L’origami, termine che deriva dalle parole “oru” (piegare) e “kami” (carta), è l’intricata arte di piegare la carta che ha avuto origine in Giappone. Da una storia iniziata attorno al VI secolo, gli origami si sono evoluti da semplici pieghe di carta a disegni intricati, catturando l’immaginazione degli appassionati di tutto il mondo.

I primi documenti suggeriscono che l’origami fosse inizialmente utilizzato per cerimonie religiose, poiché si credeva che la carta piegata rappresentasse la purezza. Nel corso del tempo, la sua pratica si è espansa oltre i contesti religiosi. I Samurai, ad esempio, si scambiavano strisce di carta piegate, conosciute come “noshi“, in segno di buona volontà.

L’essenza dell’origami sta nella sua semplicità. Tutto ciò di cui si ha bisogno è un foglio di carta piatto e quadrato. Niente forbici, niente colla, solo le mani e la carta. La carta origami tradizionale, o “kami“, è leggera, facile da piegare e spesso ha colori diversi su ciascun lato.

L’applicazione dei principi matematici è la cosa che più mi affascina negli origami. Le pieghe e i disegni intricati, sviluppati tridimensionalmente, possono essere descritti utilizzando termini geometrici e matematici. Alcuni progetti di origami avanzati possono simulare e basarsi su calcoli matematici complessi. In effetti, esiste un intero sottocampo, noto come origami computazionali, che esplora le regole e le teorie matematiche dietro la piegatura della carta.

Oltre all’arte e alla matematica, gli origami hanno ispirato soluzioni in vari campi scientifici. Gli ingegneri hanno preso spunto dagli origami per progettare apparecchiature satellitari compatte che possano dispiegarsi nello spazio. I ricercatori medici hanno esaminato i principi degli origami per progettare piccoli dispositivi pieghevoli in grado di spostarsi attraverso il corpo umano.

 

 

 

Uno dei disegni di origami più iconici è la gru.  Non è solo una prova di abilità ma porta con sé anche un significato simbolico significativo nella cultura giapponese.

La leggenda narra che se si piegano mille gru di carta si esaudirà un desiderio. Questa convinzione è stata resa popolare dalla storia di Sadako Sasaki, vittima della bomba atomica di Hiroshima, che sperava di piegare mille gru per riprendersi dalla sua malattia.

Nata a Hiroshima, in Giappone, nel 1943, Sadaso Sasaki divenne un simbolo inconsapevole degli orrori della guerra nucleare e della conseguente spinta alla pace.

Nel 1955, all’età di 12 anni, a Sadako fu diagnosticata la leucemia, attribuita alle radiazioni a cui fu esposta quando la bomba atomica fu sganciata su Hiroshima nel 1945. Aveva solo due anni al momento del bombardamento. In ospedale, ispirandosi alla leggenda che promette di esaudire un desiderio a chiunque pieghi mille gru origami, Sadako si è imbarcata in una missione per piegarne mille, sperando di riprendersi dalla sua malattia. La sua determinazione e speranza sono diventate emblematiche.

La morte prematura di Sadako, pochi mesi dopo la diagnosi, commosse profondamente l’intera comunità giapponese. La sua storia si diffuse rapidamente, trasformandola in un simbolo duraturo delle vittime innocenti della guerra nucleare. Ciò ha portato a una campagna nazionale per costruire un monumento alla pace dei bambini a Hiroshima, dedicato a Sadako e a tutti i bambini vittime della bomba atomica.

Oggi, la statua di Sadako che regge una gru d’oro svetta nel Parco del Memoriale della Pace di Hiroshima, con incise le parole: “Questo è il nostro grido. Questa è la nostra preghiera. Pace nel mondo“.

 

 

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