Hide. Nascondersi

In questi giorni mi è venuta in mente una storia, anzi un periodo.

Un frammento di esso è quello in cui i miei, che lavoravano disperatamente dall’alba a tarda sera, mi lasciavano spesso da una signora che viveva in una casetta a fianco.

 

 

Tornavo da scuola e andavo lì, fino a che non passavano a prendermi… erano gli anni in cui si formano le influenze… ricordo che la figlia guardava Deejay Television e io impazzivo per gli Spandau Ballet, i Pink Floyd, Tears for Fears e i Duran Duran; le prime uscite erano verso il negozio di musica di paese, a comprare le cassette… la musica è sempre stata una parte importante della mia vita.

In quella famiglia c’erano dei gatti randagi che andavano e venivano… una volta la gatta ha partorito nel sottoscala mentre noi sorvegliavamo il tutto.

Anche questo è scolpito nella mia mente.

 

 

Ricordo che i miei amici giocavano a pallavolo nel cortile dove vivevo e li osservavo attraverso la tapparella… o da dietro la tenda.

A volte mi chiedevano perché non li raggiungessi, ma io rispondevo che non li conoscevo. Non era vero, era invece vero che amavo osservare a modo mio.

Erano gli anni in cui si formano le influenze, dicevamo…

 

 

Questa serie fa parte di un lavoro in corso che sto scattando con una Nikonos ogni qualvolta ne ho l’occasione, quindi un work in progress che non finirà mai finché trovo chi mi ospita al mare qua e la…

Dedicata al nascondersi in un mondo senza rumori.

 

Gabriele Lopez

 

 

 

 

 

 

 

 

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