Fotografia al Collodio umido. Perché? (Prima parte)

Penso che sia necessario un breve rewind, per capire il senso delle evoluzioni della fotografia negli ultimi anni.

Solo un brevissimo accenno. Se siete curiosi di rileggere la storia recente delle fotocamere digitali ecco un interessante articolo di Marco Cruipi

“Nel 1975 un ricercatore della Kodak, Steven Sasson, lavora ad un’invenzione rivoluzionaria: la prima fotocamera digitale.” […] “Ma è solo nel 2003 con la Canon 300D che il sistema Reflex digitale diventa più accessibile al pubblico scendendo a un prezzo di circa 1000 euro.”

Intorno agli inizi degli anni 2000 avviene il fenomeno epocale. Molti fotografi professionisti, per varie ragioni, si convertono alla fotografia digitale, molti nuovi fotografi nascono in quegli anni, come “nativi digitali” spesso orfani di un background. Per loro la fotografia inizia lì non nel 9 luglio 1839 quando al procedimento fotografico di Louis Jacque Mandè Daguerre (1787- 1851), viene concesso il brevetto dall’Accademia delle Scienze di Parigi.

 

 

Sono anni cruciali per la cosi detta fotografia analogica, o argentica. Passano pochi anni e i materiali sensibili che si trovavano facilmente in ogni buon negozio di fotografia diventano quasi introvabili. Storiche case produttrici come Kodak, Ilford, Agfa entrano in crisi. La loro produzione di materiali sensibili e chimici diventa limitata o cessa completamente.

Va detto che noi italiani siamo rapidissimi a saltare su ogni nuovo carro tecnologico, di conseguenza il declino della fotografia analogica da noi diventa più rapido che in altri paesi.

Tuttavia proprio in quegli anni iniziano interessanti sviluppi nel modi di comunicazione di massa, grazie alla diffusione di internet, il web diventa una rete mondiale.

“Tra il 2002 e il 2007 i blog godono di un periodo di grande fortuna comunicativa, addirittura di sopravvalutazione perché ritenuti fortemente rivoluzionari dal punto di vista della comunicazione e dei rapporti sociali: Giuseppe Granieri addirittura parla di Generation blog (generazione blog) intitolando così un suo libro”.

 

 

Facebook inizia più o meno in quegli anni. “Dal settembre 2006 al settembre 2007 nella graduatoria del traffico dei siti Facebook passò, secondo Alexa, dalla sessantesima alla settima posizione. Dal luglio 2007 figura nella classifica dei 10 siti più visitati al mondo ed è il sito numero uno negli Stati Uniti per foto visualizzabili, con oltre 60 milioni di immagini caricate settimanalmente”. Gradualmente si diffondono siti di e-commerce dedicati alla fotografia. In quegli anni bui per la fotografia analogica poteva accadere che a Roma si dovesse girare mezza città per trovare sviluppi o materiali sensibili, ovviamente chi viveva in località decentrate aveva difficoltà ancora maggiori. Oggi ordinando online tutto arriva a casa in uno o due giorni.

I negozi fisici che hanno saputo cavalcare questa ondata vivono, chi non ha saputo farlo ha chiuso la saracinesca.

OK capisco benissimo che vi dia fastidio leggere su FB cosa ha mangiato il nipotino della vostra amica migliore. Capisco anche al limite chi sbraita su FB affermando che basta, se ne va, e dopo tre giorni di durissima astinenza ritorna come se nulla fosse. Però Blog, Social , ecc. sono strumenti, come il martello. Ci puoi piantare in modo corretto dei chiodi ma puoi anche dartelo sulle dita.

 

 

In questi ultimissimi anni si assiste ad un evidente rinascita di interesse per la fotografia analogica, indubbiamente è grazie a blog, social ed e-commerce.

Un interesse che grazie ai contatti, alla con divisione di esperienze e sapere va a ritroso nel tempo, torna alle origini della fotografia, permette oggi che le tecniche antiche rivivano accanto alle più recenti.

Tra le antiche tecniche il collodio umido mi affascina particolarmente, ne ho parlato con Dennis Ziliotto che ha cominciato a praticarlo otto anni or sono.

 

 

Dennis, perché il collodio umido?

Perché oltre al fascino é una tecnica rigorosa, una tecnica che non permette errore sia nella preparazione dello scatto che nello “sviluppo” dello stesso durante tutto il processo che aggiungendo l’unicità dell’opera (non essendo riproducibile ma soprattutto modificabile) rendono questa tecnica ogni volta una affascinante sfida.

Penso che poche attività come la fotografia mettano a diretto contatto chi le pratica col tempo che scorre. Uno scatto può durare frazioni di secondo o anche ore a seconda del genere di fotografia e della luce. Viene anche vissuto in modo diverso a seconda della elaborazione della fotografia per sviluppare una immagine latente, e magari elaborarla se è un file, ed infine condividerla o stamparla.

 

 

Si parla spesso di cogliere lattimo fuggente, Dennis cos’è per te questo attimo fuggente?”

Con il collodio umido l’attimo fuggente diventa sfuggente perdendosi nel lungo tempo di posa ma a mio modo di vedere questo lungo istante d’attesa durante un ritratto serve a far uscire il lato più reale delle persone.

Per me Il tempo nella fotografia al collodio umido é come l’inchiostro che si usa per scrivere un romanzo, più lungo è il libro più storie ci sono dentro a quelle pagine o dentro a quel ritratto.

 

 

Da quel che mi sembra di intuire esiste una sorta di comunità mondiale “collodica”. Per chi è estraneo può sembrare quasi una setta segreta, tuttavia forse è segreta solo perché magari non ce ne interessiamo. Capita che chi se ne interessa stabilisca contatti a livello anche internazionale per approfondire le proprie esperienze e conoscenze. Capita che vi conosciate un poco tutti tra gli adepti e da quello che so sei stimato a livello internazionale. Puoi parlare un poco di questa comunità, raduni, motivazioni, o altro? Serve anche per scambiarvi esperienze e quindi in un certo senso migliorare e fare progredire tecniche ed eventuali strumenti?

Il movimento collodico sta diventando sempre più vivo e conosciuto. Oltreoceano sono molti anni che viene praticata la fotografia al collodio umido. È abbastanza diffusa anche in Paesi come Belgio, Olanda, Francia, Spagna, Inghilterra, qui da noi siamo un po’ più indietro ma ci stiamo arrivando!

 

 

Un evento molto importante viene organizzato ogni anno, si chiama “European Collodion Weekend”.

Quest’anno non avrà luogo, causa covid-19. Si svolgeva in Olanda e nel 2019 in Lussemburgo.

È un “raduno” di collodisti provenienti da tutto il mondo, sono 3 giorni dove ci si ritrova e ci si ubriaca di etere condividendo esperienze varie, un gruppo che ormai é diventato una grande famiglia con a capo Alex Timmermans superbo collodista Olandese “padre” dell’annuale ritrovo.”

È tuttavia necessario approfondire sia pure per sommi capi il lato tecnico della fotografia a collodio umido, lo farò nella prossima puntata.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

Dennis Ziliotto

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Alert: Contenuto protetto!