È sempre indispensabile fotografare?

  1. Il più delle volte osservando fotografie cerco di calarmi negli occhi di chi ha scattato l’immagine, risalire al momento del click. Per cercare di capirne le motivazioni “pure”, non filtrate da eventi successivi. A volte mi sembra che la “necessità” di uno scatto sia costruita a posteriori, dopo, per cercare di spiegarlo. Altre volte mi sembra che non ci sia alcuna spiegazione. Nessuna necessità, se non quella di usare l’oggetto fotocamera. Come se uno uscisse con l’ombrello perché non si sa mai, e poi lo aprisse anche se non piove. In quel click c’è spesso un qualcosa di liberatorio, un’urgenza da soddisfare al più presto.

Diversa è la situazione in vacanza, è un fermare un ricordo quale esso sia, sopratutto per noi. Ci stiamo godendo un meraviglioso tramonto da un davanzale affacciato sul mare.

Click! E in quel click è condensata l’intera giornata, dalla spiaggia affollata di ombrelloni al Pastis, che se lo bevi a casa fa veramente schifo ma in Corsica, in un bar, osservando il tramonto sul mare è buonissimo.

Dunque Click!

© Giorgio Rossi.9

 

Corsica, tramonto sul mare! Solo che si vede un qualcosa che potrebbe essere ovunque. Insomma a chi osserva la foto non dice nulla della Corsica, esattamente come si fa quando si fotografa una bella ragazza e si intitola la foto: “ Silvia” ma chi l’osserva vede solo una ragazza, non si può fotografare Silvia, o almeno non lo si può fare nella misura in cui solo tra pochi intimi si sa che è Silvia.

Dunque si esce con la macchina al collo, tutto il resto dell’Ambaradan nella borsa di cuoio strafiga, compresa la serie intera dei filtri del generale Lee. e si viene colti da ansia da prestazione: oddio cosa fotografo? È stato tutto già fotografato! IL PROBLEMA STA FORSE LÌ, NEL NON SAPER GUARDARE.

Come se il mondo che ci sta intorno fosse diventato in un attimo piccolo piccolo, a forza di scartare tutto rendendosi conto che è già stato fotografato. Si parla talvolta di sguardo della “prossimità” come se questa aiutasse a comprendere ciò che sfioriamo con lo sguardo passeggiando nel nostro quotidiano. Forse è proprio l’abitudine, la “prossimità”, a rendere il nostro sguardo superficiale.

Eppure molti teorizzano come importante questo sguardo di prossimità. Ma è poi vero?

 

© Giorgio Rossi.

 

Credo che la maggior parte dei fotografi di reportage, sia esso semplicemente di turismo oppure più impegnato nel sociale, siano partiti preparati culturalmente, ma poi il più delle volte hanno fotografato qualcosa che li ha colti di sorpresa. A meno che non intendessero realizzare una cartolina, l’ennesima replica.

Ma in fondo perché no, anche una bella cartolina va bene, purché sia meglio della serie di cartoline che troviamo sullo stesso soggetto facendo una ricerca con Google immagini. Poi se anche non fosse meglio magari me la faccio andar bene lo stesso, è comunque una mia foto.

Il pescatore con la gamba alzata e la rete a Myanmar, come non fotografarlo se si è lì?

Sarebbe come se si venisse a Roma e non si fotografasse piazza S. Pietro. Una volta un turista francese, ospite della mia casa vacanze mi espose il suo problema: “devo fotografare piazza S. Pietro e andare a vedere ola Cappella Sistina… Ma non mi interessa minimamente”. “allora non ci andare – risposi – ci sono tantissime altre cose a Roma che ti piacerà scoprire, studia le cartoline e racconta di esserci stato a S. Pietro”.

Eh, una delle conto-indicazioni di Google è che tutto in un attimo diventa luogo comune. Te ne rendi conto quando lo cerchi, se lo cerchi lo trovi e non puoi più fare a meno di considerare che molti altri hanno avuto la tua identica idea fotografica, quale essa sia. Può essere del tutto ininfluente per te, se non hai la minima ambizione di essere o diventare un buon fotografo, se non provi quella sottile e persistente insoddisfazione interiore che ti spinge a cercare, ad andare oltre.

C’è tuttavia una differenza tra il replicare (sia pur malamente poiché la fotografia è comunque una pessima replica) e il rappresentare. La replica per lo più interessa a pochi, nel rappresentare, se ci riesci, puoi incontrare l’interesse di molti. Come se ci fosse una piccola parte di te che trova un’eco fuori da te.

A me piace nel fotografare cercare e trovare lo sguardo della “estraneità stupita”, la felicità di tornare bambino al momento del click, scoprire con stupore, trasmettere quello stupore a chi sa rileggerlo e stupirsene a sua volta. Mi riesce sempre più difficile, ahimè, lo stupirmi, dunque scatto assai poco, come se nella fotocamera avessi un rullo da 12 pose invece di una scheda di memoria da 32 giga.

Una vacanzina in Cilento?

Uno scatto…”Cristo si è fermato ad Ogliastro”.

E gli “scialatielli alla cilentana”? No, quelli non li ho fotografati, mica devo condividere tutto! Tutto qua? Eh sì, mi consolo con una foto di Rimini… Ghirresca o Ghirriana?

Beh nessuno è perfetto!

© Giorgio Rossi.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

https://www.semplicementefotografare.com/live-2019

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