Tet e “Saigon Execution”

Sono tornato ad Hanoi dopo cinque giorni trascorsi nell’estremo nord del Vietnam, vivendo le tradizioni, la cultura e l’ospitalità del popolo Hmong, in un lungo trekking attraverso i loro villaggi nell’area attorno a Sapa.

L’atmosfera del Tet, il capodanno lunare vietnamita, è vibrante qui: rami di pesco in fiore, cespugli di clementine, e nastri rossi sono ovunque: mentre la maggior parte delle attività commerciali sono chiuse per l’intera settimana, i ristoranti, le caffetterie e i bar sono pieni.

Come spesso accade in questi casi, una cella di memoria si è aperta, riportandomi al 1968, 56 anni fa, quasi nello stesso mese: mi son venuti in mente la guerra in Vietnam, l’offensiva del Tet e la foto “Saigon Execution”, scattata da Eddy Adams che con questa immagine vincerà il Premio Pulitzer nel 1969.

L’offensiva del Vietnam Tet, lanciata dai Viet Cong e dalle forze del Vietnam del Nord il 30 gennaio 1968, segnò una svolta critica nella guerra del Vietnam. Il Tet, il capodanno vietnamita, tradizionalmente rappresentava un periodo di cessate il fuoco e di celebrazione.Nel 1968, i vietcong e l’esercito nordvietnamita lanciarono invece una serie coordinata di attacchi in tutto il Vietnam del Sud, cogliendo di sorpresa le forze americane e sudvietnamite, e sfidando la percezione della superiorità militare statunitense.

L’offensiva del Tet fu una campagna dalle molteplici sfaccettature, che prese di mira i principali centri urbani, installazioni militari ed edifici governativi in tutto il Vietnam del Sud. La portata e l’intensità degli attacchi non avevano precedenti, dimostrando la capacità dei vietcong di lanciare offensive su larga scala nonostante le perdite significative negli scontri precedenti.

Uno degli obiettivi chiave dell’offensiva del Tet era minare il morale americano e sudvietnamita ed erodere il sostegno allo sforzo bellico sia a livello nazionale che internazionale. L’audacia degli attacchi, in particolare l’infiltrazione nel complesso dell’ambasciata americana a Saigon, ha scioccato il mondo e ha mandato in frantumi l’illusione dell’invincibilità americana.

Nonostante i successi iniziali, l’offensiva del Tet alla fine si concluse con la sconfitta militare dei vietcong e delle forze del Vietnam del Nord. Le truppe statunitensi e sudvietnamite organizzarono una feroce controffensiva, riconquistando il territorio perduto e infliggendo pesanti perdite al nemico. Tuttavia, l’offensiva del Tet ebbe ramificazioni politiche e psicologiche di vasta portata che avrebbero modellato il corso della guerra e l’opinione pubblica americana.

L’offensiva del Tet ha messo in luce il crescente divario di credibilità tra le dichiarazioni ufficiali del governo degli Stati Uniti e la dura realtà sul campo in Vietnam. Le valutazioni ottimistiche dei progressi da parte dei leader militari e politici contrastavano nettamente con le immagini di guerra urbana e vittime civili trasmesse nei salotti di tutta l’America. La dissonanza tra retorica e realtà alimentò un crescente sentimento contro la guerra e scatenò diffuse proteste contro il coinvolgimento degli Stati Uniti in Vietnam.

Inoltre, l’offensiva del Tet ha inferto un duro colpo alla credibilità dell’amministrazione Johnson e ha ulteriormente eroso la fiducia dell’opinione pubblica nello sforzo bellico. La percezione di una situazione di stallo in Vietnam minò la credibilità del presidente Lyndon B. Johnson e contribuì alla sua decisione di non candidarsi alla rielezione nel 1968.

Dall’altro lato, l’offensiva del Tet rappresentò un errore di calcolo strategico da parte dei vietcong e della leadership del Vietnam del Nord, poiché gli attacchi provocarono perdite significative e destabilizzarono temporaneamente il Vietnam del Sud, ma non riuscirono a raggiungere il loro obiettivo primario di fomentare una rivolta popolare contro il governo di Saigon. Questo è vero, ma l’effetto causato nel mondo occidentale è stato assolutamente sorprendente, mettendo in luce l’orrore di una guerra che, soprattutto negli Stati Uniti, è stata definita vittoriosamente sotto il pieno controllo.

Una foto rappresenta questa storia, scattata da Eddy Adams, “Saigon Execution”

L’esecuzione di Nguyễn Văn Lém il 1° febbraio 1968, durante la guerra del Vietnam, rimane uno dei momenti più iconici e controversi nella storia del conflitto. L’immagine del generale Nguyễn Ngọc Loan che spara in testa a Lém racchiude la brutalità e l’ambiguità morale della guerra.

Lém, un agente vietcong, fu arrestato durante l’offensiva del Tet, un punto di svolta nel conflitto. La decisione del generale Loan di giustiziare Lém rifletteva sommariamente le intense emozioni e pressioni della guerriglia urbana. La crudezza della fotografia ha cristallizzato il costo umano e i dilemmi etici del conflitto armato, innescando dibattiti e condanne globali.

L’esecuzione di Lém simboleggiava il confine sfumato tra giustizia e vendetta, evidenziando le complessità della guerra asimmetrica. Divenne un potente emblema della brutalità della guerra del Vietnam e alimentò il sentimento contro la guerra in tutto il mondo. Decenni dopo, l’immagine continua a evocare la riflessione sulle cicatrici durature della guerra e sull’imperativo della pace.

Questa è la foto di Adams, mentre quelle nell’articolo articolo mostrano la vita quotidiana ad Hanoi questa settimana (scattata con Leica M11 Monochrom)

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