Un buon articolo dovrebbe sempre incominciare con un buon titolo, e fin qui ci siamo, e con un avvincente paragrafo iniziale, ed è qui che mi sento un pochino più in difficoltà.
Se c’è una cosa che non sono sicuramente in grado di fare è quella di pubblicare la review di una fotocamera, specialmente facendole dopo poche settimane o addirittura giorni dalla loro uscita.
Quello che posso fare è concentrarmi sull’esperienza d’uso degli oggetti che poi uso per documentare il mio quotidiano, usandoli nel lungo periodo.
Chi mi conosce anche solo un minimo sa quanto se c’è un mezzo che in qualche modo preferisco quello è di certo la compatta; è da lì che viene la mia passione e la mia visione e sebbene credo che un modello più o meno valga l’altro e credo di poter fare le stesse cose con diversi modelli, è quando ho qualcosa di piccolo e maneggevole che riesco ad esprimere meglio la mia visione personale sotto forma di diario fotografico.
Perfino nei mezzi che uso nel mio lavoro da fotografo l’aspetto sempre imprescindibile è il peso, seguito dalle dimensioni. Segue il prezzo ovviamente, ma qui entriamo in altri mondi.
Compatte ne ho avute una marea dagli inizi…a dire il vero sempre le stesse fin dall’inizio per molto tempo poi hanno cominciato a disintegrarsi e si è reso impossibile ripararle. La lista la conoscono tutti, semplicemente certe cose non sono più riparabili oggi, e dopo averne avute tante, ho deciso di fermarmi e usare sempre la stessa che, invece, continuava a funzionare, e che era una delle prime.
La pen, presa per gioco in una bancarella e poi sostituita negli anni in cui mi ero messo a cercare altre caratteristiche è una delle prime e oggi, a ragion veduta, una delle più interessanti per il modo in cui lavoro: semplice, pochissimi controlli, va sempre e soprattutto ha quella magica questione dei dittici che oggi sta tornando in auge.
Non è solo un giochino di affiancamenti magari da replicare con una digitale, ma qualcosa che trova la sua magia assoluta sotto l’ingranditore o sotto lo scanner, dove la grana appare con un effetto pittorico del tutto differente dal 35mm classico… soprattuto con certi rivelatori, come il Rodinal… è lì che le stampe, singole o a dittico, prendono una magia del tutto loro.
Il formato 4:3 poi, dato dal fatto che su un frame classico ce ne stanno due, inclusi i bordi, rendono la foto perfetta per gli usi editoriali tipo fanzine, mentre il 35mm richiede sempre bordi e tagli ben diversi.
Con il mezzo formato io sono arrivato fino al 30×40, vera poesia di grana…

Negli anni, insomma, non appena ho compreso quanto poco mi interessassero aspetti quali nitidezza, bokeh o altre cose e quanto fosse invece l’istinto a dominare gli scatti più riusciti, le compatte in tutte le loro vicissitudini si sono guadagnate il posto di macchine ideali, arrivando addirittura ad avere la Pen originale come unico tatuaggio…
Nelle foto di famiglia, e nell’istantanea, ritrovo la magia e il valore della fotografia che più mi emoziona e mi sprona a continuare una sorta di diario personale, con buona pace di sistemi più completi, evoluti, preziosi, performanti, affidabili… che inevitabilmente mi portano verso il calcolo, la perfezione, il controllo, il risultato; tutte cose per cui la professione basta e avanza.
Conclusione.
Bene, quindi una review di una fotocamera in cui ne parlo poco, e solo in fondo. Ma volutamente, perché non sono un tecnico, ma uno che le macchine ama usarle. É piccola, ma non troppo, si può tenerla in un marsupio ma sta in mano comoda, in cambio ha un buon mirino. La messa a fuoco è a stima, come sulle Pen, e ha un sistema di semi automatismi con e senza flash che di base vi permettono di fare praticamente tutto in modo semplice, compreso sotto e sovra esporre ed esporre in Bulb.
Io credo che una compatta non debba fare troppe cose perché ne snatura la filosofia stessa e qui c’è davvero tutto, incluso il piccolo flash che sulle compatte a volte salva la vita.
Costruita piuttosto bene, alluminio e buona plastica, poi il tempo dirà la sua ma a me sembra davvero ottima e soprattutto riparabile se proprio capita qualcosa, non come molte altre che ora sono lì a prendere polvere su troppe mensole. Non costa poco, ma oggi come si può pensare di riuscire a produrre per poco? io credo ce ne stiamo rendendo conto su molti prodotti, o no? Sono tempi bizzarri.
Una macchina che ha dei difetti, ad esempio a mio avviso la ghiera di selezione delle modalità è troppo morbida, se come me la usate con la cinghia o la sfilate velocemente da una tasca rischiate di cambiare “modalità” senza accorgervene.
L’accesso ai tempi lunghi poteva non dover necessitare di una funzione apposita, ma un led vi avvisa e tutto sommato va bene, si tratta di piccole cose, io una fotocamera 100% perfetta non l’ho mai vista, ma con questa mi ci sono divertito parecchio.
Finché poi ho sviluppato e lì è arrivata la sorpresa. Mi son chiesto: ma che lente ci hanno messo davanti? non parlo di nitidezza o correzione o altri parametri che non mi importano, ma ha proprio quel “mood” che unito al formato da agli scatti davvero un certo sapore che non mi capitava di ritrovare dai tempi della T2.
Per me è un progetto geniale, i rulli vi durano il doppio e rende un mood tutto suo e ridà alla fotografia quel qualcosa che fra borse piene di attrezzatura secondo me si perde un po’.
La lente, dovete semplicemente provarla…io la trovo davvero gustosa e per chi ama scansionare o stampare i negativi con i bordi sappiate che (e non credo sia un caso) che hanno ricreato perfettamente l’effetto “impreciso” dei bordi che faceva la pen, cosa che adoravo e che finora non era mai stato replicato!

Vivendo circondato da sistemi fotografici per vari usi apprezzo quando la fotografia riesce ad essere di nuovo spontanea e divertente e a stupire.
Come dico spesso: la professione è estremamente noiosa e ogni tanto semplificare aiuta…e per me è sempre un bel ritorno…
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