Oggi si vota in Indonesia. Oltre 280milioni di abitanti (quarto paese più popoloso al mondo, e il primo per il numero di mussulmani), sparsi su 17mila isole, ha una storia negli ultimi 80 anni che meriterebbe un blog dedicato.

I 100 milioni di elettori sono chiamati ad eleggere il presidente, dopo che Joko Widodo, detto Jokowi, ha completato due mandati e quindi non è più candidabile. Presentatosi nel 2014 come innovatore, picconatore, grillino e deciso a cambiare lo status-quo di cui parlo sotto, Jokowi ha modificato la sua rotta in questi dieci anni, diventando anche lui espressione di un sistema dove le tonalità di grigio fanno parte fondamentale dell’impianto politico-economico.

Le sue ultime mosse meritano di essere raccontate, e perdonatemi qualche semplificazione ai fini narrativi.

Jokowi ha prima utilizzato la sua lobby di procuratori e di suo cognato (presidente della “corte suprema” Indonesiana) per modificare le norme costituzionali, abbassando in ultima istanza l’età minima per concorrere a Vice-Presidenza e Presidenza.

Questo ha poi dato la possibilità a Gibran Rakabuming Raka, suo figlio, di candidarsi come vice-presidente in accoppiata con l’ex generale e attuale ministro della Difesa Prabowo Subianto. Subianto è espressione del Partito del movimento della grande Indonesia, nazionalista e di destra, in opposizione al Partito democratico indonesiano di lotta, “progressista” di Jokowi.

Subiamo (dannato correttore automatico, mi cambia sempre il nome dell’ex generale, Subianto, con la prima persona plurale del verbo “subire”) oltre a essere stato responsabile di feroci repressioni dei movimenti libertari, inclusi rapimenti e torture, (e per questo poi espulso dall’esercito) è anche l’ex-genero della figlia di Suharto, lo storico dittatore che ha guidato dal 1965 alle prime elezioni del 2004 il paese. Ricordiamo che, per “celebrare” l’ascesa al potere, Suharto fu responsabile dello sterminio di oltre 500mila oppositori (la maggior parte comunisti) e dell’ incarcerazione in campi di concentramento di oltre 1 milione di persone.

Subiamo è anche anziano, e si dubita fortemente abbia la forza di portare a termine il suo mandato, mentre è certo che sarà impossibile si candidi per un secondo: questo mette il figlio di Jokowi in pull position per garantire una continuità della famiglia alla guida dell’Indonesia.

Tutto questo aspetto di cronaca attuale, merita un approfondimento sul ruolo delle famiglie nella politica e nell’economia Indonesiana.

 

 

La famiglia svolge un ruolo fondamentale nel plasmare il panorama economico e politico dell’Indonesia, intrecciandosi profondamente con il tessuto della società e della governance. In Indonesia, il concetto di famiglia si estende oltre l’unità nucleare per comprendere un’ampia rete di parenti, riflettendo valori di collettivismo, parentela e sostegno comunitario. Questa intricata struttura sociale esercita un’influenza significativa sulle attività economiche, sulle dinamiche politiche e sulla coesione sociale.

Le imprese a conduzione familiare dominano vari settori, dalle piccole imprese ai conglomerati, contribuendo in modo sostanziale al PIL nazionale e alle opportunità di lavoro. Queste imprese spesso danno priorità ai legami familiari, di “clan”, promuovendo la fiducia, la lealtà e la continuità tra le generazioni. La famiglia funge da fondamento dell’imprenditorialità, i cui membri mettono in comune risorse, competenze e manodopera per creare e sostenere imprese in mezzo alle sfide economiche.

Inoltre, le reti familiari facilitano le economie informali e le microimprese, in particolare nelle aree rurali dove i legami di parentela sono più forti. In agricoltura, ad esempio, le famiglie lavorano collettivamente nelle fattorie, condividendo lavoro, conoscenza e raccolti. Questo approccio comunitario non solo rafforza la resilienza economica, ma promuove anche la coesione sociale e la dipendenza reciproca all’interno delle comunità.

Inoltre, le reti di sostegno familiare svolgono un ruolo cruciale nel settore informale indonesiano, fornendo assistenza finanziaria, opportunità di lavoro e reti di sicurezza sociale per i membri vulnerabili. In tempi di difficoltà o crisi economica, le famiglie si uniscono per mitigare i rischi, alleviare la povertà e garantire il benessere dei loro parenti. Questa solidarietà sottolinea la resilienza delle famiglie indonesiane nell’affrontare le sfide socioeconomiche e rafforza l’importanza dei legami familiari per la sopravvivenza economica e la prosperità.

In secondo luogo, l’influenza della famiglia si estende alla sfera politica indonesiana, modellando le dinamiche di potere, le reti clientelari e le strutture di governance. Il concetto di “Nepotisme” o nepotismo, sebbene ufficialmente condannato, rimane radicato nella politica indonesiana, dove i legami familiari spesso dettano l’accesso al potere politico, alle risorse e all’influenza. Le dinastie politiche, caratterizzate da lignaggio familiare e autorità ereditaria, esercitano un notevole peso a livello locale, regionale e nazionale.

 

 

I legami familiari permeano i partiti politici, le burocrazie e i processi decisionali, influenzando la formulazione delle politiche, l’allocazione delle risorse e i risultati elettorali. Le relazioni cliente-cliente, radicate nella lealtà familiare e negli obblighi reciproci, sostengono alleanze politiche e strategie di costruzione di coalizioni, facilitando il consolidamento e la perpetuazione del potere tra le famiglie d’élite.

Inoltre, il contesto socio-culturale dell’Indonesia sottolinea l’importanza della gerarchia, del rispetto dell’autorità e della costruzione del consenso all’interno delle strutture familiari, rispecchiando principi di governance più ampi. Nella società tradizionale giavanese, ad esempio, il concetto di “gotong royong” o cooperazione reciproca sottolinea la responsabilità collettiva e l’armonia comunitaria, principi che risuonano nel governo politico e nella pubblica amministrazione.

Tuttavia, se da un lato le reti familiari sembra possano favorire la coesione e la stabilità sociale, dall’altro pongono anche sfide alla governance democratica, alla responsabilità e alla mobilità sociale. Il nepotismo e il clientelismo, prevalenti nella sfera politica ed economica, esacerbano la disuguaglianza, perpetuano pratiche di esclusione e minano la meritocrazia. Inoltre, il radicamento delle dinastie politiche e delle oligarchie familiari limita le opportunità di una più ampia partecipazione civica, inibendo il pluralismo e il pluralismo democratico.

Come abbiamo visto all’inizio di questo post (per chi ha avuto il fegato di arrivare fin qui), la famiglia riveste un significato decisivo nella vita economica e politica dell’Indonesia, fungendo da struttura dell’organizzazione sociale, della resilienza economica e della continuità politica. Se da un lato le reti familiari promuovono la solidarietà, l’imprenditorialità e la continuità culturale, dall’altro presentano anche sfide di democrazia, tra cui il nepotismo, la disuguaglianza e la cattura delle élite. Riconoscere e gestire la complessa interazione tra dinamiche familiari e quadri istituzionali è essenziale per chiunque voglia avventurarsi nella complessità di queste 17mila isole.

Foto? Sono in aeroporto e non riesco ad accedere al mio server e “grande”, dove dovrei avere degli scatti di Jakarta nei primi anni 2000. Ho invece on line una visita che ho fatto a Bali (dove, tra l’altro, sarò tra una decina di giorni): Leica M7, Summilux e pellicole Kodak Tmax 100 e 400.

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