Il Vento

Arriva sempre in questi giorni, a ricordare che l’inverno nel Paese dei Castelli di Sabbia sta terminando, e la canicola estiva comincia a bussare alle porte.

Il vento.

Prima delle Tramontane fresche, che spazzano il cielo, restituendo un azzurro che va in competizione con quello del mare. Poi, più tardi nella stagione, le Tempeste di Tabbia, che ti impastano la bocca, e coprono la retina con un viraggio grigio-ocra che manco i dagherrotipi di fine secolo raggiungevano.

”The answer is blown in the wind”, canta Shabtai Zissel, il menestrello del Minnesota universalmente noto come Bob Dylan: più che di risposte, qui il vento mi porta domande, che talvolta è sano farsi. Domani passo la giornata dentro un sigaro volante, portando la roba contenuta in mezzo alle orecchie a picconare nel Delta del Niger, ad majors canamus, che è meglio.

Pascolo verso il Louvre, con la sua affascinante struttura galleggiante nell’aria evoca una moderna nave Enterprise, dove un qualche Mr. Spock, freddo e logico Vulcaniano-Emiratino, colleziona capolavori invece che distribuire pillole di religione, dissertando sull’umana esistenza in modo fantasticamente asettico.

Del “Salvatore Mundi” non se ne sa più nulla, dopo l’annuncio che la sua esposizione sarebbe stata ritardata:  il 3 Settembre scorso, un laconico tweet annunciava “The Department of Culture and Tourism – Abu Dhabi announces the postponement of the unveiling of Leonardo da Vinci’s Salvator Mundi. More details will be announced soon.” , e da quel momento in poi solo speculazioni su conflitti di orgoglio e immagine, che qui rappresentano qualcosa di unico, come gli ingorghi di Rolls Royce.

Mi appoggio alla balconata che si affaccia sul Golfo Persico, gli azzurri mi ricordano gli occhi di Camilla: scatto un paio di foto.

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