Fotografia col Drone e Creatività con Stefano Barattini e Carlo Ferrara

In genere quando si arriva alla maggior età, fissata al compimento del diciottesimo anno, dopo l’esame di maturità molti affrontano un altro esame, quello della patente di guida autoveicoli. Lezioni di teoria e di pratica. C’è un librone di quiz per prepararsi all’orale, dove sono disegnati incroci tentacolari nei quali si deve riuscire a capire chi ha la precedenza. Superato l’esame di teoria c’è quello di pratica. Fui bocciato la prima volta quando mi chiesero di fare una partenza in salita. Ok appena entrato in auto avevo fatto finta di sistemare lo specchietto retrovisore, che se non fai finta di farlo ti bocciano. Però la partenza in salita nelle ore di scuola guida non me l’avevano insegnata, acc!!!

 

@ Stefano Barattini

 

Da vari anni ormai si sono diffusi i droni,  ho sentito da amici che per pilotarli ci vuole il patentino. Yes, proprio come per guidare l’auto, così vado a cercare come si ottiene. Mi stupisco un poco quando realizzo che il patentino si può ottenere on-line.

Dal 2021 l’Attestato UE per i droni è obbligatorio per chiunque voli con un drone di peso superiore a 250 grammi. A seconda del peso del drone, come pilota devi almeno ottenere l’Attestato UE per i droni A1/A3. Il tuo drone pesa più di 500 grammi e vuoi volare vicino a degli edifici? Allora è richiesto anche un ulteriore Attestato UE per i droni A2.

Nota! Dall’1-1-2024 i limiti di peso cambieranno. I droni più pesanti di 250 grammi senza etichetta Cx rientreranno tutti nella sottocategoria A3!

Con l’aiuto di testi e illustrazioni imparerai tutta la teoria necessaria per ottenere l’Attestato UE per i droni. Presso Drone Flight Academy è possibile ottenere sia l’Attestato UE per i droni A1/A3 che l’Attestato UE per i droni A2, online e con i propri tempi.

 

© Carlo Ferrara

 

Insomma tutto rigorosamente on-line anche se poi il drone si guida nel reale e come ben sappiamo nei recenti eventi bellici può essere impiegato in azioni di distruzione. Poi navigando un poco nel Dark web riuscirete di sicuro a trovare l’armamentario atto a distruggere il barbecue del condomino col giardinetto che fa arrivare odore di grigliate proprio a voi che al 4 piano siete vegani integralisti.

La convergenza delle tecnologie ha portato ormai da qualche anno il drone nella fotografia. Molti fotografi hanno preso il patentino e non pochi lo usano per realizzare fotografie professionali. Forse sperano di realizzarle, dato che in ogni possibile settore fotografico la committenza pagante scarseggia.

Indubbiamente un drone associato a una fotocamera, o viceversa, permette di realizzare, a costi tutto sommato accessibili, fotografie che precedentemente erano out of limits da ogni normale budget.

 

© Stefano Barattini

 

Molti anni or sono per una foto aerea necessaria a documentare, per una mostra a La Spezia, una zona del litorale, dovetti salire su un elicottero militare. Arrivammo lato mare, l’elicottero si inclinò, mi assicurarono e aprirono il portellone… vedevo sotto di me le onde mosse dalle pale dell’elicottero. Puntai l’obiettivo verso la costa, guardando solo dentro il mirino, beh insomma come si dice a Roma, strizza!

Tutto ok, vennero decentemente, però attualmente verrebbero probabilmente anche meglio scattate comodamente dalla costa, con una fotocamera su un drone. Per riprese di architettura professionali si adottano spesso fotocamere a banco ottico, decentrando l’obiettivo verso l’alto. Però per lo più l’inquadratura avviene a livello terra, ed è il punto di ripresa a determinare la prospettiva. Se si riprende dal basso, decentrando l’ottica, rimane sempre una ripresa dal basso.

Un architetto può scegliere, disegnando una prospettiva, dove collocare l’orizzonte e dove i punti di fuga e di vista. Può addirittura disegnare una prospettiva a “volo di uccello”. Un fotografo non può farlo altrettanto liberamente, nemmeno con un decentrabile su banco ottico. Una ripresa con drone può essere realizzata ad un’altezza scelta per il punto di vista. In questo modo si possono ottenere riprese migliori che con qualsiasi banco ottico.

 

© Stefano Barattini

 

In altri termini la scelta di fotografare col banco è attualmente una scelta più concettuale che altro, benissimo. Se mai mi rifiuto di pensare che dietro la scelta di fotografare con una polaroid, con uno smartphone, con una stenopeica, col drone, non vi siano scelte altrettanto valide concettualmente e dal punto di vista della creatività.

A proposito di fotografia col drone e creatività ho parlato recentemente con due cari amici, Carlo Ferrara e Stefano Barattini. Operano in modo assolutamente diverso uno dall’altro ma li ritengo ambedue interessanti dal punto di vista creativo. Come ben sa chi mi legge, non  mi piace fare articoli stile intervista, tipo ci mettiamo d’accordo su una scaletta di domande, faccio le domande, il fotografo risponde.

Quindi ho chiesto ad ambedue di raccontarci a ruota libera i loro pensieri ed esperienze nel eseguire fotografie con un drone. Quindi, rigorosamente in ordine alfabetico, passo la parola ai miei due amici.

 

© Carlo Ferrara

 

Stefano Barattini:

Arrivi a un punto della vita in cui devi fare i conti con lo sviluppo tecnologico, una costante evoluzione che se fino a un certo periodo avanzava ad un certo ritmo, con l’avvento del digitale ha cominciato ad accelerare in modo esponenziale.

Questo lo si è visto nei computer, nelle memorie di stoccaggio,… e il settore fotografico ovviamente non ne è rimasto immune e, non di meno, si sono aperti e sviluppati nuovi strumenti e mercati.

Personalmente sono sempre stato una persona curiosa, anche nella fotografia che, eccezione fatta per i miei temi preferiti, tende a spaziare e sperimentare vie nuove.

Ma sono anche (in minor modo) appassionato di volo, il sogno dell’essere umano fin dai tempi di Icaro.

Dopo parecchi ripensamenti, tentennamenti, acquisti  e schianti, nel 2018 mi sono deciso ad acquistare il mio primo drone serio (il cui termine corretto sarebbe UAS – Unmanned Aircraft System).

Ne comprai uno piccolo, che non costasse troppo pur garantendo buone doti di volo e sensore, perché in tutta onestà non sapevo ancora come avrei potuto sfruttarlo efficacemente in fotografia o se sarebbe invece finito in un cassetto dopo i primi momenti di entusiasmo.

Invece fu amore a primo… volo!

Perché osservare attraverso un monitor quello che vedeva il suo “occhio” era qualcosa di eccitante e capii subito che il cambio di prospettiva avrebbe rappresentato una svolta importante per riprendere aspetti del territorio altrimenti impossibili da cogliere.

 

© Stefano Barattini

 

in ordine di acquisto sono stati: DJI Spark, DJI Mini 2, DJI Mini 3 Pro

In passato si potevano usare strumenti meccanici come mongolfiere, aerei o elicotteri ma, a parte i costi, nessuno di questi permetteva di rimanere immobile anche in centro paese, per fare un esempio, e scattare in posizione zenitale (parlo di fotografia amatoriale naturalmente).

Fu così che a un certo punto, osservando le coltivazioni tra Lombardia e Piemonte, con le loro forme geometriche e colori, e complice Mario Giacomelli con le sue foto di campi arati,  nel 2019 iniziai il progetto Geometrie Rurali.

Forme e colori che diventano immagini astratte pur mantenendo, all’occhio attento, una riconoscibilità degli elementi contenuti.

Un altro uso che faccio del drone è legato all’architettura per l’innegabile vantaggio di poter riprendere un edificio dalla metà della sua altezza così da annullare l’effetto delle linee cadenti. Se pur eliminabili da terra con lenti decentratili, non potrà mai essere eliminata la falsa prospettiva data dal punto di ripresa.

Oppure come elemento di documentazione che offre una panoramica del territorio inusuale attraverso la quale si possono evidenziare dettagli che da terra non sono percepibili, come vedere l’impatto dell’inquinamento delle acque del Tirreno di fronte alla Solvay di Rosignano, o come una superficie industriale dismessa interessa una certa area urbana.

 

© Stefano Barattini

 

E proprio in questo caso, dato che molta della mia fotografia è rivolta agli edifici dismessi e abbandonati, poterne vedere e fotografare la loro dislocazione è di focale importanza nel racconto fotografico di un luogo, lo completa.

Al momento ho un paio di progetti in lavorazione proprio con questo strumento, uno lo dovrei terminare il prossimo anno,  come detto le possibilità sono davvero infinite, come per esempio situazioni dove è sufficiente alzarsi di pochi metri per evitare un impedimento visivo o semplicemente spostarsi di lato in un punto non altrimenti accessibile, così come a volte capita di alzarsi in volo e “scoprire” cose… inaspettate.

Insomma è a mio avviso una vera rivoluzione, da spazio a chi riesce a coglierne e sfruttarne le potenzialità,  è un compagno da tenere nella borsa della macchina fotografica e portare con se… non si sa mai.

 

© Stefano Barattini

 

Carlo Ferrara:

Ho un caro amico dipendente di una azienda che affitta mezzi di sollevamento (piattaforme aeree). Una decina di anni fa gli chiesi se aveva voglia di portarmi a fotografare con una piattaforma di portata 14mt. Una Domenica mattina partimmo ad esplorare il mondo, visto da una prospettiva differente. 
Non una impresa facile, almeno dal lato pratico. Non puoi fermarti dove vuoi lungo la strada, occupi un sacco di spazio quando sbracci gli stabilizzatori, devi recintare la zona di lavoro… insomma dopo quella Domenica capii che era una prospettiva che non potevo permettermi.


Però la tecnologia avanza e dopo poco tempo dalla mia avventura, fanno la comparsa i droni consumer. Monetariamente inavvicinabili per me, mi riportavano già alla mente l’esperienza con il mezzo di sollevamento. Immaginavo le fotografie che avrei potuto scattare; ne facevo tantissime, ma solo con gli occhi perché mi mancava il mezzo. Fortunatamente per me, le case produttrici aggiornano i modelli (almeno) annualmente ed arrivati al MARKIII il prezzo del MARK I crolla!!! Ed io, come un avvoltoio, mi piombo sull’usato. Il momento giusto è il Natale del 2022, così ai primi di Gennaio 2023 arriva a casa il DJI Mavic Mini.

Un piccolo gioiello di tecnologia condensata in 249 grammi. La sua semplicità di utilizzo è strabiliante, ancor più per me che non ho esigenze particolari di volo o altezze.

Da qui parte la sperimentazione che, nel primo periodo, è facilitata dalle fotografie mai scattate negli anni!!! Le idee son tutte nella cartucciera, adesso si tratta di spararle.


 

© Carlo Ferrara

 

Devo aprire una parentesi. Si sa che c’è differenza tra ciò che ci piace fotografare e ciò che ci piace veder fotografato. Adoro guardare le foto aeree, scattate da queste stupefacenti macchine. Onestamente però non ho l’ambizione o la passione di scattarle. La mia idea di Drone è ancora legata ai 14mt del sollevatore. La proprietà di stabilizzazione in volo del DJI Mavic Mini mi fa dire che ho un treppiede sfilabile a 14mt o una lunghissima “giraffa” da studio.

Ho sempre in mente le immagini dei backstage di Hollywood, dove vedi “volare” i registi su bracci metallici, alla ricerca della scena perfetta. Questo per me è il Drone. Sull’asta del cavalletto la macchina fotografica e tra le mie mani l’oculare a forma di telefonino (il radiocomando del drone). Non c’è differenza di metodo con un cavalletto tradizionale: sfilo, collego lo scatto remoto, compongo la scena immaginandomi all’interno di essa, click. Che io sia in piedi oppure sdraiato a terra, il principio non cambia. Cambiano solo i sassolini di asfalto che si conficcano nelle gambe e nelle spalle, ma cosa non si fa per la passione?

 

© Carlo Ferrara

 

Ho anche ricominciato a “saltare”. La protrusione L5S1 degli ultimi tempi, mi impedisce slanci da triplista. Col drone posso saltare comodamente sdraiato a terra. Comodamente si fa per dire, però la sciatica mi lascia in pace. 
Confesso che il percorso surrealista trova uno spunto ulteriore, invogliando lo spettatore ad immaginare una realtà relativa rispetto a quella assoluta. Una metafora per dire quanti modi esistono di vedere il mondo. Un tema Pirandelliano che amo particolarmente. 
L’ evoluzione delle idee è spesso legata all’evoluzione tecnologica. Mi capita e mi diverte pensare ai grandi fotografi del passato e mi chiedo cosa avrebbe potuto fare Capa in Normandia con uno scafandro subacqueo e 100 schedine SD, oppure (il mio mito) Rodney Smith con un piccolo Drone…ma loro non li avevano.

Credo che l’evoluzione tecnica sia fondamentale. Fornisce un nuovo modo di comunicare ciò che da sempre viene comunicato. Oltretutto non elide il passato, semplicemente si aggiunge. Ciò che scompare, scompare perché non interessa più a nessuno.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

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