Che dire della fotografia?? Terza e ultima parte

Di Giorgio Rossi.

 

Nella puntata precedente di questo tormentone parlavo dell’odierna situazione che ha del paradossale. Mai come di questi tempi l’interesse intorno alla fotografia è vivo. Mai come oggi nei social e altrove vengono postate miliardi di fotografie , spesso assai interessanti, e mai come oggi il ruolo del fotografo, professionista o meno, è in crisi. Quali sono le cause? È colpa del Web, dei Social? È colpa del digitale? Ehm, ma questi sono solo strumenti! È forse colpa del martello se piantando un chiodo ti pesti un dito? Quando grandi eventi scombussolano l’equilibrio di un Sistema non esiste mai una sola causa, se mai esiste una serie di concause che tutte insieme contribuiscono al disequilibrio del Sistema. Pensiamo semplicemente al progresso tecnologico.

Ci vollero chissà quanti secoli in passato per usare nel modo più conveniente la ruota. Leonardo da Vinci, appassionato e genialoide inventore, oltre che artista, disegnò stupende macchine per volare, ma ahimè non funzionarono granché. Avrebbero forse potuto funzionare se prima fossero state scoperte le leghe leggere. Ma un importante progresso tecnologico in genere ha ripercussioni altrettanto importanti nel nostro sociale, nelle relazioni interpersonali, nella nostra vita quotidiana.

A questo progresso l’uomo si deve adattare, come del resto si adatta ai cambiamenti ogni specie vivente, e nell’adattarsi la specie evolve. Vediamo un torrente di acqua schiumosa nella quale nuotano miriadi di pesci. Cosa vuol dire che quell’acqua è pura? Assolutamente no, i pesci che ci vivono si sono adattati, le specie si sono evolute, Una evoluzione rapida resa possibile anche da ritmi di riproduzioni generazionali rapidissimi. Ma il susseguirsi delle generazioni umane è assai più lento del ritmo di accelerazione del progresso odierno, caratterizzato dalla confluenza delle più diverse tecnologie. Insomma stentiamo ad adattarci e ipotizzare per la nostra vita un futuro diverso, non riusciamo nemmeno ad ipotizzarlo. Interessante quello che scrive Alberto Lori nel libro “Il Fattore Q”….” La realtà nella quale siamo immersi non è lineare, continua, prevedibile, ma discontinua, probabilistica, sincronica, un luogo dove l’osservatore (la coscienza) torna ad essere padrone del proprio destino.” eh sì la coscienza… Francisco Goya nel 1797 realizzò un’acquaforte e acquatinta “Il sonno della ragione genera mostri”. Come siamo messi oggi? Basta accendere la televisione ad una qualsiasi ora per rendercene conto. La televisione commerciale è iniziata circa alla fine degli anni settanta, la televisione di stato si è ben presto adattata ai modi e contenuti della televisione commerciale.

Solo questo?

Oh no, la guerra spietata che iniziò tra importanti gruppi editoriali per l’egemonia sull’informazione produsse altri importanti cambiamenti. Vi ricordate quando ai semafori gli strilloni vi proponevano l’acquisto di un quotidiano con annesso inserto, praticamente riviste di ogni genere, viaggi, moda, musica, venivano regalati, non andavi più a cercare o scegliere una rivista in edicola.

Quando è che sei entrato per l’ultima volta in un edicola e hai comperato una rivista?

E quanto dista da casa tua l’edicola più vicina? Sino a qualche anno or sono la mia edicola era a due minuti a piedi di distanza, ora è diventata un piccolo supermercato aperto sino a tarda notte da una famiglia di indiani. Le riviste che ti piacevano , se ancora esistono le puoi acquistare su internet, abbonamento annuo, cartaceo e virtuale da leggersi sul pc, ad uno sconto che oscilla tra il 35 e il 45%! Se una volta erano gli strilloni ai semafori a venderti il quotidiano ora è il giornalista a fare vendita gratuita del suo pensiero, proponendolo door to door. Tuttavia il mondo editoriale è sempre in evoluzione, Cairo Editore ha iniziato la sua attività intorno al 1996, acquisendo l’esclusiva della vendita di spazi pubblicitari su varie riviste appartenenti al gruppo RCS. Pubblicò varie riviste di gossip ed enigmistica, nel 1999 acquistò dalla Giorgio Mondadori varie riviste   tra cui: Bell’Italia, Bell’Europa, Airone, In Viaggio, Gardenia, Arte e Antiquariato. Nel 2013 il gruppo industriale Cairo acquisisce LA7. Questo solo, brevemente, per quanto attiene all’Italia. L’editoria su cartaceo in tutto il mondo è ancora enorme. Ma tu, che tu sia un bravissimo fotoamatore o un professionista, sai proporre i tuoi servizi e le tue foto ad una rivista? Eh sì perché a una rivista spesso non importa il tuo nome, importa quello che produci, se è buono e valido per la rivista lo compera e lo paga.   Magari può pagarlo meno di un tempo perché l’offerta è aumentata , ma lo paga. Però non ti viene a cercare, devi essere tu a trovare la rivista adatta al tuo prodotto, anche se trovarla non è facile, hai semplicemente a tua disposizione tutto il Web.

Già, il Web!

La storia del World Wide Web inizia nel 1989 con la proposta di un “ampio database intertestuale con link” da parte di Tim Berners-Lee ai propri superiori del CERN e si sviluppa in una rete globale di documenti HTML interconnessi negli anni novanta. Nel Web c’è tutto, ma che capacità hai di trovarlo? Molte volte penso che il Web di per sé non produca alcun approfondimento culturale. C’è tutto ma sta a te formarti la tua cultura. Le fonti a disposizione sono illimitate, ma che strumenti hai per capire se una fonte è autorevole o se invece ti sta propinando banalità, macroscopiche inesattezze o addirittura bugie? Spesso le fake news sono più interessanti o colpiscono di più delle news autentiche e quindi si diffondono più rapidamente. Prova cercare di approfondire un argomento tecnico inerente la fotografia.

Per esempio l’HDR.

Recentemente proprio qui su Sensei è stato proposto un articolo interessante ed equilibrato su questo argomento… inizia la tua ricerca scrivendo sulla barra di Google: fotografia HDR. Troverai una infinità di fonti, in italiano, siti e blog che spiegano cosa sia l’HDR… dicono per lo più tutte le stesse cose, sembrano per lo più dei copia e incolla da una fonte a un altra…. E dicono per lo più sciocchezze e bugie, ma una bugia ripetuta centinaia di volta diventa una verità incontestabile. Prova a cercare in altro modo, magari in inglese, e prova ad andare a ritroso nel tempo, a quando più o meno si è iniziato a pensare ad una possibile fotografia HDR, intorno al 2006, allora trovi questo: https://faculty.washington.edu/inanici/Publications/LRTPublished.pdf?fbclid=IwAR2uMLXd690b6DmYPmm-Q_nudlOCAFMGE1STP3342Ze-Aq35CmKxSpG8Ni0

Se arrivi sino in fondo poi sei autorizzato a sorseggiare un buon Amaro del Capo con due cubetti di ghiaccio. Conosci Vivian Maier? Certo che sì! Ma a prescindere dal suo valore e dalla effettiva tracciabilità della sua vita e del suo operato in campo fotografico è anche un enorme business. Ovviamente nulla di male in tutto ciò. Conosci Edward Hartwig fotografo? Forse no, se cerchi qualcosa di lui in italiano non troverai nulla. Comunque è stato uno dei più importanti fotografi polacchi. La fotografia è un linguaggio, e se lo è, è un linguaggio universale? Preferisco piuttosto parlare di comunicazione visiva, non di linguaggio propriamente strutturato come linguaggio. In tutti i casi è una sorta di comunicazione basata su un bagaglio culturale molto etnocentrico e spesso, in Italia , derivativo dalla fotografia americana.

Un esempio?

Pensiamo a una parte assai diffusa della produzione di fotografi italiani in tema di paesaggio urbano e non, pensiamo a certe fotografie di “non luoghi”, osserviamone le inquadrature, i colori… beh per lo più sono “Ghirresche” o “Ghirriane” sovraesposte di circa due stop, colori slavatini. Nulla di male, tutto ciò fa parte del nostro bagaglio visivo in ambito fotografico. Tutto ciò non esiste assolutamente nell’occhio fotografico di fotografi che vivono in altri Paesi. Tuttavia ognuno, pur non potendo giustamente prescindere dal suo bagaglio, può trovare comunque un suo personale modo di proporsi fotograficamente parlando. Pochi riescono a farlo ed è giusto che sia così. Vengo ora ad analizzare il fenomeno Facebook e social. Esistono migliaia di pagine FB che ruotano intorno alla fotografia, o come cultura o come mezzo tecnico. Conosco persone che sono iscritte a centinaia di gruppi di fotografia, tanti che nemmeno visitandone uno al giorno potrebbero visitarli tutti in un anno.

Quale apporto danno ai gruppi ai quali partecipano?

Sì, perché se partecipi ad un gruppo perché ti piace devi anche dare un tuo minimo apporto alle discussioni di quel gruppo, ma se ci vai solo per postare una foto, ci vai per prendere like, non per dare qualcosa. Poi naturalmente esistono le Home, le pagine personali dove fotografi parlano amabilmente del loro operato. Beh a volte di dicono semplicemente quello che hanno mangiato al ristorante, altre volte fanno discorsi interessanti sulla fotografia, non solo sul loro privato. Sta a te scegliere quale visitare ogni giorno. Se diventi follower di un fotografo insieme a millanta altri può essere che tu contribuisca a migliorargli la vita anche economicamente parlando…. Se lo merita davvero?

Concludo con un breve accenno al fatto che oggi convivono serenamente i modi e le tecniche più diverse di approcciare e produrre fotografia. È una cosa bellissima davvero… Cosa è che da la forma e il colore all’acqua? È il vaso in cui è contenuta. Il dibattito forma e materia (contenuto, sostanza) è più meno iniziato all’epoca di Platone ed Artistotele, ancora non ne siamo usciti, ogni fotografo è giusto che la faccenda se la risolva a modo suo. Pensando comunque ad un ipotetico pubblico spettatore del suo operato fotografico, altrimenti è meglio che le foto se le tenga nel cassetto. Il dibattito sulla fotografia oggi?… Storytelling? Fotografia consapevole? Ecc. tutto ruota ancora intorno al dibattito Forma/Materia.

Anche se apparentemente si tratta di argomenti diversi.
Dalla serie “Piccola Fotografia Domestica”: indagine su una pipa rigata al di sopra di ogni sospetto.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

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