Curiosità e Fotografia

Grandi fotografi americani, francesi, inglesi, italiani, polacchi, russi, ungheresi, ecc. praticamente ogni Paese ha i suoi grandi fotografi, anche se culturalmente siamo molto legati alla nostra cultura occidentale, con qualche excursus nella fotografia giapponese, cinese. Esistono anche grandi fotografi arabi, indiani, africani.

Per quanto la fotografia sia diffusa in tutto il mondo, non per tutti i suoi abitanti è stata egualmente accessibile. Su internet si trova tutto, basta cercare.

 

Ritratto di Alfred Hitchcock per la promozione del film Gli Uccelli, 1962

 

Però bisogna trovare una linea guida che indirizzi la nostra ricerca.

Spesso cerchiamo qualcosa di preciso, abbiamo letto un nome, cerchiamo di approfondire l’opera legata a quel nome. Altre volte cerchiamo per “generi “ come la fotografia umanista. Spesso le nostre conoscenze non si allargheranno più di tanto, saranno circoscritte a quello che gira, a quello di cui si parla spesso. Proviamo ad allargare ancora in modo trasversale, una ricerca sulla fotografia. Ricercare in fondo vuol dire ipotizzare dei nessi, dei collegamenti tra un A un B, e cercare poi di verificare se siano nessi plausibili e di un qualche interesse.

Porsi delle domande e cercare delle risposte, pura bellissima curiosità.

L’unica strada secondo me percorribile se si vuole approfondire la conoscenza della fotografia e la sua pratica. Leggo spesso di fotografi che affermano: “a me piace sperimentare!” OK, d’accordo, ma non vuol dire andare a casaccio. La fotografia ha una sua storia, una sua evoluzione.

Cerchiamo se mai di inserirci in questa evoluzione. Cerchiamo nessi per cercare di capire.

 

Dalí Atomicus, 1948

 

Se non stabiliamo dei nessi ogni famoso fotografo rimane un caso isolato per quanto possa essere interessante probabilmente non ne capiremo l’essenza. Ogni fotografo è figlio del suo tempo, è vissuto in un contesto. Lasciamo da parte i geni incompresi, gli sfigati isolazionisti non sono poi così interessanti, sopratutto nel nostro fotografare cerchiamo di non essere isolazionisti

Una possibile chiave di ricerca? Esiste un modo di fotografare Ebreo? Un qualcosa che sia un tratto unificante del loro sguardo, del loro modo di fotografare, di vedere il mondo?

Prima di tutto però: i fotografi ebrei hanno una qualche rilevanza particolare nell’ampio e variegato mondo della storie della fotografia. Sono diffusi? Non è che si fa di tutt’erba un fascio?
Iniziamo da un po’ di nomi di battesimo, cerchiamo di percorrere l’alfabeto:

Alfred Eisenstaedt, Alfred Stieglitz, Ando Gilardi, André Kertesz, Andreas Feininger, Annie Leibovitz, Arnold Newman, Art Kane, Bert Stern, Brassaï, Bruce Davidson, David “Chim” Seymour, Diane Arbus, Erich Salomon, Gisèle Freund, Ghitta Carell, Helmut Newton, Izis, Jeanloup Sieff, Joel Meyerowitz, John Heartfield, Laszlo Moholy-Nagy, Lee Friedlander, Lewis Hine, Lisette Model, Man Ray, Martin Munkàcsi, Paul Strand, Philippe Halsman, Richard Avedon, Robert Capa, Robert Frank, Weegee, William Klein, Willy Ronis….. vi dicono nulla questi nomi? Beh sono tutti di origine ebrea.

 

Marilyn Monroe e Philippe Halsman, 1959

 

Probabilmente ci sono più importanti nomi di fotografi americani o italiani di quanti ce ne siano di ebrei, Fa differenza? Forse. Però gli americani e italiani hanno una comune provenienza geografica, i fotografi ebrei hanno in comune una provenienza etnica e culturale, radici semi sommerse dalla terra che tuttavia qualche volta emergono. Un sottile tratto in comune che li lega pur nelle enormi diversità espressive che possono esserci tra loro.

Molti fotografi di origine ebrea sono degli erranti, hanno spesso dovuto viaggiare, spostarsi forzosamente dalla loro terra di origine. Ognuno poi ha reagito a modo suo, talvolta assai sofferto, illuminato dalla speranza, il più delle volte con disponibilità, rispetto e apertura mentale al “diverso”, mai alla superficialità, a volte con il sorriso, che può arrivare all’autoironia, per quanto non sia facile continuare a sorridere.

Però spetta a voi se siete interessati, cercare di seguire l’esile traccia dei nomi che vi ho scritto, cercare un vostro nesso o altri possibili nessi.

 

Philippe Halsman

 

Però fateci caso. I fotografi sono stati assai spesso erranti, è nell’essenza della fotografia sino dalle origini essere vagabonda e curiosa. Volete approfondire la fotografia, conoscerla meglio? Volete migliorare come fotografi?

C’è un unica ricetta possibile: SIATE CURIOSI.

Eh lo so che molti cercano sicurezze, vogliono nozioni precise e univoche, ma credetemi le vostre certezze ve le dovete costruire da soli, giorno dopo giorno.

Non potete trovarle in un workshop, in una lettura di portfolio o in una fotocamera.

 

Philippe Halsman

 

Tra tutti questi nomi oggi ho scelto Philippe Halsman, nato a Riga, Lettonia. Celebri i suoi ritratti, spesso pubblicati su Vogue , quando viveva in Francia. Poi dovette fuggire in America, quando la Francia fu invasa dai nazisti. Molto particolare la serie dei salti. Bello mentalmente e sorridente il concetto del “salto”. Interessanti e molto creativi gli scatti realizzati in complicità di Salvator Dalì, al quale fu legato da un rapporto di lunga collaborazione ed amicizia.

Ah, per la cronaca , Halsman non usava Photoshop. Molti dei suoi scatti sono stati realizzati in ripresa, poi lavorando sul negativo, be in fase di stampa, ma sempre partendo da un idea precisa, seguendola con abilità tecnica e creatività.

Oggi è tutto più facile, molto più facile.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

Philippe Halsman

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