Da bambino giocavo con i soldatini, il mio eroe era Rusty, un bambino diventato orfano durante uno scontro tra nativi nordamericani e soldati statunitensi, salvato dai soldati di un reparto di cavalleria di stanza a Forte Apache. Rusty e il suo cane Rin Tin Tin erano protagonisti di storie, con fini educativi, ambientate nel vecchio Far West tra tribù di nativi nordamericani e malviventi. Così dice wikipedia. Fini educativi… La storia è stata troppo spesso romanzata e distorta per fini educativi. Fatto sta che ero armato di tutto punto, sempre vestito da cow-boy, cappello e pistole. Anche la mitica Susanna.
Attualmente in Italia, in generale in Europa, è considerato molto diseducativo giocare con armi giocattolo, in America è diverso, lì sono ancora affezionati al vecchio far-west. Negli Usa bambini e adolescenti muoiono più per le armi da fuoco che per gli incidenti stradali. Le famiglie americane sono armatissime, 328 milioni di abitanti, 357 milioni di armi. Non mi pare sia un modello da imitare.
Mi ci vollero anni, tra letture e anche grazie a successivi film per capire quali fossero i buoni, quali i cattivi. Tutto sommato è facile, se si tratta di tempi lontani, meno facile se si vive dentro a periodi di guerre. In realtà non è che ci sia stata mai una interruzione, un vero periodo di pace mondiale, è piuttosto che alcune guerre attuali le avvertiamo più vicine, ci coinvolgono mentalmente.

Dobbiamo riarmarci, è una esigenza prioritaria, costi quel che costi…. Che poi convenga ai produttori di armi e non a chi potrebbe rischiare di andare in guerra e morire sembra essere faccenda del tutto secondaria. Il clima è questo, dobbiamo abituarci a pensare che ci possa essere una guerra nella quale saremo coinvolti in prima persona ed essere preparati militarmente.
Già mi sbucano nella home di Facebook dei workshop simili per certi versi a quelli, fotografici. “Assault Team Tactics Course – 7 Days of Real Combat Training”. Train like a military assault team under real pressure. Full-speed, full-power: room clearing, live fire, team assault tactics — under stress. 10–12 hours per day Location: KASOTC. Amman, Jordan. Date: 08 – 14 December 2025 Price 3700 EUR – All inclusive.
Non è l’unico corso e c’è anche altro. “Vivi a Latina e Nei Dintorni? Sei appassionato di Softair, Militari o Forze dell’Ordine? Vieni a trovarci! Abbiamo tutto ciò che cerchi per vivere la tua passione al meglio!”
Ci sono anche giochi in AI: “Preparati a fare un passo avanti! Presentiamo l’Arsenale Intelligente: pistola M17, fucile M416 e arco HOUYI3. Vivi un’esperienza di gioco e allenamento immersiva con l’ecosistema innovativo di Wonderfitter. sii tra i primi a supportare il tiro intelligente con tecnologia AI!”
Insomma il clima è più o meno questo. I Social ovviamente sono funzionali e i post spesso pilotati abilmente per amplificare questo clima e diffonderlo e per creare polarizzazioni estremiste degne di un tifo da campionato di calcio. Gino Strada diceva: “Se la guerra non viene buttata fuori dalla storia dagli uomini, sarà la guerra a buttare fuori gli uomini dalla storia”, “Io non sono pacifista, sono contro la guerra”.

Immagino molti di voi abbiano visto il dibattito televisivo tra Iacchetti e Mizrahi. ” […] anche i bambini? Avevano il kalashnikov i bambini?” ha gridato Iacchetti e Mizrahi lo ha incalzato: “definisci bambino!”
Per noi c’è un unica definizione di bambini. Per chi vive in guerra i bambini crescono in fretta e imbracciano armi. Per gli americani, pur non essendo direttamente in guerra e vivendo una vita “normale” è diverso. Mezzogiorno di martedì 24 maggio 2022. Un ragazzo di 18 anni, Salvador Ramos, è entrato nella Robb Elementary School di Uvalde, nel Texas, con un fucile semiautomatico AR-35 e ha ucciso 19 bambini e due maestre. Non è l’unico caso.
Tra i “Progetti in 7 foto” che mi sono arrivati da commentare ce n’è uno di Antonia Rana che riflette esattamente i tempi che stiamo vivendo.

Definisci bambino
Da qualche mese sono ossessionata dalle immagini di Gaza. Le sofferenze dei bambini sono devastanti, come in tutte le guerre e calamità, del resto. Ferite che resteranno per sempre. Queste due parole mi sono venute in mente passeggiando una domenica pomeriggio in cui mi sono imbattuta in una festa dedicata ai bambini qui. Ho scelto questo bianco-nero fortemente contrastato per rappresentare il divario estremo fra le due “definizioni”.
Penso che se siamo persone sensibili le ferite le abbiamo già dentro, siamo persone fragili.
Scorro le foto visivamente, torno al testo, torno alle foto. Ovviamente Antonia Rana ha visto tutto ciò a colori, tutto avveniva in un clima sereno. Ad un certo punto, influenzata dal clima sociale che stiamo vivendo, ha iniziato a percepire mentalmente in modo diverso quanto stava accadendo davanti ai suoi occhi, ha voluto rappresentarlo così. Con questo bianco o nero senza mezzi termini.

Si parla anche troppo spesso di rappresentazione in fotografia. Sappiamo benissimo che la pipa di Magritte non è una vera pipa. Eppure altrettanto spesso è la realtà come la vediamo che vogliamo prendere, ricordare. Ci sono migliaia di foto della torre di Pisa, però se uno va a Pisa non può non fotografare la torre, per possederla, almeno nel ricordo. In questo genere di foto, documentative, c’è una blanda rappresentazione, più la foto della torre di Pisa è simile alla torre di Pisa meglio è.
Poi c’è un ambito chiamiamolo “artistico/concettuale” in cui, diciamocelo, della realtà davanti all’obiettivo si capisce spesso assai poco. È una sorta di creazione rappresentativa, se si può accettare il termine. Infine, molto semplicisticamente, (perché in fotografia spesso c’è il border line, fa parte dell’ambiguità del mezzo) c’è una sorta di rappresentazione simbolica, a volte vicina al surrealismo. La foto di un bicchiere È il bicchiere… ma vuol dire “altro”. Sta all’osservatore cogliere o non cogliere questo “altro”, questione di affinità mentali, elettive, che possono creare un ponte tra l’autore e l’osservatore. O possono non crearlo affatto. On-off, non ci sono mezze misure. On, scorre elettricità, avviene comunicazione, Off non scorre niente.

Sono per mia natura incline a questo genere di fotografia, di conseguenza mi viene difficile fare una lettura critica delle foto di Antonia, sarei di parte. Bambini che giocano, i genitori che li osservano da vicino, magari con ansia in certi momenti. Mi ricordo quando i miei figli erano piccoli e osavano forse un poco troppo, avevo paura si facessero male, eppure la trattenevo, cercavo di dissimularla, non dovevo interferire, stavano sperimentando ed apprendendo. Avevo studiato tutto ciò anni prima a “psicologia dell’età evolutiva”, sapevo che certe azioni sono fondamentali per crescere e che un bimbo sa sino a che punto può osare.
Giocando entra in una realtà parallela, in quella realtà un manico di scopa diventa veramente un cavallo. Se gli va e ti va puoi accompagnarlo nel gioco, ma può anche dirti improvvisamente guardandoti serioserio. “ma che fai? Non è un cavallo, è un manico di scopa!”. È egocentrico, non egoista, gioca spesso da solo, in sfida con sé stesso, ci vorranno anni perché impari ad apprezzare il gioco di gruppo o di squadra. In queste foto ogni bimbo è solo con sé stesso, come del resto per lo più sono gli adulti, sono solitudini che si incrociano. Anche Antonia è sola.

Antonia con le fotografie di questo progetto non cerca di entrare empaticamente nella mente dei bimbi che vede giocare, non vuole cercare di mettersi nei loro panni. Osserva e partecipa mentalmente, pensa alla situazione attuale nella quale sono e siamo tutti incolpevolmente coinvolti. Figure grandi e nere, gli adulti, figure piccole, nere, i bimbi, nessuno ha una precisa identità. Ognuno gioca la sua parte. È una sorta di tunnel senza scampo, l’osservatore osserva Antonia che osserva..
In questo senso la prima foto potrebbe rappresentare simbolicamente una tela di ragno nella quale i ragazzini sono imprigionati o una piramide difficile da scalare. Gli adulti sono presenti, li osservano senza aiutarli. Nell’ultima un bimbo che sembra già grande, guida. In mezzo, nelle altre inquadrature, tante situazioni diverse, che possiamo interpretare come ci pare, sono possibili esempi di innumerevoli altre situazioni.

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