Gabriele Lopez. Map

Come periodicamente accade, mi ritrovo con poggiate sul tavolo un importante numero di stampe, un inizio di progetto.

Qualcosa di nuovo, di non previsto.

Mi interessa e decido di prendermi del tempo questa volta. Magari qualche anno, per lavorarci su prendendomi del tempo osservando provini e facendo piccole stampe di prova fino a che la nuova serie prenderà forma, senza fretta, per ora è ancora solo tutto nella mia testa.

 

 

Avere uno spazio con una camera oscura a totale disposizione, dopo tanto tempo spostandomi qua e la, mi ha spinto come prima cosa a rimettere in ordine l’archivio.

Di tutte le cose che ho potuto fare lì dentro, è stata decisamente la più importante.

Finire di stampare, riempire delle scatole da archivio, pian piano metto ordine nelle idee e nella testa, provando a non disperdermi.

 

 

Per anni, in modi diversi, ho girato per le strade facendo fotografie. Non so se definirle fotografie di strada, non mi sono mai posto grandi domande a riguardo, ma semplicemente vivevo il mio tempo in questo modo, cogliendo il ritmo di ciò che mi stava davanti in un veloce diario che mi aiutato tantissimo a comprendere e a comprendermi.

Dai tempi di Subway Zen in avanti, insomma…parliamo di un periodo iniziato attorno al 2005 in modo più o meno quotidiano. moltissime di quelle fotografie restano tuttora mai pubblicate e mai viste.

Poi recentemente le cose hanno iniziato a cambiare.

 

 

Ho iniziato ad essere attratto da cose differenti, ad essere infastidito dall’enorme confusione ed a cercarla solo in piccoli e determinati momenti, più come simbolo che come racconto fine a se stesso.

Il cambiamento è una buona cosa, spesso; mi sono semplicemente accorto che non c’era bisogno di cercare nuove storie o semplicemente serie fotografiche, affannandomi a lanciarmi in mille cose. Era invece necessario fermarmi ad ascoltare, lasciare che semplicemente qualcosa di nuovo entrasse in me e qualcosa potesse nascere da questo scambio.

In quel periodo ero in contatto con Trey di Tour Dogs con cui stavamo lavorando ad una piccola pubblicazione.

Se non conoscete il suo progetto dovreste dare un’occhiata, ha pubblicato moltissimi lavori fotografici interessanti mantenendo un prezzo accessibile, è un impegno davvero meritevole di supporto.

 

 

Nel lavorare a quella serie ho preso in esame un mare di fotografie iniziali, andando a togliere poi qualunque foto che tentasse di spiegare e di mostrare, tenendo in vita solo quelle che potevano essere dei simboli, o delle metafore di chilometri e chilometri percorsi cercando delle news invisibili… tanti frammenti da, come in un sogno di cui si ricordano solo alcuni frammenti.

Nel momento di chiudere tutto ho cercato un giorno, uno solo, in cui forzarmi ad uscire come ho fatto altre migliaia di volte in quelle strade. Turisti ovunque tra selfie e shopping, manifestazioni , folla, insegne, auto di lusso che sfilano girando a ripetizione tra le vie della moda, facce che sfuggono.

Rientro e pochi giorni dopo sviluppo tutto con uno sviluppo quasi bollente. L’emulsione si disintegra in vari punti e la pellicola si deforma. Molte foto, la maggior parte, vanno perse; ma qualcosa appare e resta, esattamente come avviene dopo i sogni.

 

 

Stampo quelle, e finalmente posso lasciare andare tutto. Sono passati più o meno 2 anni da quelle ultime foto di strada, mai più sentito il desiderio di scattarne altre.

25 anni di fotografie mi appaiono senza un luogo preciso, come una sorta di mappa di qualcosa di più grande che poi è l’esperienza stessa che rimane.

Adesso sto davanti a due pareti e osservo un inizio, qualcosa di nuovo. Abbraccio qualcosa che avverrà, lentamente stampo e affianco, il significato mi troverà. Basta aspettare che si riveli. Già due scatole sono piene di stampe, qualche esperienza darà significato al tutto.

Mi viene in mente che a volte ci rifugiamo dentro un genere, una categoria, o siamo in affanno per chiudere, finire… mentre è bello che la fotografia possa diventare altro, o niente, e che proprio quando lasci ogni aspettativa, il significato emerge e ci rendiamo conto che c’è sempre un progetto se si rimane aperti alle possibilità.

Joe Strummer disse che con l’età impari a capire che puoi dire le stesse cose che dicevi gridando volteggiando come una farfalla.

Non so se mai tornerò a fotografare per strada come ho fatto per molto tempo, magari avverrà, senza forzature, al momento giusto.

Ora so che per me è molto meglio che la fotografia non sia la protagonista di un esperienza, ma solo la prova dell’esperienza stessa. Ho spesso creduto di aver perso stimoli o spinte, ma nel momento in cui ho lasciato perdere ho realizzato invece di aver fatto un passo avanti e non indietro e che non c’era nessuna performance da raggiungere, nessun risultato.

Pensiamoci quando ci sembra di annoiarci o di non “riuscire”.

 

Gabriele Lopez

 

 

 

 

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