Il mercato dell’Alberone

Sono convinto che per realizzare un progetto fotografico, quale esso sia, prima di iniziare a scattare bisogna avere le idee chiare su quello che si intende realizzare. Perché realizzare un progetto a Km 0? Molto semplicemente uno dei perché è, o può essere, propedeutico alla realizzazione di progetti più ampi, magari realizzati in luoghi più lontani. Iniziare da piccoli progetti serve a rendesi conto che in ogni progetto sono insite complessità delle quali è indispensabile rendersi conto, se si vuole andare oltre la semplice apparenza. Anni fa scrissi un articolo “La fotografia di Paesaggio come scelta Politica

Può sembrare eccessivo ma ogni fotografia che abbia a che vedere col sociale implica una personale scelta politica. Il termine politica ci viene dalla antica Grecia, deriva da polis (= città), significa tutto ciò che riguarda il bene e la vita dei cittadini. Meglio distinguere tra scelta politica e scelta partitica, tuttavia una scelta di campo è necessario farla. Se fotografiamo un barbone da che parte stiamo? Vogliamo denunciare il fatto che ci sono molti senzatetto? Vogliamo entrare più dentro il problema, entrando in intimo contatto con delle persone che ci vivono attorno per restituire loro quella dignità di esseri umani che spesso gli è stata sottratta?

 

 

Intorno al 2007-2008 Elio Carrozza e Luca Daniele iniziarono un progetto a Km 0 documentando fotograficamente gli sbarchi avvenuti nell’ area di Roccella Ionica e nelle zone limitrofe, nacque così “Anime Salve”. Un progetto fotografico che parla di migrazione, ma in un senso più esteso, che concerne la libertà e il diritto: libertà di esistenza e diritto dei singoli. Chi fa fotografia, come spiega Luca Daniele nel filmato, necessariamente tende a raccontare qualcosa. Per poter raccontare una storia, un qualsiasi evento bisogna viverlo da dentro, altrimenti si resta fuori si è solo spettatori. Quando andiamo in un qualche lontano Paese siamo dei turisti, spesso accompagnati da una guida, pensiamo magari di raccontare qualcosa, ma per lo più lo faremo da spettatori, senza veramente renderci conto di come viene vissuta la vita in quel luogo. In sostanza lo raccontiamo da colonialisti, giudicandolo attraverso la nostra cultura.

Ovviamente progetti come “Anime salve” non sono facili da realizzare, possono essere destabilizzanti per chi li affronta, è un mettere le proprie esperienze e cultura pregresse a confronto con quelle di altri. Per lo più siamo cresciuti avvolti nella bambagia e ci confrontiamo con chi vive nella carta vetrata. Il progetto che realizzarono è per varie ragioni off limits per molti di noi, il che non vuol dire rinunciare a raccontare fotograficamente. Le nostre città, i nostri paesi, anche i più piccoli, sono in costante evoluzione, spesso vivendoci dentro, giorno dopo giorno, non ce ne accorgiamo.

 

 

Per realizzare un progetto occorre prestare attenzione, occorre sapersi fermare. Non di rado chiudono le serrande negozi ed attività aperte molti anni or sono, vengono sostituite da altre imprese commerciali. All’inizio della strada dove abito un negozio di abbigliamento e merceria, dall’arredo un poco muffoso, risalente agli anni ‘60, è stato recentemente sostituito da un negozio di infissi e vetrate, molto trendy. Nella palazzina dove abito molti anziani inquilini che vivevano qui quando acquistai il mio appartamento, sono deceduti, nuovi giovani inquilini hanno comperato le loro aitazioni.

l tessuto sociale dell’intero quartiere, l’appio-latino (Roma) sta evolvendosi, un tempo era un quartiere popolare, periferia, gradualmente sono cresciute nuove periferie, intorno a nuovi centri commerciali, sempre più ai limiti della città, così attualmente il quartiere dove abito è praticamente centro storico, in 30 anni tutto è cambiato. A suo tempo avevo aperto una casa vacanze nel mio ampio seminterrato con accesso su strada dal giardino, era uno dei primi in zona, ora ce ne sono oltre 400. La mia attività era rivolta esclusivamente a turisti stranieri, per lo più francesi, ho avuto ospiti anche canadesi, americani e tedeschi. Ho sempre avuto un bel contatto, di amicizia e scambio culturale con i miei ospiti, appena arrivavano li portavo in passeggiata nel quartiere, spiegando dove comperare generi alimentari, dove mangiare in ristorante o pizzeria.

 

 

Pizzerie e ristoranti sono rimaste quelli di allora, sono ormai considerati locali storici, molti piccoli pub e bar sono stati aperti, il post covid ha determinato l’invasione di tavolini su strada per gli spritz dei turisti. Famiglie di bangladini gestiscono piccoli alimentari, dove a tarda notte, quando ogni altro negozio è chiuso, si possono comperare birre tenute in frigo e generi alimentari vari, compresi frutta e verdure, se si deve improvvisare una cena con amici.

Insomma “Tempora mutantur, nos et mutamur in illis” (i tempi cambiano e noi cambiano con essi). Non è un pensiero del latino classico, è nato in Germania nel Cinquecento, durante la Riforma protestante, grazie a teologi e umanisti come il pastore Caspar Huberinus. Avviene ovunque, nelle grandi città come in piccoli paesi sperduti, ci sono evoluzioni importanti da raccontare, diventeranno storia, piccola storia locale forse, ma importante. Spesso la storia locale viene ripercorsa su Facebook attraverso pagine tipo “Sei di Sgurgula se…”.

Di spunti per realizzare un racconto a Km 0 ce ne possono essere una infinità, sta a voi accorgervi di quello che si evolve intorno a voi e raccontarlo.

 

 

Metodologie di intervento.

Ormai da anni e sempre più, il web è luogo di ricerca d’informazioni utilissimo, la Treccani nel reale, è stata sostituita da Wikipedia nel virtuale. Ulteriori notizie si possono trovare nelle edizioni on-line di giornali locali, in blog, in siti istituzionali gestiti dalle amministrazioni locali o da comitati di quartiere. Prima di iniziare un qualsiasi progetto è indispensabile conoscere quanto più possibile l’argomento che si desidera trattare, onde evitare di scoprire l’acqua calda.

Avete sentito parlare della processione dei battenti a Guardia Sanframondi? Prima di partire per farne un racconto fotografico informatevi, sul web troverete millanta notizie che spiegano di cosa si tratta. Comprenderete leggendole che non sarete i primi a realizzare un racconto di quell’evento, sarà interessante fotografarlo ma in tutta probabilità non racconterete nulla di nuovo.

Importante distinguere le fonti, ce ne possono essere di fuorvianti o superficiali, nate per fare pubblicità turistica. È indispensabile rendersi conto che un qualsiasi racconto fotografico dice poco o nulla se non viene accompagnato da un testo adeguato, non si può basare solo sulle vostre emozioni.

Non troverete tutto sul web, piccole storie devono essere raccolte personalmente in un rapporto empatico e colloquiale con i soggetti del vostro racconto, la vostra attenzione sarà molto gratificante per chi vi racconterà la sua storia, farà del bene anche a voi ascoltarla. Quanti pregiudizi potrebbero venire superati con un sorriso se ci si conoscesse reciprocamente almeno un poco!

 

 

Un progetto può essere sincronico o diacronico.

Sincronico è ciò che avviene nello stesso momento, per esempio cosa fa una parte della popolazione locale ad una stessa ora della giornata… a che ora e dove va a fare la spesa, se sono più anziani o più giovani, se hanno il carrellino o no. Chi sono i frequentatori di una pizzeria storica del vostro quartiere, sono abitanti del quartiere o turisti? Ciò che è sincronico non è detto avvenga nello stesso luogo. Potrebbe essere interessante indagare fotograficamente ciò che avviene più o meno alla stessa ora in un quartiere di periferia e nel centro storico, o addirittura in altre città, anche all’estero. Una analisi “sincronica” può estendersi ben oltre i limiti di un progetto a Km 0.

Diacronico è un progetto limitato al Km 0 che segue evoluzioni locali nel tempo. Ci potrebbero volere anni per realizzarlo, potrebbe essere un progetto costantemente in fieri, sta a voi decidere quando apporre la parola fine, potrebbe attraversare tutta la vostra vita. Sicuramente l’evoluzione continuerà anche dopo che avete smesso di occuparvene, potrebbe esserci un passaggio di testimone, qualcun altro continuerà quello che avete iniziato. Avrete comunque lasciato una traccia dalla quale partire.

Importante è dare un taglio preciso al vostro racconto… deve essere un racconto tristanzuolo, deve essere piacevole e sorridente? Bianco e Nero oppure colore? Potrebbe anche essere un mix. Foto in Bianco e Nero che raccontano un passato, foto a colori che descrivono il presente.

 

 

Ogni racconto ha almeno due facciate, un lato A , evidente a tutti e un lato B, meno evidente ma altrettanto importante. Ciò che avviene in backstage, dietro le quinte, serve a comprendere meglio ciò che è evidente.

Per rendere sia pur solo parzialmente l’idea, per darvi un piccolo spunto, vi racconto del mercato dell’Alberone, quartiere Appio-Latino, a Roma, dove vivo.

 

 

Il quartiere, per come lo vediamo attualmente ha origini che risalgono tra il 20ennio e il primo dopoguerra, con le ultime palazzine costruite intorno agli anni 60-70, e qualche sporadica “new-entry” architettonica attuale, come il Centro Commerciale Happio. Tuttavia su Wikipedia si legge: “gli albori del territorio Appio-Latino sono da ricercare già prima dell’età romana. La via Latina, infatti, cui si lega il nome del quartiere, costituisce un asse di collegamento con il Latium Vetus e la Campania frequentato in età protostorica e per certo dagli Etruschi”. È difficile separare la storia dalla leggenda.

Vai a sapere forse ai tempi dell’antica Roma gli abitanti dei paesi vicini, in partenza dai Castelli per Roma col carretto per portare vino e verdure si dicevano: “ad arborem magnam convenimus!”

Il toponimo “Alberone” come luogo d’incontro trae origine da una quercia secolare o da un grande leccio, piantato secoli fa in uno slargo lungo la strada che divenne Appia Nuova, all’altezza dell’attuale via Gino Capponi.

L’area e la pianta sono attestate come punto di riferimento geografico e di sosta già a partire dal Settecento. L’albero originario fungeva da riparo e punto di orientamento lungo la strada extraurbana prima dell’urbanizzazione del quartiere. Potrebbe essere leggenda, non è del tutto da escludere, che da quel luogo di incontro abbia dato origine a un nucleo di piccoli scambi commerciali e nello scorrere dei secoli al mercato dell’Alberone. La Pizzeria “Dal Bersagliere” all’Alberone è considerata un locale storico di Roma era presente nel quartiere già prima della Seconda guerra mondiale. Fantasticando potrebbe essere stata l’ultima stazione di posta con cambio cavalli prima di entrare a Roma, attraverso Porta dell’Asinaria e successivamente Porta San Giovanni.

 

 

Rimanendo coi pidi per terra chiedo alla AI se esistano libri fotografici sul mercato dell’Alberone. AI: Non esiste un libro fotografico ufficiale o una monografia editoriale interamente dedicata in modo esclusivo al Mercato dell’Alberone di Roma. Tuttavia, puoi trovare ampie raccolte di immagini storiche, reportage e scatti d’epoca che documentano il mercato tra via Valesio e via Gino Capponi attraverso archivi e gallerie digitali dedicate alla memoria della città.

Ok ora so che se facessi un progetto fotografico/testuale approfondito sul mercato potrebbe essere di pubblico interesse. Dalla mia parte ho qualche conoscenza pregressa.

 

 

Intorno al 1984 mi venne commissionato dal Comune di Roma un lavoro fotografico di rilievo per la ristrutturazione dell’ex deposito STEFER di via Appia Nuova. Era stato destinato a diventare la nuova sede del mercato rionale di Piazza dell’Alberone.

 

 

Di queste foto ho ancora una misera traccia, solo un provino da negativi 6×7. Ad ogni tornata elettorale, speranzosi politici di tutto l’arco costituzionale si recavano al mercato. Aggirandosi tra banchi di pesce e frutta e verdura, promettevano un rapido spostamento del mercato… ci vollero ancora anni e quell’area divenne il Centro Commerciale Happio, edificato dal noto palazzinaro Mezzaroma, tra varie traversie giudiziarie, fermo e ripresa dei lavori.

 

 

E l’Alberone? Eh anche quello ebbe i suoi problemi, venne sostituito per anzianità di servizio più volte. Era stato impiantato di nuoco ma esile quando arrivò su FB la ferale notizia: 7 dicembre 2014; l’Alberone non c’è più!

 

 

Prendo la fotocamera, vado a vedere. Ci sono televisioni, riprendono, intervistano.

Daii, sistemate un po’ ‘sti capelli, so’ schiacciati” le fanno dal banco vicino. “E’ avvenuto circa alla 7,30 di mattina, avevo appena aperto il banco. Si è sentito uno schianto! Che temporale! Era ‘na bomba d’acqua dicono”.

Da un banco all’altro si sparge la voce: “Guarda che mò viene da te, raccontagli che ci ha salvato ‘na vecchietta!”

 

 

Sia come sia da almeno 42 anni, probabilmente vari di più, si parla dello spostamento del mercato dell’Alberone. Ora pare si sia alla dirittura di arrivo, siamo in clima pre-elettorale, le elezioni avverranno nel 2027.

I lavori di allestimento e presa in carico degli spazi definitivi per i banchi non sono a carico di Mezzaroma, ma di Roma Capitale: nello specifico, il SIMU (Dipartimento Sviluppo Manutenzione Urbana) si occupa dell’allestimento finale dell’area in seguito alle procedure di gara e agli accordi istituzionali gestiti dal VII.

Vedremo, il primo annuncio dello spostamento del mercato fu dato intorno a fine novembre 2016, a 10 anni di distanza sembra cosa sicura.

 

 

Un progetto fotografico a km 0 incentrato sul mercato dell’Alberone, se pensato come diacronico, potrebbe essere ancora lungo da realizzare.

Quindi fotografie fatte tra venerdì e sabato, 22 agosto, molti commercianti sono in vacanza dato che mancherebbero molti abituali clienti. Serrande chiuse, mancano all’appello una simpatica pescivendola, Francesca del banco di vini sfusi, Daniele che ha un banco di raffinatezze gourmet scelte con grande competenza, il Napoletano, specialista in olive di ogni genere e squisitezze partenopee, e molti altri.

Dunque il mercato, si estende per la parte più importante sulla larga via Francesco Valesio, il lato A a destra e sinistra della strada, si affaccia accogliente verso il passaggio dei clienti. Al centro della strada ci sono i “fruttaroli” i venditori al dettaglio di frutta e verdura. Alcuni acquistano la merce al mattino presto nei mercati generali all’ingrosso altri sono piccoli produttori agricoli. I banchi fissi invece sono quelli di salumeria, macelleria, pane e pizza, vini sfusi, pesce di paranza o quasi.

 

 

Il lato B dei banchi fissi, rivolto verso i palazzi ha un aspetto meno rassicurante,sembra di entrare in una colorata kabul evidenzia una precarietà che dura da moltissimi anni.

Qua e là da un “nasone” la tipica fontanella su strada, sgorga acqua freschissima, indispensabile in ogni mercato.

 

 

Ha due lati, lato A rivolto verso la strada, verso passanti ed acquirenti che conoscono uno a uno ogni commerciante,e passano anche solo per salutarlo.

 

 

Sul lato B verso i palazzi, sui due lati, siamo in una sorta di Kabul, lì si incontrano meraviglie, arte materica che Alberto Burri scansate! Pezzi del genere li vedrei bene in un grande salotto da collezionista d’arte.

 

 

Però i mercatanti son gente umile, cordiale, non si impicciano d’arte, semmai la vera Arte per loro è una salsiccia norcina, un guanciale come non ce ne sono altri, prodotti da loro stessi, o un pecorino sardo, gelosamente custodito come un tesoro nella cella frigo.

 

 

Sul lato B il colore predominante è il rosso Roma, fortemente identitario, le scritte sono in arancioncino, anche Geco, famosissimo painter si è adattato. Alcuni banchi sono celestini, probabilmente appartengono ad una minoranza etnica laziale, sopportata in quanto tale o anche perché senza un antagonista la vita sarebbe noiosa.

 

 

All’unico banco di macelleria aperto incontro Valerio. È venuto la prima volta al mercato col papà, aveva 14 anni, ora il papà è lui, i suoi due figli, sorridenti e già bravissimi con i clienti lo aiutano. Lo conosco da anni, si ricorda di me, mi chiede come mai vengo poco, gli racconto della mia vita non facile. Gli chiedo se intende spostarsi alla nuova sede, quando sarà pronta, mi risponde: “mah vedremo… se mi chiameranno andrò” non aggiunge altro.

 

Ortofrutta Gino

 

Più in là, al centro della strada c’è il grande banco di Gino, piccolo produttore dalla battuta sempre pronta, rubizzo e scherzoso, quanto un poco duro con clienti “cagacaxxo”. “Gino vorrei dei fichi – fa una – ma me sembrano brutti, troppo maturi!” lui immediatamente se ne spara uno in bocca per non risponderle male.

Gino – gli chiedo – quand’è che sei venuto qui?”. Mi risponde: “Ah e chisse ricorda, semo qui da tre generazioni, so’ venuto da ragazzinetto! Mio nonno è stato il primo qui al mercato, veniva col carretto, a casa ho una foto che c’era la neve, 123 anni fa qui c’era poco o niente“. Io: “A che ora t’alzi per venire?” Lui: “Ogni mattina alle tre e mezza, esco di casa intorno alle 4.” risponde sorridente. Io: “Andrai ala nuova sede?”. Lui: “Col cavolo, e comunque prima che sia pronta andrò in pensione”.

 

Gino

 

Poco più avanti, andando verso via Gino Capponi incontro sulla sinistra il “Banco delle Meraviglie”. È gestito da Kuddus Hauladar, bangladino di nascita , romano di adozione, “Kuddus” nella lingua dei suoi avi sicuramente vuol dire “Alvaro”.

Se proprio proprio vuoi averci in casa l’Arte, o magari solo un gioco tipo Alieni e Ufo, o un libro semiraro o un servizio da te carino e spaiato, se cerchi chincaglieria di buon gusto o un orologino probabilmente non funzionante, o se non sai che fare di alcune cose che in casa impicciano le porti o le prendi al “Banco delle Meraviglie”. Si porta aggratis, qualcosa per prelevare si paga.

 

 

Poco oltre proseguendo per via Capponi sono per lo più banchi fissi di frutta e verdura scelta con cura ai mercati generali.

Lì trovo felici e sorridenti tre ragazzi di Il Cairo, i negozianti di frutta e verdura, i venditori di fiori aperti tutta la notte, i pizzettari delle pizzerie a Roma, sono molto spesso egiziani.

 

 

Chiedo se posso fargli una foto, accettano con entusiasmo, poi controllano sul display della fotocamera ed approvano. Uno mi mostra un melone abilmente intagliato “guarda che bello!” gli spiego che però il melone mi si rimpone, però lo fotografo.

Poco oltre arrivo a piazza dell’Alberone, il frequentatissimo salottino del quartiere…

“E poi ci troveremo come le star…”

 

 

Il mercato si svolge solo di mattina, ogni giorno, è particolarmente frequentato la mattina del sabato, di domenica è chiuso. A mercato chiuso, lavata e pulita tutta l’area torna a diventare un parcheggio, con l’ovvia accortezza di sgomberare le auto al mattino presto, prima di una successiva apertura.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

Nuova Posizione Mercato

 


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