Sono a Hong Kong.

La prima cosa che provo è nostalgia, per Kai Tak, il caotico vecchio aeroporto che occupava buona parte della Kowloon Bay, vicino a Victoria Harbour, fino alla sua chiusura nel 1998. Aperto negli albori dell’aviazione commerciale, nel 1925, era uno dei più difficili atterraggi che un pilota potesse fare, soprattutto con aerei delle dimensione e della manovrabilità di un 747.

L’approccio era spettacolare visto dai finestrini, quasi a poter toccare luoghi iconici come la Bank of China Tower, e l’HK Convention and Exibition center, ma soprattutto i formicai abitativi segnati dalla nera muffa che qui si sviluppa con fantastica rapidità, con decine di migliaia di condizionatori d’aria che pendevano dalle finestre, e la gente che spesso ti salutava dai terrazzi tra i colori dei panni stesi.

Oggi si atterra a Check Lap Kok, in un’isola artificiale, con l’aeroporto che 25 anni fa ha vinto il Guinness World Record per essere stato il più costoso della storia, e stavolta ho voluto concedermi il piacere, dopo quasi 5 anni di assenza, di arrivare in macchina a North Point, per rivedere la Baia nella notte, e cominciare a capire se avrei ritrovato l’ecosistema complesso chiamato da oltre due secoli “Hong Kong”.

Facciamo un rapido rewind di cosa sia successo da queste parti negli ultimi 25 anni.

Nel 1997, dopo oltre 150 anni di guida Inglese, la sovranità su Hong Kong è stata trasferita sotto la China, col principio guida di “un paese, due sistemi di governo”, per garantire alla Città Stato di mantenere una relativa autonomia, e soprattutto il proprio impianto legale ed economico. Il piano prevede una transizione della durata di 50 anni, per poi atterrare in un’integrazione della ex-colonia nel Paese del Dragone.

Nel 2014, l’Ombrella Movement (così chiamato dagli ombrelli utilizzati dai manifestanti per difendersi dai getti d’acqua urticante e dai lacrimogeni della polizia) condusse 79 giorni di storica protesta, con continue manifestazioni e occupazioni, opponendosi alla decisione di sottoporre i candidati alla guida della città (curiosamente chiamati Chief Executives, come in azienda) all’approvazione di un comitato dominato dalla corrente a favore della politica di Beijing. L’Umbrella Movement chiedeva invece un suffragio universale e una maggiore democrazia e libertà di parola. In quel periodo quasi tutti i giornali dell’opposizione sono stati costretti a chiudere, alcuni anche con l’arresto dei loro direttori ed editori.

La strategia del Governo Chinese ha continuato a perseguire la strada di una limitazione all’indipendenza di HK, e nel 2019, in occasione di una legge che garantiva l’estradizione verso China Mainland, le proteste si sono allargate a tutta la città, per mesi. Abbiamo visto in televisione come sono state represse, e con che brutalità. Questo ha incrementato il flusso di emigrazione degli abitanti di HK (soprattutto dei giovani) che si è ingrossato negli ultimi anni, controbilanciato dalle favorevole politiche volte a incrementare i trasferimenti di Chinesi nel Territorio.

Nel 2020 è stato anche promulgato un nuovo Security Act, che criminalizza qualsiasi atto che possa essere considerato come secessionista, eversivo, terrorista o di collusione con forze straniere: è opinione di molti (e anche la mia) che questo abbia sancito la fine della libertà di espressione, oltre che dell’autonomia di Hong Kong.

Ho potuto girare poco fino adesso, visto che ho passato la quasi totalità del tempo nel mio ufficio qui, dove raggiungere il piano giusto nella galassia di ascensori, scale mobili, e lobby intermedie che cambiano impianto di risalita, è una cosa che mi genera una certa perplessità. É come risolvere al primo colpo un sudoku di difficoltà massima:  qui gli architetti e interior design hanno poi deciso che le porte turbavano il loro senso estetico, quindi sono nascoste in corridoi come passaggi segreti, che per andare al cesso devi battere sulle pareti fino a quando non trovi il vuoto dietro, e sperare sia quello giusto dei maschietti.

Veniamo a noi.

Ho potuto girare poco, e solo la sera, ma mi pare Hong Kong sia ancora una città vibrante, dinamica, affascinante, vera. Ieri ho lasciato lo zaino e il piccone in ostello, e sono uscito con una nuova Signora Tedesca a Telemetro, la M11 Monochrom che mi son appena regalato, ricevendo la con un sorriso da Ryu, l’amico Folletto Japponese custode della Religione Rivelata da  Oskar Barnak.

La fotografia in bianco e nero ha la capacità di cogliere l’essenza nel soggetto, limitando le distrazioni, per sviluppare in un equilibrio monotonale il soggetto dell’immagine. Il B&W racconta storie, e Hong Kong non fa eccezione, anzi, con la sua storia per immagini esalta le differenze e i contrasti di questa città dove le diverse anime del pianeta si sono incontrate per gli scorsi 200 anni.

Il vecchio e il nuovo qui sono esaltati dal monocromatismo: dai grattacieli della finanza ai wet market a nord. WowLoo City è scomparsa, ma rimangono i cage-apartments di 2 metri cubi e le Rolls che sfrecciano.

Le prime esperienze con la M11Mono sono esaltanti, ma stasera vedo di spingere ancora oltre il ritrovare questa città. 

Stay tuned, more coming ….

 

 

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