I miei ricordi di Genova sono legati alla prima infanzia: l’appartamento di Pegli, i caruggi accompagnato dalla mano di mio padre, il bicchiere di latte con un pezzo di focaccia, i vetri levigati dal mare che raccoglievo in spiaggia, la zia Brunilde che ricuciva il mio orsacchiotto.

Tornare in questa meravigliosa città, minestrone di persone, culture e storie insaporito dal profumo di basilico, tornare a Genova è sempre speciale, ogni volta.  È addirittura bello ascoltare il “mugugno”, la classica, stoica, lamentela di chi qui ci è nato e vissuto da sempre, e ha sviluppato l’ attitudine a pianger sempre miseria e difficoltà, malgrado la vita comunque sia stata abbastanza generosa.

Più ottimisti i “nuovi” Genovesi. Quelli che si sono lasciati alle spalle il loro Paese, per cercare un futuro all’ombra della lanterna, e oggi sono negozianti, fattorini, pescivendole, baristi, riders. Un’umanità che si confonde nell’integrazione, melting pot che da sempre questo porto di mare promuove nei fatti.

 

 

Le tracce di storia qui ti avvolgono, come un piatto di trofie al pesto.

Le origini di Genova risalgono all’antichità quando venne fondata come piccolo insediamento dai Liguri, civiltà preromana, intorno al IV secolo a.C. La sua posizione strategica sul Mar Ligure contribuì al suo primo sviluppo come porto commerciale. I Romani ne riconobbero l’importanza e lo inglobarono nel loro impero nel II secolo aC, dandole il nome di “Portus Genua”.

Durante l’epoca romana, Genova prosperò come un vitale hub marittimo, facilitando il commercio attraverso il Mediterraneo. Tuttavia, con il declino dell’Impero Romano, la città, come gran parte dell’Europa, visse un periodo di instabilità e invasioni. Successivamente fu governata da varie fazioni, tra cui Longobardi e Bizantini, prima di entrare a far parte del Sacro Romano Impero nel X secolo.

Il Medioevo segnò una svolta significativa nella storia di Genova. La città-stato emerse come potente repubblica marinara nel XII secolo, ottenendo una notevole autonomia dal dominio imperiale. I genovesi svilupparono una vasta rete commerciale, dominando il Mediterraneo e stabilendo colonie in luoghi come la Corsica e la Sardegna.

La loro influenza raggiunse anche Costantinopoli, dove stabilirono stazioni commerciali: quando abitavo a Istanbul, arrivare a piedi fino alla torre Galata mi riportava in un certo senso a casa, ricordando la Colonia Genovese lì fondata nel 1267 se non erro.

Popolo di navigatori, e commercianti questo. L’abilità navale di Genova fu fortemente sviluppata durante le Crociate, poiché le sue navi giocarono un ruolo vitale nel trasporto di cavalieri e rifornimenti in Terra Santa. Questo periodo vide anche l’ascesa di importanti famiglie genovesi, come i Doria e gli Spinola, che controllarono la politica della città e accumularono grandi ricchezze.

La prosperità della città continuò anche nel Rinascimento, segnata dalla costruzione di splendidi palazzi ed edifici pubblici. I Palazzi dei Rolli, oggi Patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’UNESCO, sono una meraviglia da visitare, credetemi.

Alla fine del XV secolo, Genova cadde sotto il dominio francese e spagnolo, che portò a un declino del suo potere e della sua influenza. La città visse una serie di lotte e rivolte prima di entrare definitivamente a far parte del Regno di Sardegna nel XIX secolo, mentre l’Italia si avviava verso l’unificazione.

 

 

Camminare nei caruggi, dedalo medioevale di viuzze che costruiscono il Centro Storico è sempre un’esperienza di vita e di amicizia.

Esco da casa e a pochi metri entro da Caffarena, storico ferramenta di quando “aggiustare le cose” non si chiamava ancora “bricolage”, e una vite si trascina dietro un caffè, una sigaretta e due chiacchiere. Poi vedo Monica che mi sorride tra le sue alici, i suoi gamberi e i tranci di spada, nella pescheria all’angolo di Via Canneto.

Poche centinaia di metri e trovo Mohamed, arrivato qui con la famiglia dal Marocco: oggi ha il suo negozio di frutta e verdura. Ci salutiamo con ritualità in Arabo, prima che mi abbracci, e che mi scelga a una a una delle zucchine croccanti, delle pesche mature e dei cachi. Alla fine mi aggiunge un limone in regalo, perchè qui si fa così.

Vedo Danilo, che dalle Cantine Matteotti offre da bere agli assetati di vino, catalizzando un microcosmo attorno alle sue buone bottiglie: gli prometto di passare per un bicchiere, e mi sorride, sapendo che non sarà uno solo.

Incontro Nicola: droghiere, ciclista e fotografo, non necessariamente nello stesso ordine, che si muove tra legumi, saponi di Marsiglia e caramelle di un’altra epoca.

Poi vado a trovare, oltre Brignole e a fianco del Bisagno, Sergio e Renata, parte della famiglia di mio padre, che annoverava 10 tra fratelli e sorelle. L’età non ha tolto loro lo spirito, l’umorismo, la dolcezza e il sorriso che li accompagnano da 90 anni, oltre 65 dei quali passati assieme, e ancora dormono nel letto che si erano costruiti quando si sono sposati, recuperando assi da porte e finestre.

Genova, Zêna, un pezzo di vita.

2 Comments

  1. Mauro Reply

    Genova è una città strana. Attira come lo zucchero con le mosche. Ha un fascino di donna di mestiere che ti avvolge e non ti lascerebbe più andare via. L’ho conosciuta ai tempi del milite ignoto quando per dovere di patria, diciannovenne ho fatto la mia naia annuale. L’ho rivista e riamata meno di un mese fa quando rimettendo i piedi nei caruggi, tolto lo strato da parco divertimenti a uso e sconsumo per turisti che tanti danni sta facendo ovunque, non solo a Genova, mi ha fatto riassaporare le atmosfere di tanti anni fa. È una città strana: in superficie incastrata tra mare e viadotti, per certi versi da starle lontana, ma come entri in un bar, come scambi due parole, la musica cambia e diventa un concerto.

    1. Maurizio Vagnozzi Post author Reply

      Grazie Mauro, sono totalmente d’accordo con te.

      Genova è una città da vivere, e da assaporare con gusto. Peccato la trasformazione che ha fatto chiudere quasi tutte le botteghe del Centro Storico, a favore di una pletora di bar e ristoranti al servizio del turismo sbarcato da navi-albergo, ma almeno mantiene la vecchia parte della città viva.

      Avevo fatto in tempo, una quindicina di anni fa, a fotografare e intervistare molti dei vecchi artigiani: ne era nato il progetto di un libro, che poi non si è mai concretizzato: oggi potrebbe essere forse un testo di storia ….

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