Chinatown si tinge di rosso, qui a Singapore, in preparazione del Capodanno Chinese (CNY), l’Anno della Tigre, che scoccherà il primo di febbraio. Le alley, che il lockdown della pandemia aveva trasformato in strade deserte, dove solo pochi degli anziani locali si parcheggiavano ad attendere il trascorrere della vita, si sono risvegliate con un intenso formicolare di gente che pesca i regali tradizionali da scambiarsi in famiglia.

Occasione storica di migrazione planetaria in China (ma anche quest’anno le indicazioni del Governo sono “statevene a casa”), qui a Singapore le regole che limitano a 5 persone hanno comunque riempito tutti i ristoranti attorno a casa: il weekend è un crescendo, ma mi aspetto che i prossimi giorni, e tutta la prima settimana di Febbraio, si ravvivino con le tradizionali Dragon Dance e quanto altro si porta dietro questa fetta di cultura asiatica.

Uno degli aspetti che mi ha sempre interessato di più è quello dello Yushen, che vede tutti i commensali armarsi di bacchette e rimestare con lanci in aria una insalata: detta così capisco perda un po’ di fascino e di significato, lasciatemi fare ammenda con una descrizione che renda più giustizia.

 

Yu Sheng è un’ insalata di verdura e pesce crudo, dove, dopo il nome stesso, ogni ingrediente ha un suo preciso significato simbolico. Fatemi tentare una digressione sulla fonetica Chinese, e vi prego credetemi sulla parola. “Yu” in Cantonese significa “pesce(魚)”, ma è pronunciato esattamente come “abbondanza (余)”, e “sheng” significa “crudo”, ma è anche un rafforzativo (del termine “abbondanza” che lo precede). “Yúshēng (魚生) – pesce crudo”, diventa quindi “Yúshēng (余升) crescita di abbondanza, prosperità e di salute”.

Il rigirare poi L’ insalata tutti assieme, con bacchette molto più lunghe del normale, viene chiamato “hei”, che – sempre in Cantonese – significa “rinascita

Se il tutto poi viene pronunciato e intonato correttamente con le “h” aspirate ed espirate che il mio insegnante di Mandarino tenta di farmi espettorare, “Sheng” diventa anche “vita”. Insomma, una cornucopia di auguri in un articolato dittongo farcito e condito con aceto. Direi che il nostro “Auguri e prosperità a tutti” potrebbe rendergli solo parziale giustizia.

L’origine si annida nel sud della China, ma si è poi sviluppata e mantenuta soprattutto in Malaysia e qui a Singapore. La leggenda racconta di una giovane coppia di pescatori che, rimasti bloccati in un tempio dal maltempo, si prepararono questa insalata, unendo una bottiglia di aceto alle carpe che avevano pescato e alla verdura raccolta intorno: il connubio fu talmente apprezzato da diventare una sorta di piatto tipico, rafforzato poi dalla credenza che il tempo si fosse messo a bello immediatamente dopo aver consumato il pasto. Nel 1964 pare che un consesso di 4 chefs, dei migliori ristoranti Chinesi qui a Singapore, ne abbiano sancito un protocollo preciso e degli ingredienti simbolici che vanno rispettati.

 

Ogni ingrediente poi ha un suo significato simbolico:

Pesce – abbondanza
Pomelo – fortuna
Pepe – soldi
Olio – alto profitto
Carote – benedizione di fortuna
Ravanello – successo professionale e commerciale
Noccioline sbriciolate – oro, argento ed eterna giovinezza
Semi di sesamo – successo
Chips di farina – oro
Noodles – Lunga vita

Come se non bastasse, ogni ingrediente dovrebbe avere una sua formula rituale, ma mi son rifiutato di impararle e pronunciarle, che già il mio “Ni Hao” (“ciao” in Chinese) talvolta mi fa bacchettare per non aver chiuso a sufficienza le narici sul “Ni” iniziale.

Lo Hei a tutti da Singapore!

Foto? La sera a spasso vicino a casa.

 

 

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