Ieri sera stavo trasportando con scarso interesse la mia massa verso casa, dopo una lunga sosta a Karama, quartiere di costante tentazione per qualche scatto fotografico più realistico, e di costante frustrazione per un paese che poco ama il catturare immagini, a meno che non siano rigidamente tramonti sull’ineffabile patrimonio di torri lussuose, che si affacciano sulle rive del Golfo Persico.

Si, sono ancora qui, nel Paese dei Castelli di Sabbia: l’egida verso la China, e Shanghai in particolare, è ancora nelle mani dei divieti legati alla pandemia, e la vedo talmente lunga, che sto programmando un trasferimento a Singapore, almeno per lavorare sullo stesso fuso orario.

Torniamo però al presente: Al Karama è – insieme a Deira – uno dei quartieri più storici di Dubai, con un’alta densità abitativa, e una popolazione residente soprattutto composta da immigrati dal South-East asiatico, e dalle Filippine, ma associata anche una forte connotazione Pakistana e Omanita. Interessante storicamente la presenza di quest’ultima comunità, arrivata nel 1980 dopo anni di diaspora a seguito delle violenze scoppiate a Zanzibar nel 1960: oltre 8,000 profughi (sulle diverse decine di migliaia), si insediarono nell’Hamadan Colony, un complesso residenziale costruito da Sheik Al Makhoul (padre dell’attuale monarca di Dubai), offrendo loro un rifugio permanente. Era qui che volevo trovare gli elementi per una storia, ma la ritrosia naturale delle persone a farsi fotografare da queste parti, mi ha ancora bloccato nel trovare le immagini che possano accompagnare un racconto.

Tornando verso casa mi sono però fermato al Glow Park, attrazione che, unita a un mini Jurassic Park con dinosauri che fanno la felicità dei bambini, e un Museo dell’Illusione gestito da ragazze filippine con un’ irrefrenabile tendenza alla risata per qualsiasi minchiata io dicessi, fa da collante tra l’area di Business Bay e il DIFC dove vivo.

 


Qui, con una cornucopia di luci e colori, mi è scattata la connessione, come se i miei pensieri, ricordi e quotidiano, fossero tre palline in un flipper, che nello “special” che solo chi tra noi ha amato il gioco elettromeccanico muscolare può ricordare, si scontrano sui multilivelli di bersagli, glorificando l’abilità di mantenersi sul filo del “tilt”, agitando il cassone, ma senza mai far entrare quel dannato pendolo al punto di invalidare la partita.

Shelter – Colors – True Colors – Cyndi Lauper – True Colors Residences

Normalmente penso in inglese: Shaleter (rifugio) – Colors (colori) – Cyndi Lauper (cantante e attivista Americana) sono state le sinapsi che hanno cominciato a scontrarsi nel mio cervello, mentre portavo la Signora Tedesca Q2 alla palpebra per una dozzina di scatti. Vediamo di costruire un percorso che vi guidi attraverso gli stessi rimbalzi.

Cindy Lauper, oltre ad essere una fenomenale cantante, è da sempre impegnata a fianco della comunità LGBT (e perdonatemi se non aggiungo tutte le altre lettere, ma mi sono perso negli ultimi aggiornamenti), tanto da contribuire a realizzare il “True Color Residence” a NYC, nel Settembre del 2011.

Andiamo per gradi: True Colors è un fantastico brano musicale, scritto per Cyndi da Billy Steinberg e Tom Kelly. Pubblicato nel 1986, ha raggiunto immediatamente un grande successo, celebrato soprattutto nella Gay Community, grazie al tributo che Cyndi stessa dedicò sia a Gregory Natal, un suo amico gay morto di HIV/AIDS, sia al riconoscimento dell’impegno della sorella, attivista nel movimento Lesbo.

You with the sad eyes, Don’t be discouraged, oh I realize
It’s hard to take courage, In a world full of people
You can lose sight of it all, The darkness inside you
Can make you feel so small, Show me a smile then
Don’t be unhappy, Can’t remember when
I last saw you laughing, This world makes you crazy
And you’ve taken all you can bear, Just call me up
‘Cause I will always be there, And I see your true colors
Shining through, I see your true colors
And that’s why I love you

 

 

Nel 2011 Cyndi ha realizzato a New York City, insieme all’organizzazione HomeWard, il primo complesso residenziale permanente dedicato al supporto di giovani della comunità LGBT, offrendo, con 30 mini-appartamenti, non un rifugio temporaneo, ma una sistemazione permanente, a costi facilitati, per permettere stabilità e un pieno e riconosciuto inserimento sociale, in un paese dove essere homeless pregiudica l’accesso a qualsiasi lavoro o servizio.

Iniziativa concreta, visibile e lungimirante, che fa del diritto di inclusione, e del suo supporto, una delle basi di una società basata sul riconoscimento e sul rispetto reciproco, oltre che sull’aiuto verso chi viene emarginato, spesso dalla famiglia, e poi dalla comunità.

I believe a strong society is an inclusive society. If we want to win big then we’d better include everybody because we need everybody“, ha dichiarato Cyndi alla cerimonia di inaugurazione, tenutasi nel Settembre 2011, prima di intonare “a cappella”, ovviamente True Colors.

Immagini? Sto continuando a prendermi una breve vacanza dalla mia preferita Signora Tedesca a Telemetro (M10-R) e non ho particolarmente voglia di sviluppare alcuni rullini fatti con la M7, quindi giro con la Q2, che alla fine è una macchina con la quale divertirsi. Vi lascio anche (sotto) il link al servizio sull’apertura del True Colors Residences, dove (al minuto 7:30) potete sentire Cyndi cantare.

 

 

 

 

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