In the early 1950s, when the outskirts of Milan were still fields and farmhouses, Enrico Matteiimagined something extraordinary: a modern company town, built around ENI’s newly formed gas enterprise. That dream took shape in Metanopoli, the “city of methane,” conceived not merely as an industrial district but as a model community where work, nature, and social life could coexist. At its heart lay a vast green expanse — Parco SNAM, today known as Parco Mattei — that embodied Mattei’s humanistic vision of corporate welfare and community living.

The park was designed as more than a leisure area; it was an integral part of the urban and social fabric of Metanopoli. In those years, SNAM (Società Nazionale Metanodotti) built not only pipelines and offices but also homes, schools, churches, and recreational spaces for its employees and their families. Parco SNAM became a living symbol of this philosophy: a meticulously designed landscape where employees could unwind, children could play safely, and the company’s ideals of progress met the simple rhythm of everyday life.

 

By the 1960s, Parco SNAM had grown into one of the most complete corporate recreational complexes in Italy. Its sports facilities were a source of local pride: tennis and basketball courts, football pitches, and, most famously, a swimming pool complex that opened in the 1970s. The pools—outdoor and indoor—were surrounded by lawns and shaded paths, becoming a summer gathering point not only for employees but also for residents of the growing San Donato community. Here, generations learned to swim, competed in local meets, or simply escaped Milan’s humid heat.

The design of the park followed the rational, modernist principles that characterized Metanopoli’s architecture. Wide avenues lined with poplars and oaks connected the residential quarters to the park’s entrances, while small lakes and flower beds softened the geometric layout. In spring, the scent of linden and acacia trees filled the air. The central area near Via Ravenna, the “Negozi”, was the social hub, with the sports club, bar, and recreational buildings hosting dances, company gatherings, and family events.

 

During the economic boom, the park’s life mirrored that of ENI itself — energetic, optimistic, full of purpose. But as decades passed, corporate structures evolved, and the tight bond between company and community loosened. By the late 1990s and early 2000s, with privatizations and urban sprawl reshaping San Donato, Parco SNAM entered a period of neglect. The swimming pools closed, the sports center fell silent, and the once-guarded lawns became overgrown. Yet the memory of those decades — of children’s laughter, corporate picnics, and Saturday matches — remained vivid among long-time residents.

In recent years, a new chapter began. The municipality of San Donato Milanese, recognizing the park’s historic and environmental value, launched restoration efforts and reopened parts of the area as Parco Mattei, named in honor of its founder’s legacy. Paths were cleared, trees replanted, and a renewed sense of civic ownership emerged.

Today, Parco Mattei stands as both a heritage site and a living green lung, bridging the city’s industrial past and its sustainable future. Where once workers gathered under ENI’s banner, now families, cyclists, and photographers walk among the same trees, in a space that continues to embody Mattei’s belief: that progress must always keep room for people, and for nature.

 

I arrived in Metanopoli when I was seven, after my father was relocated there for work, and I lived in that small, self-contained world for more than ten years. I still remember Parco SNAM — the swimming pool where I spent endless hours training, and that quiet sense of belonging the place could somehow convey. A few days ago, I walked through it again, camera in hand — my Sony RX1RII — during a long morning stroll.

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Traduzione a cura della Redazione di NOC Sensei

Nei primi anni ’50, quando la periferia di Milano era ancora campi e cascine, Enrico Mattei immaginò qualcosa di straordinario: una moderna città aziendale, costruita attorno alla neonata impresa del gas dell’ENI. Quel sogno prese forma a Metanopoli, la “città del metano”, concepita non solo come un distretto industriale, ma come una comunità modello in cui lavoro, natura e vita sociale potessero coesistere. Al suo centro si trovava una vasta distesa verde – il Parco SNAM, oggi Parco Mattei – che incarnava la visione umanistica di Mattei del welfare aziendale e della vita comunitaria.

Il parco fu concepito come qualcosa di più di un’area ricreativa: era parte integrante del tessuto urbano e sociale di Metanopoli. In quegli anni, la SNAM (Società Nazionale Metanodotti) costruì non solo oleodotti e uffici, ma anche abitazioni, scuole, chiese e spazi ricreativi per i propri dipendenti e le loro famiglie. Il Parco SNAM divenne il simbolo vivente di questa filosofia: un paesaggio meticolosamente progettato dove i dipendenti potevano rilassarsi, i bambini giocare in sicurezza e gli ideali di progresso dell’azienda si sposavano con il ritmo semplice della vita quotidiana.

Negli anni ’60, il Parco SNAM era diventato uno dei complessi ricreativi aziendali più completi d’Italia. I suoi impianti sportivi erano motivo di orgoglio locale: campi da tennis e da basket, campi da calcio e, soprattutto, un complesso di piscine inaugurato negli anni ’70. Le piscine, sia all’aperto che al coperto, erano circondate da prati e sentieri ombreggiati, diventando un punto di ritrovo estivo non solo per i dipendenti, ma anche per i residenti della crescente comunità di San Donato. Qui, generazioni di persone impararono a nuotare, gareggiarono in gare locali o semplicemente si rifugiarono dal caldo umido di Milano.

Il progetto del parco seguiva i principi razionali e modernisti che caratterizzavano l’architettura di Metanopoli. Ampi viali fiancheggiati da pioppi e querce collegavano i quartieri residenziali agli ingressi del parco, mentre laghetti e aiuole fiorite ne addolcivano la geometria. In primavera, il profumo dei tigli e delle acacie riempiva l’aria. L’area centrale vicino a Via Ravenna, i “Negozi”, era il fulcro della vita sociale, con il circolo sportivo, il bar e gli edifici ricreativi che ospitavano balli, riunioni aziendali ed eventi familiari.

Durante il boom economico, la vita del parco rispecchiava quella dell’ENI stessa: energica, ottimista, piena di obiettivi. Ma con il passare dei decenni, le strutture aziendali si evolsero e il forte legame tra azienda e comunità si allentò. Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, con le privatizzazioni e l’espansione urbana che rimodellavano San Donato, il Parco SNAM entrò in un periodo di abbandono. Le piscine chiusero, il centro sportivo cadde nel silenzio e i prati, un tempo custoditi, divennero incolti. Eppure il ricordo di quei decenni – di risate infantili, picnic aziendali e partite del sabato – è rimasto vivido tra i residenti di lunga data.

Negli ultimi anni è iniziato un nuovo capitolo. Il comune di San Donato Milanese, riconoscendo il valore storico e ambientale del parco, ha avviato interventi di restauro e ha riaperto alcune parti dell’area come Parco Mattei, così chiamato in onore dell’eredità del suo fondatore. I sentieri sono stati ripuliti, gli alberi ripiantati ed è emerso un rinnovato senso di appartenenza civica.
Oggi, Parco Mattei è sia un sito storico che un polmone verde vivo, che collega il passato industriale della città al suo futuro sostenibile. Dove un tempo i lavoratori si riunivano sotto la bandiera dell’ENI, ora famiglie, ciclisti e fotografi passeggiano tra gli stessi alberi, in uno spazio che continua a incarnare la convinzione di Mattei: che il progresso debba sempre lasciare spazio alle persone e alla natura.

Sono arrivato a Metanopoli quando avevo sette anni, dopo che mio padre vi si era trasferito per lavoro, e ho vissuto in quel piccolo mondo autonomo per più di dieci anni. Ricordo ancora il Parco SNAM, la piscina dove ho trascorso infinite ore ad allenarmi, e quel tranquillo senso di appartenenza che quel luogo in qualche modo riusciva a trasmettere. Qualche giorno fa, ci sono tornato, macchina fotografica in mano – la mia Sony RX1RII – durante una lunga passeggiata mattutina.

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