È mattino: non così presto come vorrei, ma la stanchezza e il dover rifare nuovamente la valigia per la sesta volta in meno di due settimane mi ha inchiodato nella camera di un albergo deserto, e ritardato la passeggiata che volevo fare sul lungomare.

Una melodia che riconoscerei ovunque si sparge nel silenzio fatto dalle poche persone accanto a un parco divertimenti che sa di fiere paesane di altri tempi. Due anziani al sassofono, mescolano i loro fiati, salutando il sole nella Baia di Heishi.

Sono in China, da quasi due settimane, e adesso a Dalian: guardando dritto davanti a me la prima cosa che potrei incontrare è Pyongyang, in North Korea, oltre il Xinghaivan Bridge che taglia l’orizzonte raddoppiandolo. Le ance vibrano, creando le note di Scarborough Fair.

Are you going to Scarborough Fair? Parsley, sage, rosemary, and thyme
Remember me to one who lives there, She once was a true love of mine
Tell her to make me a cambric shirt (in the deep forest green)

 

 

Appunti confusi delle mie ultime 96 ore.

Ho camminato con Yu nei Giardini dell’Imperatore, salendo il percorso che dalla terrazza del Tempio mi offre la più bella vista della Città Proibita che io possa ricordare nelle mie presenze a Beijing, e poi mi sono seduto a condividere una hotpot, brindando con un boccale di fresca birra artigianale, mentre la carne e il pesce bollivano nel brodo.

Ho assaggiato con Jo il più famoso liquore Chinese, l’Ergoutou, della storica marca (grada caso) “Stella Rossa”, che mi ha prima anestetizzato la lingua, poi bruciato la gola, e risalito sul naso fino a farmi piangere. Ho sentito in bocca la pelle dell’ anatra, croccante, e poi il suo sapore, mescolato con porri e la tipica salsa bruna dal forte unami.

Mi sono seduto in una barca, circondata dal fumo, al quarto piano di un’ edificio tappezzato di neon, che ne declamano i vari ristoranti, e ho sentito il karaoke dei tavoli vicini, pensando che ricordassero più le urla di maiali sgozzati, complice l’abbondante alcol che veniva servito come se non ci fosse un domani.

Parsley, sage, rosemary, and thyme (Tracing of sparrow on snow-crested ground)
Without no seams nor needle work (Bedclothes the child of the mountain)
Then she’ll be a true love of mine (Sleeps unaware of the clarion call)

 

 

Ho mangiato con Helen delle ostriche che parevano dei polli, e dei ricci di mare dal sapore che ti fa risacca sulla lingua. Ho aperto con le mani i granchi, che fino a pochi minuti prima nuotavano e poi hanno terminato la loro esistenza in una vaporiera, assieme ai gamberi che tentavano di fuggire dal loro destino culinario. Ho brindato all’oggi, e al domani.

Ho parlato per ore, e poi ancora per altre ore, in un mix dove la conversazione professionale si mescola con quella sciamanica. Ho tentato di aggrapparmi a internet, in un paese dove anche lo starnuto è passato al vaglio della censura, e sono solo stato capare di avere scampoli di notizie del mondo esterno, filtrate in modo ossessivo.

Tell her to find me an acre of land (A sprinkling of leaves)
Parsley, sage, rosemary and thyme (Washes the grave with silvery tears)
Between the salt water and the sea strands (And polishes a gun)

 

 

Tempo di fare una pausa: stasera riprendo un sigaro volante, che con una serie di rimbalzi al piattello mi porterà prima a Shanghai, poi a Dubai, e infine a Milano, dove devo ricordarmi che son diventato nonno da poco, e forse non ho più il fisico per fare questa vita. Ci penserò, nei pochi giorni italiani, prima di tornare nuovamente in Asia.
[Foto: Dalian stamani, sul lungomare davanti a Xinghai Place]

 

Then she’ll be a true love of mine

 

 

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