografie restano riconoscibili, assolutamente personali.

 

© Mauro Quirini. Torvaianica

 

Per Mauro l’inquadratura è tutto, dopo c’è ben poco da fare, o la foto c’è o non c’è. Pochi elementi compositivi, a volte qualche presenza architettonica, altre volta umana o di canidi che riesce a trovare ovunque. Di base molto spesso ci sono gli elementi primigeni: terra, aria e acqua.

È possibile riuscire a fare fotografie sempre diverse, sempre suggestive e nello steso tempo identitarie, eseguendo le riprese quasi sempre negli stessi luoghi, giorno dopo giorno, anno dopo anno? Sì, se si riesce a cogliere che in natura niente è statico, tutto evolve. Sì, se si cerca di cogliere i cambiamenti, il fluire nel tempo.

 

© Mauro Quirini. Torvaianica

 

Così è per questa sua nuova evoluzione nel riprendere i luoghi che ama, che ho chiamato scherzosamente “periodo blu”. L’ho immaginato sorridere, non è tipo da offendersi, sa che ammiro molto la sua fotografia.

Gli ho chiesto di raccontare per Sensei queste sue nuove fotografie. Non sono facili, non le  potrei mai fare, non le farebbe quasi nessuno, è molto più comodo fotografare tramonti, Mauro fotografa l’alba.

 

© Mauro Quirini. Maccarese sud

 

“C’è un momento in ciascuna alba in cui la luce è come sospesa; un istante magico dove tutto può succedere. La creazione trattiene il suo respiro” (Douglas Adams, famoso per la sua “Guida Galattica per gli autostoppisti”).

“Un relativo silenzio avvolge l’alba, solo il suono del mare e dei gabbiani, il tempo sembra rallentare fino a fermarsi e non esistere, attimi di serenità che mi permettono di vedere le cose come sono, frazioni del caos naturale alle quali dare un senso, forse quello della meditazione, del fermarsi e pensare, forse il peso di dover affrontare, di lì a poco, le illusioni create dall’uomo, la frenesia del vivere”.

 

 

In questo Mauro segue la filosofia zen, che sappiamo essere stata cara anche a Henry Cartier Bresson. Applicò i principi dello Zen alla fotografia, spesso ispirato dal libro “Lo zen e il tiro con l’arco” di Eugen Herrigel. La sua era una ricerca dell’attimo fuggente, del momento decisivo, può sembrare assurdo, ma il momento decisivo esiste anche nella fotografia di paesaggio.

Il mio paesaggio è quello di mare, perché ci vivo, e sono fortunato perché è un paesaggio che si muove e si trasforma.

Qualche anno fa andai all’alba a fotografare proprio queste trasformazioni, soprattutto dopo le mareggiate di libeccio, dove quello che c’era poi non c’era più, la spiaggia si trasformava e si trasforma in continuazione.

 

 

Mi occorreva però una visualizzazione più incisiva di tali mutamenti, soprattutto nella “forma” ed ho trovato dei canali di acqua dolce che venivano dall’interno e sfociavano in mare. Naturalmente l’ultimo tratto d’acqua lo facevano sulla sabbia, e lo scorrere dell’acqua faceva crollare le sponde in continuazione e così facendo si trasformava la “traiettoria” verso il mare.

Fotografo iniziando un’ora prima dell’alba, esclusivamente nel fine settimana, aspettando la luce, su cavalletto, con tempi a partire da 60sec. e 800 iso, quando il sole spunta torno a casa.

Quello che mi interessa è la trasformazione della forma, è quello che vado cercando, ed ogni volta è sempre diversa anche se posiziono il cavalletto nello stesso posto, il canale procura traiettorie diverse ma anche pozze, angoli retti, curve, isolotti, strisce di sabbia e quant’altro.

 

© Mauro Quirini. Torvaianica

 

Il colore è quella parte estetica che trovo in sintonia con la forma, c’è un momento nel quale il blu/azzurro è spettacolare, dura poco e bisogna fare in fretta, per questo ho una lampada in fronte (quella dei pescatori), e un’ora prima dell’alba vado a caccia di composizioni da prepararmi, a volte uso anche la lampada per dare visibilità a ciò che mi interessa soprattutto in primo piano.

Cerco di inserire nella composizione meno elementi possibile, non voglio distrazioni, non mi piace che l’occhio giri per cercare qualcosa che non trova.

Ho scelto l’alba perché si crea un momento privato di tranquillità e silenzio, solo gabbiani e cornacchie, faccio partire i 60sec. e accendo la pipa.

 

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 


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