Fotografia: AI… Ahi, ahi, ahi!

Ogni tanto girovagando per social mi imbatto in dialoghi che agitano il problema della AI, l’intelligenza Artificiale in ambito fotografico. Per lo più dopo aver letto che ‘non è fotografia!!!’ e che l’illustre ‘Fotografo Ignoto’ preferisce continuare a scattare fotografie con la sua fotocamera a banco ottico, scorro oltre, sperando che i battibecchi sui pandoro-gate e la povera Ferragni siano più interessanti. D’altronde siamo in una botte di ferro. È stata istituita una “Commissione Algoritmi” presieduta da Giuliano Amato che tuttavia ha rassegnato le dimissioni, essendo sgradito alla Meloni.

Comunque tranquilli, a Palazzo Pirelli sono stati aperti gli Stati Generali dell’Intelligenza Artificiale, con il presidente di Regione Lombardia Fontana, il vicepresidente del Consiglio Salvini e il presidente del Senato La Russa.

Il problema che sembra più attanagli giornalisti, giornali e politici è quello dell’etica. Salvini non ci dorme la notte, fortunatamente riesco a dormire lo stesso. In ogni caso il fatto che se ne ‘occupino’ i nostri politici è di una certa rilevanza.

 

© Giorgio Rossi.

 

Per fare, anche solo per sommi capi, un poco di chiarezza sull’argomento e sull’etica, è bene distinguere tra Intelligenza Artificiale debole, specializzata in un insieme limitato di compiti. Sono sistemi non senzienti, non possono applicare il loro “apprendimento” senza l’assistenza dell’uomo.

Inoltre c’è l’intelligenza Artificiale forte, progettata per sviluppare un’intelligenza propria e scelte autonome. Attualmente è un obiettivo teorico più che una realtà pratica ma è una delle sfide più ambiziose della ricerca scientifica.

Tra i laboratori più importanti di ricerca AI figura GitHub, un repository (deposito) Open source di codice informatico che chiunque può utilizzare con attribuzione agli autori. OpenAI è un laboratorio di ricerca AI. Microsoft possiede GitHub e ha una partecipazione in OpenAI.

Se si cerca OpenAI ci si imbatte in un interessante testo su wikipedia:

“OpenAI è un laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale fondato nel 2015, costituito dalla società “no-profit OpenAI”, Inc. e dalla sua sussidiaria “for-profit OpenAI”. L’obiettivo della ricerca è promuovere e sviluppare un’intelligenza artificiale amichevole (friendly AI) in modo che l’umanità possa trarne beneficio. Ha lo scopo di “collaborare liberamente” con altre istituzioni e ricercatori rendendo i suoi brevetti e ricerche aperti al pubblico.

Il 21 febbraio 2018, Musk si è dimesso dal consiglio di amministrazione, per “un potenziale futuro conflitto di interessi” con la IA di Tesla per le automobili a guida autonoma; è rimasto un donatore. Alcuni scienziati, tra cui Stephen Hawking e Stuart Russell, credettero che se un’intelligenza artificiale avanzata, la AI forte, ottenesse l’abilità di riprogettarsi da sola a una velocità sempre più elevata, una “esplosione di intelligenza” inarrestabile porterebbe all’estinzione dell’umanità.

Musk definisce l’IA come la “minaccia più grande per l’esistenza” del genere umano. OpenAI afferma che “è difficile rendersi conto di quanto la società possa beneficiare di una IA al livello umano”, e che è ugualmente difficile comprendere “quanto possa essere danneggiata se prodotta o usata incorrettamente”

Quindi bene, sono consapevoli di quello che stanno facendo e Elon Musk  è un guardiano sicuro per il futuro dell’umanità. Mal che vada ci traghetterà tutti su Marte.

 

© Giorgio Rossi. La via Lattea e Fibonacci

 

Però… GitHub, Microsoft e OpenAI sono al centro di una class action da 9 miliardi di dollari con l’accusa che il loro strumento di codifica basato sull’intelligenza artificiale, Copilot, ha copiato il codice.

“Viola le licenze che i programmatori open source hanno scelto e monetizza il loro codice nonostante l’impegno di GitHub di non farlo”.

C’è inoltre una certa ambiguità, non del tutto di fondo, tra il nome OpenAI della società “no-profit”di Musk e il termine Open Source. Con Open Source in informatica, si indica un software distribuito sotto i termini di una licenza che concede lo studio, l’utilizzo, la modifica e la redistribuzione del codice.

La condivisione del codice è nata insieme all’informatica, piuttosto che di origini dell’Open Source potrebbe essere più appropriato parlare, invece, di origine del software proprietario, ed esaminare il contesto storico in cui questa origine ha avuto luogo.

Va anche considerato che parallelamente  prosegue anche l’attività della “for-profit OpenAI”. Dove siano esattamente i paletti che separano il “non profit” dal “for profit” non è dato sapere, il che aggrava la situazione.

La guerra sottotraccia tra ricerca e software sviluppati in Open Source e quelli proprietari dura da moltissimi anni. Sta di fatto che i detentori di software e tecnologie proprietarie sono tra gli uomini più ricchi del mondo. Dunque ha vinto e vince Linux o Microsoft? Ho trovato una interessante statistica.

Di fatto il sistema operativo più diffuso lato desktop PC indubbiamente è Windows. Lato server (elemento informatico e delle telecomunicazioni che elabora e gestisce le informazioni su una rete, restituendole a tutti coloro che ne fanno richiesta (clients).) e lato database i sistemi Unix / Linux / Open Source stravincono. Dal 2018 tutti i priami 500 super-computer del mondo usano Linux.

È una sorta di medaglia a due facce, quale delle due è più importante? Per l’utente medio quella più evidente. Per i ricercatori forse quella nascosta. Per utilizzare un software l’utente medio ha bisogno di una interfaccia grafica, nota anche come GUI, in informatica è un tipo di interfaccia utente, user friendly, che consente l’interazione uomo-macchina in modo visuale.

Il ricercatore informatico utilizza i comandi tipici di un’interfaccia a riga di comando. Quando utilizziamo una GUI, o una App, quale essa sia, ci troviamo subito a nostro agio ma GUI  e App il più delle volte sono  proprietarie e a pagamento.

Tuttavia secondo una recente analisi l’AI open source supererà sia Google che OpenAI. Queste soluzioni “aperte” starebbero infatti divenendo sempre più competitive rispetto alle soluzioni proposte dalle aziende più grandi migliorando a un ritmo molto più rapido rispetto a quello fatto segnare da realtà come Google e OpenAI.
Però l’AI Open Source non cerca e non cercherà fette di mercato.

Le App per produzione immagini tramite AI che utilizza l’utente medio, principalmente Midjourney e Stability AI sono ovviamente a pagamento. Sono un ottimo business. In sostanza è sempre l’utente ad alimentare un mercato, salvo poi lamentarsi che ci sia qualcosa di poco etico dietro questo mercato. Esiste un mercato davvero etico?

 

Maia Lima. Modella creata da The Clueless

 

Tuttavia il problema dell’etica che colpisce i politici viene sollevato dal mondo dell’editoria, giornali, comunicazione, e viene come detto recepito dalla “Commissione Algoritrmi”

In parte mi sembra un falso problema. A monte ci dovrebbe essere comunque un comportamento deontologicamente corretto del giornalista e del giornale che pubblica una notizia. Che sia stata scritta integralmente dal giornalista o sia stato aiutato dalla AI nella stesura del testo, forse è scarsamente rilevante, se la notizia è ‘vera’, se le fonti sono verificabili ed attendibili. Spesso non lo sono.

Può una fotografia a corredo di un articolo suffragare in modo inconfutabile la veridicità di un testo scritto? Assolutamente no. Che sia una foto effettivamente scattata, reale e sincera, che sia una immagine prodotta grazie alla AI, cambia veramente qualcosa?

La verità è che già da tempo immagini foto-realistiche per pubblicizzare abiti di moda vengono realizzate grazie alla AI ed esistono agenzie di fotomodelle/i che in realtà non esistono.

 

Aitana Lopez

 

Aitana López è una modella di Barcellona di 25 anni, un account Instagram da oltre 120.000 follower. Guadagna oltre 10.000 dollari al mese ma non esiste.

Come molte altri modelli, è interamente creata con l’intelligenza artificiale.

A rivelarlo è Rubeñ Cruz, fondatore dell’agenzia di modelle The Clueless. In Italia stiamo da poco liberandoci dalle mani a polipo 6-7 dita.

 

Aitana Lopez

 

Un altrettanto importante problema in campo AI simil-fotografico o di produzione immagini è quello del copyright, deve essere regolamentato.

Anche questo secondo me è parzialmente un falso problema.

Chi produce una foto organizzando uno stage, o interpretando il reale, ha modo di attestare che la foto è sua.

 

William Herbert Mortensen

 

Se in una immagine prodotta grazie alla AI immette in post-produzione  su uno sfondo creato artificialmente, un soggetto da lui effettivamente ripreso fotograficamente, può provare che il risultato finale sia opera sua. A prescindere ovviamente dal fatto che l’insieme del prodotto testimoni una qualche verità/realtà accaduta davanti al suo obiettivo.

Del resto il fotografo pittorialista William Herbert Mortensen  realizzò fotografie “realistiche” ma incredibili anche senza AI.

 

William Herbert Mortensen

 

Molto modestamente anni or sono realizzai una serie di fotografie “The Americars” erano fotomontaggi in Photoshop di auto vintage trovate sul web su sfondi di paesaggi da me fotografati.

Quindi entrambe vere fotografie, ma l’insieme era una scherzosa (o surreale) bugia.

 

© Giorgio Rossi. Americars

 

Per me è anche una questione linguistica. Faccio una foto che esprime in modo assai sintetico un’idea. Una foto vale più di mille parole. Se devo tirar fuori oltre mille parole per comporre un prompt che mi restituisca perfettamente l’immagine che avevo in mente, allora faccio prima a  scattare una fotografia!

Poi se mi dicono che non so fotografare e non sono nemmeno capace di usare la AI, ok ci sta, ci sono altre centinaia di cose che non so fare! ( cit. R. Polansky)

 

 

Dunque tutto vero? Tutto falso? Un po’ e un po’? Il problema è sempre quello della credibilità… in un mondo che reputa credibile il terrapiattismo.

Non è nemmeno detto che si debba puntare alla credibilità, in fondo l’unica cosa importante è che  una foto o una immagine colpiscano, arrivino, che siano realistiche e credibili conta assai poco.

 

© Giorgio Rossi. Un the dal cappellaio pazzo. AI

 

Facciamocene una ragione, il problema della ‘verità’ è rimasto identico dal mito della caverna a Matrix, una versione moderna delle teorie filosofiche di Platone. Forse il problema più importante è che ogni nuovo strumento deve venire assimilato per comprenderne le potenzialità, ma resta comunque uno strumento. Quello che fa la differenza è, oltre l’etica e l’idea a monte, il modo di usarlo.

Dunque la AI  in campo “fotografico” è un nuovo strumento, benvenga.

Se preferite scattare tradizionalmente fotografie in analogico puro nessuno ve lo impedirà mai. Il risultato di uno smanettamento con Midjourney potrebbe essere molto personale, raramente lo è.

 

© Giorgio Rossi. Still Life

 

Al di là della artificiosità spesso immediatamente percepibile o della verosimiglianza al reale in costante miglioramento, quello che mi colpisce nelle immagini realizzate grazie alla AI è altro. Osservo per lo più una sorta di gatto che si morde la coda, un circolo vizioso visivo per capirci meglio.

Una nuova, costante, produzione di immagini in AI va a nutrire il ‘bagaglio culturale’ AI che a sua volta tende a proporre risultati vicini al gusto, all’estetica diffusa che ha prodotto precedenti  immagini.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

William Herbert Mortensen

 

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