Autoproduzione di un libro fotografico

Ormai da alcuni anni è diventato economicamente accessibile auto-prodursi un libro fotografico. Non si tratta ovviamente di stampa tipografica tradizionale, il costo sarebbe ancora proibitivo, ma di stampa digitale. Può essere di qualità più che buona anche se fatto stampare da una delle molte piattaforme on-line che forniscono tale servizio, come blurb.

Se si considera che portare le stampe ad una esposizione è bellissimo, ma ha un costo non indifferente in cornici, stampa e quant’altro, e poi non rimane che il ricordo, se si considera che lo scopo della fotografia è quello di circolare anche oltre i tempi forzatamente ristretti di una esposizione, allora non si può che concludere che stampare un libro, libricino, libretto, fanzina o quant’altro, di un proprio progetto può essere un ottimo modo di diffonderlo.

 

 

Ovviamente prima di partire a razzo bisogna chiarirsi le idee. Prima di tutto dal punto di vista economico. Direi che conviene limitare le copie stampate. Se non siete già noti meglio fermarsi a 100 copie, anche 50. Vendendole al doppio del costo di stampa dovreste andare in pari con le spese o rimetterci poco. Va da sé che dovete mettere in conto di rimetterci, ma la soddisfazione personale dovrebbe ripagare un piccolo, non esiziale danno al portafoglio.

Dunque OK, abbiamo deciso che ci facciamo un libro fotografico, benissimo, ma come iniziare?

 

 

Si parla spesso di editing che poi vorrebbe semplicemente dire scegliere le fotografie da pubblicare e metterle in una sequenza idonea a quello che vogliamo esprimere/raccontare. Fosse solo quello sarebbe relativamente facile. Un accurato editing può essere totalmente stravolto da esigenze di impaginazione. Una volta scelte le foto da pubblicare, la sequenza, i testi, si può iniziare a impaginare. La piattaforma Blurb offre tutti gli strumenti per farlo. Da quelli assai intuitivi all’uso di un plug-in per Adobe In-design, un ottimo software per impaginare, ma come tutti i software richiede una competenza specifica. Almeno apparentemente, si può impaginare un libro in modo assai intuitivo e rapidamente senza alcun problema.

È davvero così?

La Bibbia di Gutenberg o «Bibbia a quarantadue linee» (B42), realizzata nel 1453 a Magonza, è il primo libro stampato in Europa con la tecnica dei caratteri mobili.

Johannes Gutenberg aveva già intuito che la divisione in colonne del testo e le grazie, rendevano il testo stampato più facilmente leggibile. Non è che la grafica sia nata con quel libro, già gli antichi omani tenevano in alta considerazione la grafica, i caratteri delle incisioni erano per lo più ornati da ‘grazie’ che avevano anche la funzione di guidare la vista durante la lettura di un testo. Nella pubblicazione di un libro anche la scelta dei caratteri detti anche font ha una importanza non secondaria.

Esistono font con grazie o senza, detti anche Sans-serif.

Attualmente a monitor, pc tablet, smartphone si usano prevalentemente caratteri senza grazie, sono ottimamente visibili a schermo. Differentemente in stampa tipografica sono da sempre preferiti perché più leggibili specie in testi lunghi, i caratteri con le grazie.

 

 

Alcuni font hanno origini assai antiche, trai i più belli della storia della grafica ci sono quelli della colonna Traiana, sono stati attualizzati da Carol Twombly per l’Adobe, celebre ditta per la quale lavorò tra il 1988 e il 1999. Per inciso l’Adobe Systems oltre ad avere inventato Photoshop e Lightroom è anche proprietaria di molti fonts che si usano, su sua licenza e a pagamento, anche se il più delle volte non ce ne rendiamo conto dato che non è un pagamento diretto.

Altre ditte importanti produttrici di font sono la Letraset e la Mecanorma, entrate ambedue nel mercato dei caratteri digitali. Per farla breve non troverete da nessuna parte un testo lungo stampato in font sans-serif e tutt’oggi la maggior parte dei libri in Italia vengono stampati in Garamond, che è una ulteriore interpretazione dei caratteri della colonna Traiana.

Dunque per i vostri libri fotografici niente font a ‘bastoni’ cioè senza grazie? Non è detto, titoli e brevi testi possono risultare assai eleganti anche in Helvetica magari light, oppure Arial.

Quello che è importante rilevare è che non è detto che un buon web designer sia automaticamente un bravo grafico editoriale, occorre esperienza specifica nella resa a stampa di un impaginato, quale esso sia. Tutti i caratteri tipograficamente importanti hanno una loro storia, a volte interessantissima. Come il Times New Roman disegnato da Stanley Morison o il Baskerville quando l’iPad fu lanciato nel 2010, il Baskerville era una delle cinque opzioni iniziali disponibili sul dispositivo di lettura iBooks.

OK, allora una volta scelto le foto, la loro sequenza, il testo e i caratteri siamo a cavallo, possiamo iniziare a impaginare? Eh magari, ci sono molti altri particolari importanti da considerare. Come detto la storia della grafica è assai antica e certe accortezze si sono consolidate nell’arco di secoli perché ritenute importanti in quanto efficaci e funzionali. Tuttavia vengono spesso disattese per trascuratezza.

Provate e osservare con attenzione alcuni libri della vostra biblioteca casalinga, che siano libri fotografici o meno ha scarsa importanza. Noterete che il più delle volte la prima pagina è una pagina bianca, si chiama ‘foglio di guardia’ (o risguardo) è posto all’inizio e alla fine di un libro, copre da una parte il cartone della copertina e dall’altra i fogli di apertura e di chiusura del volume.

In libri cartonati o rilegati aiutano a tenere unita la coperta rigida al blocco del libro. Nei libri in brossura e negli opuscoli i risguardi solitamente mancano, ma dovrebbe almeno esserci una singola carta di guardia in principio e in fine, talvolta può far parte del fascicolo (si parla allora di “carta bianca” usata come guardia).

In una eventuale seconda pagina di guardia, rigorosamente a destra ci può essere una brevissima dedica. Poi, sempre eventuale, una presentazione, inizia anch’essa a destra, può scorrere su varie pagine che spesso non sono numerate.  Importante: la pagina dispari/destra è sempre gerarchicamente più importante della pagina pari/sinistra. Se dunque l’introduzione termina con una pagina pari, a sinistra, la pagina dispari affiancata andrà lasciata bianca.

 

 

Si arriva finalmente al Frontespizio che è sempre una pagina dispari, quindi collocata a destra. Titolo del libro, autore eventualmente casa editrice. Importante che il font sia lo stesso usato all’interno del libro. Si può aumentare a discrezione la dimensione del font del titolo, deve essere scritto con un corpo più grande di quello dell’autore.

Altre informazioni, quali il copyright si trovano solitamente sul retro del frontespizio.
Poi, finalmente si entra nel vivo, inizia il libro. La numerazione delle pagine può quindi iniziare da 3 o da 5 , sempre comunque a destra con un numero dispari. Si iniziano a disporre le fotografie e gli eventuali testi. Le fotografie possono essere ‘in gabbia’  essere al ‘vivo’, cioè smarginare oltre la gabbia, arrivare al bordo della pagina, o anche estendersi su sue pagine affiancate. È una questione anche di gusti personali, secondo me è meglio seguire una stessa regola per tutto il libro.

Una volta ultimata la disposizione di foto e testi (può esserci o meno una bio dell’autore e breve curriculum, che tuttavia può anche essere posizionata in quarta di copertina) si arriva alla conclusione del libro, con il colophon.

Il termine deriva dal termine greco κολοφών che significa sommità, cima o finitura.

 

 

Il colophon è stampato nell’ultima pagina del volume, quindi a sinistra. di solito aperto dalla frase Finito di stampare. In edizioni a tiratura limitata o stampate da piccole case editrici, il colophon può fornire una descrizione della pubblicazione dal punto di vista materiale: si elencano i caratteri utilizzati, l’inchiostro, la qualità della carta, la cartiera di fabbricazione, la tipografia, si dichiara la tiratura. Dopo la pagina del colophon, come detto, può esserci una pagina di guardia, bianca su entrambi i lati. Questo è più o meno quanto, assai succintamente e per approssimazione, può attenere alla impaginazione e pubblicazione di un libro fotografico.

Non certo per rendere la vita difficile e mettere ostacoli a chi voglia auto pubblicarsi un libro. Avere consapevolezza che esiste o può esistere un problema è il miglior modo per affrontarlo e risolverlo.

Chi fosse interessato a saperne di può potrebbe anche leggere il libro: “Farsi un libro”  una lettura piacevolissima quanto interessante, niente affatto pesante, affronta praticamente tutti gli aspetti di una possibile edizione.

 

Giorgio Rossi.

Semplicemente Fotografare.

 

 

 

 

 

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