Fotografare a Lume di Candela, ovvero Candlelight Photography

Chi ricorda le palline click-clack?  Un successone del giugno 71. Improvvisamente, ovunque si fosse, risuonava nella torrida estate  il frenetico  ticchettio, si interrompeva quando il giocatore se le sbatteva sul polso.

Prodotte da Clemente Martinelli in tre mesi ne vennero venduti 4 milioni di pezzi. Il passare della moda fu gioia di  genitori, sociologi e psicologi dell’età evolutiva. Pare che producessero introversione in chi ci giocava, sino ad arrivare a stati di trance.

 

 

Fortunatamente a metà anni ‘80 arrivarono i telefonini a salvarci dall’introversione. Tutto continuò felicemente nel mondo della nuova comunicazione globale, malgrado il nefasto lunedì 9 marzo 2020, il lockdown. FB ci salvò dall’isolamento più totale. Certi parlano di long-covid, può essere che uno dei sintomi sia un certo incitrullimento tuttora dilagante. Però siamo liberi di uscire di sera, facciamo vita sociale! Così riprendendo le sane consuetudini degli anni ‘70 e ‘80, tornano a dilagare mode e concerti.

Quest’anno, già da mesi, la moda planetaria sono i Concerti Candlelight. In Italia si svolgono in 100 città, coinvolgendo 3 milioni di spettatori. In pratica si tratta di concerti di musiche di autori noti, dagli Abba a Vivaldi, dai Queen a Morricone, suonati da più o meno sconosciuti solisti o ensemble. “Un’esperienza musicale e multi-sensoriale in luoghi mozzafiato illuminati dalla luce confortante delle candele”. Cambia qualcosa eseguendoli a lume di candele? Forse sì.

 

© Giorgio Rossi

 

Il lavoro del direttore della fotografia John Alcott per Barry Lyndon segnò una pietra miliare nella storia del cinema contemporaneo. Alcott e Kubrick optarono per la luce “naturale” dell’epoca: quella delle candele.

Scelta estetica resa possibile dall’evoluzione tecnica, in campo ottico, nella fabbricazione di nuove  pellicole con ultrasensibili, nei procedimenti di sviluppo e stampa in laboratorio.

Kubrick  ebbe l’idea di adattare un obiettivo fotografico Zeiss – il 50mm F. 0,7 – alla macchina da presa Mitchell. Ne scrisse in modo approfondito Marco Cavina su Sensei

 

Una scena tratta dal film “Barry Lyndon”

 

Attualmente in digitale anche con una fotocamera si possono fare riprese video sino a 3200Iso, non occorrono obiettivi speciali per le riprese.

All’aumentare della sensibilità ISO si ha bisogno di meno luce per garantire la corretta esposizione; è quindi possibile utilizzare tempi di otturazione più rapidi che consentono la cattura di sequenze video da utilizzare ad elevati frame rate.

Da quanto sopra mi è venuta l’idea di fare della Candlelight Photography.

 

© Giorgio Rossi

 

Requisiti di base per procedere. Doveva essere facile da fare, per me o per chi volesse provarci. Niente cavalletto, sul tavolo di marmo la fotocamera è appoggiata rialzata su un tagliere di legno, è così possibile spostare la fotocamera avanti e indietro, rialzarla ancora con un libro se necessario. Non mi andava di tirare fuori il Manfrotto Triman che con testa 229 pesa circa 6kg, volevo sopratutto mettermi in una situazione di ripresa praticabile a tutti.

Fotocamera Fuji xe2 con zoom XC  16-50mm f. 3.5 – 5.6 da 150€ , però comperato usato come del resto la fotocamera, insomma nulla di che. Impostata a 400 Iso  per aumentare di un pizzico la gamma dinamica (così dicono). Scatti in jpeg, non mi va di ciacciare con i Raw, altrimenti il gioco non vale la candela, smetto di divertirmi, di conseguenza post-produzione davvero minimale, al diavolo il white balance.

 

 

Ah a proposito di candele, qui viene forse il difficile. Ho due normalissime candele steariche, non è detto che tutti in casa abbiano candele, eventualmente compratele, è una spesa abbordabile. Le candele steariche sono bianche, opache, lucide e danno una fiamma poco fuligginosa se la paraffina non eccede il 50%. Il potere illuminante di queste candele si può stabilire tra 1,04 e 1,29 Hefner. No, non si tratta di Hugh Hefner, l’editore di Playboy non c’entra. Non c’entrano nemmeno le conigliette, ho però dovuto cacciare dal soggiorno la gatta Nina che era curiosissima della situazione.

Vabbè lo confesso, non so cosa siano questi Hefner, pare cosa complicata, quindi se volete saperne di più cercate sul web. Le candele brillano uniformemente in tutte le direzioni, come le stelle. Anche questo contribuisce a fare delle candele degli “illuminatori” molto particolari, Chi ha fatto lo scientifico sicuramente ricorda bene che lumen, lux e candele sono tre parole  che descrivono le unità di misura più comunemente usate per misurare l’illuminazione. Sono tutte correlate, ma rappresentano cose completamente diverse.

 

© Giorgio Rossi

 

Detta in modo semplice semplice, una candela in genere produce circa 12,6 lumen di luce e 40 watt di calore, benché questi dati siano soggetti a variabilità, dovute principalmente al tipo di stoppino utilizzato. Però se andate a chiedere al vostro fornitore di fiducia che stoppino hanno le candele che vende potrebbe mandarvi a quel paese.

Probabilmente tutti voi avete avuto a che fare con l’illuminazione a candeline di torte da compleanno, cincischiando non poco, nel dubbio se azionare o meno il flash della fotocamera per immortalare l’attimo fuggente del soffio del festeggiato. Se volete saperne di più è bene leggere questo articolo altrimenti continuate ad andare a feste di compleanno e a toppare le foto.

Fortunatamente la soluzione di illuminazione che ho sperimentato è alquanto più semplice, dato che non ci sono esseri umani in movimento da riprendere.

 

© Giorgio Rossi

 

Perché due candele? Essenzialmente per divertirmi senza intralci. Two candles is megl che one. Tutto ciò non ha nulla a che fare con riprese di still- life che è tutt’altra cosa, necessita di competenze specifiche e di strumentazione apposita. Dal punto di vista funzionale due candele sono assai pratiche, le potete spostare in un attimo senza avere a che fare con cavi, stativi, diffusori, concentratori ecc.

La luce delle candele è piacevolissima, avvolgente e ben dosabile. Basta spostare di una decina di centimetri a destra o sinistra, avanti o indietro la candela e tutto cambia. Ovviamente la luce delle candele segue la legge del quadrato della distanza, l’intensità di radiazione di una sorgente luminosa, ovvero la potenza ceduta per unità di superficie, si riduce in modo inversamente proporzionale al quadrato della distanza. Fate a meno di pensarci, seguite semplicemente quello che vi piace.

Qualche volta ho utilizzato come diffusore o elemento compositivo un parallelepipedo di polistirolo ma non è indispensabile. Usando due candele si creano ovviamente due ombre, possono essere sfruttate a livello compositivo. È una fotografia in tutto relax, prendendo qua e là cose in casa, magari ascoltando Brian Eno – Ambient 1: Music for Airports.  Una fotografia emozionale seguendo l’ispirazione del momento.

 

 

Solo oggetti? No visto che c’ero ho provato a fare un ritratto al figlio Diego.

Per gli oggetti l’esposizione è durata da 1 a 3 secondi, per il ritratto 4 secondi. Il che comporta che chi viene ritratto rimanga in quella immobilità che era tipica dei ritratti agli albori della fotografia.

Una fotografia con luce totalmente diversa dalla luce Caravaggio, è anche diversa dalla luce in light painting, se mai può essere simile alla luce Rembrandt in fotografia ma forse più ‘pittorica’, meno incisiva.

 

 

Nei ritratti mette il soggetto completamente a suo agio, non si sente indagato sotto i riflettori, si sente accudito in un intimo e sereno dialogo. Avete presente quelle serate passate davanti al caminetto acceso con amici, beh è un poco così.

Inquadrate sul monitor della fotocamera, non vi nascondete dietro il mirino, non perdete il contatto visivo tra i vostri occhi e quelli del soggetto ripreso, un poco come avviene usando il banco ottico. Il punto di messa a fuoco può non essere perfetto, l’autofocus in queste situazioni può non essere del tutto preciso ma per me non è solo la precisione a contare. Può esserci un leggero mosso del soggetto, come è avvenuto con la mano di Diego, nella foto col telefonino.

Ah questi figli che non sanno stare fermi nemmeno per 4 secondi e dopo 5 minuti scappano altrove. È difficile fare un ritratto almeno discreto in 5 minuti.

 

© Giorgio Rossi

 

 

Nel caso si possono alzare un poco gli ISO per ridurre il tempo di posa, e avvicinare leggermente la candela, in modo da ridurre il tempo di posa a un secondo. In fondo sono foto propedeutiche allo studio della luce, al cercare sottili equilibri.

Infine ho azzardato una ripresa dell’ambiente, posando la fotocamera sulla cassa sinistra dello stereo. 12 secondi di esposizione, si può scegliere se inquadrare o meno le candele accese. Meglio non inquadrarle, si rischia la sovraesposizione della candela e la sottoesposizione di tutto il resto.

È anche facile nascondere una candela dietro il soggetto ripreso. Cosa meno facile o del tutto impossibile se usate  un illuminatore professionale e un softbox.

Ovviamente tutto ciò si potrebbe fare anche riprendendo a pellicola, attendendo almeno una giornata per vedere come sono venute, ed eventualmente correggere gli errori in ulteriori sessioni fotografiche… ne vale la pena? Forse sì forse no. Per me la fotografia digitale è ottima cosa, mi permette scatti che in pellicola  non farei mai.

Forse perderei qualcosa che posso avere, se ne valga veramente la pena non lo so dire.  Posso dire che mi sono divertito a realizzare questi scatti. Questo per me…. Per l’osservatore? Fa differenza per osservatore il sapere che sono stati scatti a lume di candela? Gli è del tutto indifferente come sono stati realizzati o percepisce qualcosa di diverso e forse un poco particolare? È un dubbio ricorrente che attraversa tutta la fotografia. Per l’osservatore sapere che una certa foto è stata scattata con una Leica o con un banco ottico, o magari uno smartphone è importante?

Per me posso dire che ogni mezzo fotografico, ogni illuminazione, ha  influenza sul risultato. È un “agente”, provoca un feedback nel fotografo, dato che  il mezzo tecnico contribuisce non poco alla soddisfazione personale, al sentirsi a proprio agio scattando, il che è per me fondamentale.

 

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

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