Viaggio su Marte 

Ormai siamo in Inverno inoltrato, di solito è il momento ion cui mi piace fermarmi e fare dei bilanci.
Per la prima volta negli ultimi anni è stato un momento in cui sono riuscito a rallentare e a pensare un po’ di più alle mie cose personali rispetto agli ultimi anni, dove è stata più una corsa contro il tempo come …del resto sono molte avventure professionali.

Ma la realtà è che non sono un imprenditore, il punto è che non mi interessa nemmeno.

É tutto iniziato e si è evoluto con concetti del tutto diversi dal creare un business.

Negli ultimi mesi ho smesso di accettare incarichi che non fossero davvero necessari, e conto di continuare nello stesso modo, ad eccezione del lavoro nella mia camera oscura, che è dove proverò a spingere il lavoro.
Incontrare persone totalmente al di fuori delle logiche della rete, perfetti sconosciuti che portano avanti dei lavori personali in silenzio e con consapevolezza mi ha dato gioia e speranza nella fotografia stessa.

Questo break auto-imposto mi ha ridato tempo e piacere di riguardare il mio archivio e concentrarmi su quello che conta per me.

Questo avviene quasi sempre tramite un lungo lavoro di camera oscura, che è da sempre il mio modo, ma il prossimo corpo di lavoro potrebbe finalmente essere un ondata di fotografia a colori che ho finalmente avuto il modo di analizzare dopo anni di sala d’attesa.

Infine ho reso visibile la versione finale del mio sito web, lasciando svanire il precedente, ancora una volta.
Fare questo è stato un esercizio di presa di coscienza e comprensione.

Durante gli anni ci sono stati cambiamenti e “periodi” ed interessi nella vita e nella fotografia stessa, che di conseguenza accompagna e testimonia i periodi stessi.

Ho incominciato a lavorare giovanissimo rimanendo incastrato in una tipografia prima dei 20 anni, la fotografia è stata una scoperta casuale e sono stato abbastanza fortunato da esserne affascinato. Questo periodo combaciava con gli anni in cui fotografavo il lavoro sulle metropolitane che è stato uno shock abbastanza forte da creare il vero cambiamento che mi ha spinto a fare della fotografia il mio lavoro abbandonando il resto, ma come spesso accade arrivano periodi, mode e tendenze ed è di questo che vorrei scrivere.

 

© Gabriele Lopez

 

Chiamo quelli che sono seguiti dopo gli “anni “della Street Photography” in cui non vedevo l’ora di avere tempo libero dal mio lavoro per vagabondare e fotografare persone di cui poi sapevo poco o nulla in cambio di una “bella” foto o peggio di una gratificazione su Flickr, o qualunque altra forma, che in ogni caso è meno assurda dell’ Instagram odierno.

Ad un certo punto era diventato un modo di vivere naturale, mi faceva stare bene, e …di certo mi ha dato molto anche perché ho sempre interagito bene con la gente per la strada, mai avuto problemi di alcun tipo…sentivo e documentavo il ritmo, la solitudine ed ogni tipo di desiderio, foto…copiandolo con una macchina fotografica.

Ma, spesso, erano belle foto di perfetti sconosciuti con una buona luce. Belle e non sempre buone. Ne conto una ventina di “buone”.

Non… vorrei dire che me ne pento o che sia stato tutto inutile ma riguardando il mio archivio adesso e ripensando alle esperienze che hanno attraversato la mia vita c’è qualcosa che manca all’appello nelle fotografie, diventa più chiaro quando ti avvicini al mezzo secolo di vita…

 

© Gabriele Lopez

 

“C’è un età per tutto”, dicevamo assieme ad una persona che sta stampando un bellissimo lavoro sulla sua famiglia assieme a me nella mia camera oscura.

Tutti quegli anni di fabbrica, erano pazzeschi, credetemi: le macchine da stampa dell’Heidelberg erano impegnative e un sacco di cose folli avvenivano in quei lunghi giorni e in quelle lunghe notti. Certi colleghi e certi capi erano personaggi che potrebbero saltare fuori dai romanzi che leggo, un tipo di realtà totalmente scomparsa oggi.

Continuo a chiedermi: perché non ho fatto dei ritratti o non ho documentato le molte cose che sono avvenute allora?

Perché non ho fotografato un ragazzo che si era presentato al turno di notte portando una pecora che ha salutato il capo all’arrivo brucando in giardino?

Corse notturne sui carrelli trasportatori e gente inguaiata e fuori dal tempo.

Tutto dato per scontato, non ero pronto, forse non lo sono nemmeno adesso.

Ho qualcosa, ma è l’1% di quello che c’era.

E su Asia, mia figlia? Ho un sacco di diapositive ed istantanee naturalmente ma perché non capivo che tutti gli sforzi e le tecniche e le ricerche che dedicavo alla street avevano già il soggetto perfetto sempre pronto?

 

 

Avevo sempre con me una compatta della Contax carica con la Tri-x quando questa combinazione era incredibilmente economica, ma era riservata alla “street”.

Penso che in tanti abbiano già colto il punto, il mio è che probabilmente ho fatto tante cose nel momento sbagliato senza godere il presente.

Il mio consiglio a chi mi chiede consigli su questo argomento è molto semplice: concentratevi su quello che è importante per voi, su quello. che da senso alla vostra vita ed esperienza e potrebbe sparire da un momento all’altro. Non saranno sconosciuti per strada che vorrete aver fotografato, in fondo.

Questo (per me) chiude la strada ad ogni possibile “workshop”.  La vita è già un workshop.

Recentemente parlavo con un amico di come alcune fotografie estratte da una scatola di scarpe che i suoi genitori conservavano fossero più pure e ricche di significato rispetto a fotografie contemporanee. Ho pensato a questo a lungo, e credo ci siano diverse ragioni. Primo…, foto scattate molto tempo fa ci sembrano esotiche ed affascinanti, come un viaggio su Marte, qualcosa di lontano ed irraggiungibile, esattamente come quando facciamo un viaggio in un lontano paese diverso dal nostro.

Ma soprattutto credo che la ragione sia un altra e sia proprio nel fatto che molte di quelle fotografie siano state scattate da amatori verso soggetti a cui tenevano davvero, e per la vera ragione per cui l’invenzione della fotografia stessa è avvenuta.

 

 

Oggi questo esiste ancora, lo ritrovo nella gente che passa in studio a stampare o a creare progetti ma (UN)Social Media e differenti surrogati del successo come fotografi distraggono.

Le cose sono semplici, ma viviamo in un mondo pieno di distrazioni.

A me ad esempio è la fotografia professionale a distrarmi.

Mantenere una mente da principiante non è facile, ma almeno pensiamoci.

 

 

Gabriele Lopez

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