ZIJINCHENG – BEIJING DIARIES 4

Continuando il reportage della mia settimana in China, Mercoledì scorso ho portato la Signora Tedesca a Telemetro (M11 Monochrom) nel centro della città, e dopo aver avvistato la finestra su Piazza Tiananmen da dove Jeff Widener scattò la sua foto “Tank Man” (uno dei pochi documenti di quanto accaduto il 5 giugno 1989),sono passato dopo svariati controlli di sicurezza sotto il ritratto di Mao, entrando a Zijincheng.

Città Proibita” è una traduzione del termine cinese Zijincheng, “Città Proibita Viola”, con il quale a partire dalla seconda metà del 1500 è stato identificato il complesso imperiale. Il nome “Zijincheng” ha significato a differenti livelli, secondo tradizioni, credenze a cabala Chinese.

Zi, o “viola”, si riferisce alla Stella Polare, che nell’antica Cina era chiamata Stella Ziwei, e nell’astrologia tradizionale cinese era la dimora celeste dell’Imperatore di Giada.  La regione celeste circostante, il Recinto Ziwei ( Zǐwēiyuán), era il regno dell’Imperatore di Giada e della sua famiglia. La Città Proibita, in quanto residenza dell’imperatore terrestre, era la sua controparte terrena. Jin si riferisce a un divieto o a un tabù. Cheng originariamente significava castello, fortezza o fortificazione, ma nel cinese moderno il carattere significa città.

Oggi il sito viene chiamato Gugong, che significa “ex palazzo”. Il museo che ha sede in questi edifici è conosciuto come “Museo del Palazzo” (Gùgōng Bówùyùan).

 

 

La Città Proibita, situata nel cuore di Pechino, è una meraviglia architettonica e un simbolo del passato imperiale della Cina. Servendo come palazzo imperiale e centro politico degli imperatori cinesi per quasi 500 anni, dalla dinastia Ming alla fine della dinastia Qing, la Città Proibita è una testimonianza della grandezza, della cultura e della storia dell’antica Cina.

Fino a quando non la visitate non potete rendervi conto di quanto sia immensa.

Coprendo circa 75 ettari, il complesso è racchiuso da un grande muro difensivo e da un ampio fossato. Le mura sono alte 10 metri e il fossato è largo 52 metri, sottolineando la natura fortificata del palazzo. All’interno di questi confini, la Città Proibita contiene quasi 1.000 edifici, rendendola una delle antiche strutture in legno più grandi e meglio conservate al mondo. Questo vasto complesso è disposto in modo preciso e simmetrico, riflettendo la tradizionale cosmologia cinese e il concetto dell’imperatore come Figlio del Cielo, centrale nell’ordine dell’universo.

Lo stile architettonico della Città Proibita è un altro aspetto critico della sua identità.

Gli edifici sono costruiti principalmente in legno, con travi e colonne in legno che sostengono i massicci tetti. I tetti sono ricoperti di tegole smaltate di giallo, colore tradizionalmente riservato all’imperatore. Le grondaie rialzate dei tetti sono adornate con intricati intagli e figurine simboliche, ogni elemento meticolosamente progettato per trasmettere potere e autorità imperiali. I colori dominanti delle strutture sono il rosso e il giallo, a simboleggiare prosperità e dignità imperiale.

 

 

La Città Proibita è divisa in due sezioni principali: la Corte Esterna e la Corte Interna. La Corte Esterna, situata nella parte meridionale del complesso, veniva utilizzata per scopi cerimoniali e funzioni statali. Ospita le tre sale principali: la Sala della Suprema Armonia, la Sala dell’Armonia Centrale e la Sala della Preservazione dell’Armonia. Queste sale erano luoghi di importanti cerimonie imperiali, come incoronazioni, matrimoni e ricevimenti ufficiali. La grandiosità di queste sale, con i loro ampi spazi e le elaborate decorazioni, incarna il potere e la maestà dell’imperatore.

La Corte Interna, situata nella parte settentrionale del complesso, fungeva da residenza dell’imperatore e della sua famiglia. Comprende il Palazzo della Purezza Celeste, la Sala dell’Unione e il Palazzo della Tranquillità Terrestre. La Corte Interna era uno spazio privato, dove la vita quotidiana della famiglia imperiale si svolgeva lontano dagli occhi del pubblico. Quest’area contiene anche il Giardino Imperiale, uno spazio tranquillo e progettato artisticamente che forniva un luogo di svago e contemplazione per l’imperatore e le sue concubine.

Il simbolismo è presente in ogni aspetto della Città Proibita. La disposizione, l’architettura e la decorazione sono tutte intrise di significati che riflettono i principi confuciani, la cosmologia e lo status supremo dell’imperatore. Ad esempio, il numero nove, considerato di buon auspicio e simbolo del potere supremo, è ricorrente in tutto il complesso. I cancelli, le porte e le finestre spesso presentano nove file di nove montanti e molte strutture sono costruite con dimensioni che includono multipli di nove.

La finisco qui con la parte didattica.

Ho girato per quattro ore per la Città Proibita, incontrando un denso turismo locale e quasi nessuno straniero. Mi ha interessato particolarmente fotografare le ragazze che vestivano abiti tradizionali, e ho tralasciato l’architettura (sono stato qui un po’ di volte negli ultimi 25 anni): bellissimo l’atteggiamento che ho trovato in tutti, malgrado l’assoluta impossibilità di comunicare verbalmente.

Seguitemi, che nei prossimi giorni vi racconto ancora qualcosa.

 

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