In quasi 45 anni di lavoro, e la maggior parte passata all’estero, ho sviluppato una curiosità e un’attenzione verso fatti che, a prima vista, possono sembrare quasi insignificanti, ma spesso segnalano delle tendenze che è importante conoscere e valutare.

Qualche giorno fa ho letto sul WSJ che gli Stati Uniti e l’Europa stanno stanziando forti somme per ristrutturare una ferrovia in Angola, ed è il primo grande investimento infrastrutturale nel continente Africano da parte dell’Amministrazione Americana da decenni.

Si tratta del “Corridoio Lobito”, una ferrovia che collega appunto Lobito, sulla costa atlantica dell’Angola con Kolwezi nella Democratic Republic of Congo, e con un’estensione, con il Zambia.

Questo primo passo metterà alla prova la capacità di Washington di competere con Pechino per costruire legami, proteggere le risorse e riposizionarsi strategicamente in Africa (ammesso che il prossimo Presidente si mantenga su questa strategia, il che, per ora, è assolutamente incerto).

Facciamo un po’ di didattica, (così perdiamo i pochi lettori rimasti), capiamo cosa c’è dietro, e vediamo come una ferrovia in Africa stia diventando una spina nel fianco per la China.

Nel 2022, l’Angola ha rifiutato un’offerta cinese per riabilitare e gestire il servizio merci lungo la linea del corridoio Lobito. Ha invece concesso una concessione di 30 anni a un consorzio europeo sostenuto dagli Stati Uniti che promette di trasportare milioni di tonnellate di minerali di energia verde come rame, manganese e cobalto dal Congo alla costa atlantica dell’Angola. Il governo degli Stati Uniti prevede di prestare inizialmente 250 milioni di dollari e il suo know-how per garantire il successo del progetto del Corridoio Lobito di un valore complessivo di1,7 miliardi di dollari.

Questo fatto si inserisce in una serie di azioni, prese dall’amministrazione Biden per migliorare e consolidare i legami commerciali con l’Africa, facendone una priorità di politica estera.

 

 

La ferrovia di Lobito non è un caso isolato, ma una strategia di reingresso degli US come principali partner commerciali per l’Angola, tentando di estromettere la radicata presenza Chinese: su questo ricordo che, quando volavo spesso a Luanda tra il 2016 e il 2018, il 777 Emirates che garantiva il miglior collegamento, ero spesso l’unico passeggero non Chinese.

La Export-Import Bank degli Stati Uniti sta prestando all’Angola 900 milioni di dollari per acquistare attrezzature americane per progetti di energia solare che dovrebbero fornire energia a mezzo milione di case. A settembre dell’anno scorso, la banca ha approvato una garanzia di prestito di 363 milioni di dollari per aiutare la Acrow Corp. of America con sede nel New Jersey a vendere ponti in acciaio al governo angolano.

Il mese scorso, il consorzio ferroviario con sede in Texas All-American Rail Group ha firmato un memorandum d’intesa con il governo angolano per esplorare l’aggiornamento di una linea ferroviaria parallela verso il Congo che attraversa l’Angola settentrionale. Il Ministero dei Trasporti angolano ha stimato a 4,5 miliardi di dollari il potenziale investimento legato al progetto, che sarebbe più focalizzato sul commercio agricolo.

Non si tratta quindi di un fatto isolato, ma di una precisa strategia.

La presenza della Cina in Angola ha segnato un capitolo significativo nel panorama socioeconomico della nazione africana e riflette la più ampia strategia di impegno della Cina in Africa. La relazione tra Cina e Angola è stata caratterizzata in passato da una cooperazione economica multiforme, dallo sviluppo di infrastrutture strategiche e dall’impegno diplomatico.

Comprendere la presenza della Cina in Angola implica esaminarne i fattori trainanti, gli impatti e le implicazioni sia per i paesi che per la regione.

Dal punto di vista economico, la presenza della Cina in Angola è in gran parte determinata dalla sua ricerca di risorse naturali, in particolare di petrolio. Essendo uno dei principali produttori di petrolio dell’Africa, l’Angola ha rappresentato un’opportunità strategica per la Cina per assicurarsi risorse energetiche per alimentare la sua rapida crescita economica. Le imprese statali cinesi hanno investito massicciamente nel settore petrolifero dell’Angola, facilitando progetti infrastrutturali e favorendo i legami economici.

Oltre al petrolio, la Cina ha investito in vari settori dell’economia angolana, tra cui infrastrutture, edilizia, agricoltura e telecomunicazioni. Le aziende cinesi hanno intrapreso importanti progetti infrastrutturali come strade, ferrovie, ponti e porti, contribuendo allo sviluppo dell’Angola e agli sforzi di diversificazione economica. Questi investimenti avrebbero dovuto offrire opportunità di lavoro e contribuito a stimolare la crescita economica in Angola, ma i risultati sono stati contrastanti in termini di sostenibilità a lungo termine e sviluppo locale.

 

 

La presenza della Cina in Angola si è ovviamente estesa anche all’area della diplomazia e dell’influenza geopolitica. Attraverso l’impegno diplomatico e la cooperazione economica, la Cina ha rafforzato in passatoi suoi legami con l’Angola e altre nazioni africane, promuovendo una narrazione “win-win” di cooperazione Sud-Sud. L’impegno della Cina in Angola è stato spesso percepito come un’alternativa ai tradizionali donatori e investitori occidentali, offrendo assistenza finanziaria e progetti di sviluppo con minori vincoli politici.

Sono state sollevate perplessità (la mia compresa) riguardo alla trasparenza, alla responsabilità e alla sostenibilità ambientale dei progetti guidati dalla Cina in Angola. Concordo con chi sostiene che gli investimenti cinesi potrebbero avrebbero fortemente contribuito alla dipendenza dal debito, alla corruzione e al degrado ambientale, minando potenzialmente gli obiettivi di sviluppo a lungo termine e la sovranità dell’Angola. Questa situazione, unita poi alla cleptocrazia del Presidente DOS Santos e della sua famiglia, ha di fatto rallentato uno sviluppo organico del Paese, per uscire da una crisi mai terminata dal tempo della Guerra di Indipendenza, della Guerra Civile, e della Angolan Bush War contro il South Africa.

Foto? Nel 2018 ero a Luanda e sono andato a vedere la skeleton coast che si trova a nord, chiamata “Karl Marx Beach” dal nome di un cargo abbandonato: potete leggere tutta quella storia in questo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *