Namaste bhaee, garam din, ciao fratello, è una giornata calda oggi”. 

La lingua franca a sud di Saragoon Road, qui a Singapore, è un misto di Indi e Inglese coloniale, dove l’idioma anglosassone viene masticato con i più insaporiti curry, e durante la domenica annaffiato qualche litro di birra indiana a buon mercato, che disseta e stordisce prima di rientrare nei dormitori comuni. 

Ho un paio di Signore Tedesce a Telemetro che mi ciondolano dal collo, dove le tracolle fermano il torrente di sudore che scende dalla pelata, formando ogni tanto cascate alpine e paesaggi rupestri: Aprile è il mese più caldo qui, con un’umidità e una piovosità tali che le ossa lanciano una piattaforma di rivendicazione, protestando oltre quello che età e obesità dovrebbero consentire.

Lui ha la cordialità dei poveri, che nella loro onesta semplicità riconoscono la ricchezza di un sorriso. Io la curiosità dei viaggiatori, che attraversano il mondo grati di respirare la stessa aria, e di vivere sotto lo stesso cielo di chi mi è distante e vicino al tempo stesso.

 

 

Domenica è il giorno di ritrovata libertà adesso, per chi vive nei dormitori e supporta per 6 giorni la settimana le esigenze di base della Città Stato: la base di una piramide sociale arrivata qui in cerca di cibo. La fame più della falsamente poetica “fortuna” è la cosa che guida migrazioni planetarie al cui confronto quelle religiose sono semplici scampagnate.

Dopo due anni di limitazioni sanitarie che, nella domenica di riposo, prima hanno confinato nei dormitori, poi ammesso solo in gruppi limitati di persone la transumanza verso la città, adesso la quotidianità è tornata quasi normale, e oggi migliaia di persone si riversano in questa parte di città attorno a Little India per una borsa di verdure, una birra e la sensazione che la vita sia vita anche se lontano da casa.

Siamo seduti a terra, uno accanto all’altro. Lui con un paio borse di plastica, io con due rullini che sto cambiando nella M7 e nella vecchia IIIf. “Da dove vieni” è la prima domanda di tutti gli emigranti, spesso anche l’ultima. Gli sorrido mentre sollevo una delle due traccia-ricordi, e lo osservo con entrambi gli occhi aperti: lui mi sorride, e mi saluta.

Mi saluta con rispetto, un rispetto reciproco.

Singapore, 4 Aprile 2022.

 

 

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