Yeliseyevsky chiude, per sempre.

Chiude dopo 120 anni dalla sua apertura, nel 1901, nato nella Russia Zarista e Imperiale. Chiude dopo aver visto la Rivoluzione d’Ottobre e Lenin arringare la folla, dopo aver sentito i cannoni della Wehrmacht che pressavano le porte della città durante la Seconda Guerra Mondiale. Yeliseyevsky chiude dopo aver visto la dissoluzione del USSR, e l’affermarsi di oligarchi rapaci, dopo le ripetute crisi economiche, fino alla relativa stabilità dell’ultimo decennio. Yeliseyevsky non è sopravvissuto però alle trasformazioni economiche e alla pandemia che ha guidato la storia durante gli ultimi 12 mesi.

Iconico negozio alimentare, Yeliseyevsky è collocato a Moskva sulla Tverskaya, la strada che dal Kremlin conduce verso nord-est, all’incrocio con Strasnoy Boulevard, proprio difronte alla statua di Alexander Pushkin, da molti considerato il fondatore della letteratura Russa.

Prima di diventare “il Peck di Mosca”, lo spazio faceva parte del palazzo della Principessa Zinaida Volkonskaya, mecenate e artista lei stessa, nata a Torino nella seconda metà del 1700, figlia dell’Ambasciatore Russo nel Ducato di Savoia (ci sarebbero voluti altri 100 anni per farlo diventare “Regno d’Italia”), e morta di polmonite a Roma nel Gennaio del 1862. Lo stesso Pushkin era spesso ospite qui, insieme ai letterati, pittori e musicisti che hanno lasciato la loro impronta nella cultura russa.

Appartenuto alla famiglia Yeliseyev, mercanti che avevano fatto fortuna importando frutta, verdura e vini, nel 1917 fu nazionalizzato, mantenendo comunque sia il nome, che la caratteristica di ricercatezza nei prodotti, fino a diventare – durante l’era Sovietica – il posto dove che munito di passaporto – o di una buona posizione nella nomenklatura – l’unico negozio dove acquistare caviale senza i rischi dell’ approvvigionamento sul mercato nero.

Agli inizi del 2000 la proprietà era passata al Comune Di Mosca, che aveva assegnato alla catena di supermercati Aliye Parusa la gestione. Fallimento della società nel 2015, e la prospettiva di vendita dell’intero immobile che – come spesso succede in Russia – mantiene un riserbo che sia avvicina al mistero sul possibile acquirente, avevano già fortemente intaccato Yeliseyevsky, svuotandone gli scaffali. La recente crisi derivata dal Covid-19 e l’assenza di qualsiasi tipo di turismo nella capitale, hanno condannato definitivamente il negozio, dopo comunque una lunga agonia commerciale. 

Ho vissuto 3 anni a Moskva, dal 2005 and 2008, dopo esserci stato abbastanza spesso prima, e tornato una decina di volte almeno dopo. Abitando in Balchug St., una classica passeggiata era l’attraversare il ponte sulla Moskva, proseguire lungo le mura del Kremlin dopo aver passato da Cattedrale di San Basilio, costeggiare i Magazzini GUM, per arrivare poi sulla piazza del Bolshoi. Da li una rete di vie parallele alla Tverskaya mi portava fino ai Giardini Strasbourg. Da li era obbligatorio curvare verso il pranzo al Cafè Pushkin, ma sempre con una tappa da Yelisevsky.

Non ricordo di aver fatto fotografie dentro il negozio: forse, come spesso accade, ho scattato più con gli occhi e col ricordo, che non con pellicola o sensori elettronici. Questo mi lascia un ricordo vivissimo del posto, delle luci, degli odori e delle persone che vi si incontrava.

Ho recuperato però un rullino di Kodak T-Max 400, scattato con la M7 e un buon vecchio vetro Summa-cum-lux 35mm, mentre giravo tra Ismailelevo Park, e le strade tra la Lublianka e la Tverskaya

…. addenda: ho trovato un video che fa vedere gli esterni e gli interni del negozio:

 

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