La leggenda che i galli cantano all’alba è una pura minchiata.

Sono a Hau Thau, nel Nord del Vietnam, un villaggio dell’etnia Hmong. Arrivato qui dopo una passeggiata di 16km ieri, lungo sentieri che si sono inerpicati oltre i due Mila metri, rimanendo per buona parte del percorso sopra le nuvole, con un fantastico cielo azzurro.

Quando il sole si è convinto del lavoro che doveva fare, e ha cominciato a scaldare anche il fondo della vallate, i panorami sulle risaie terrazzate sono qualcosa che ti toglie il fiato più dell’ altitudine e della migliaia di metri di dislivello in saliscendi che i miei polpacci hanno affrontato.

 

 

Zhu è la mia guida. Caronte Hmong con 4 figli già da crescere, si guadagna la vita guidando trekking da queste parti, e con un inglese imparato dall’ accompagnare gente come me, spiega la tradizione e la cultura del suo popolo che, quasi 8000 anni fa, ha cominciato la sua discesa dalla China dello Yangtze, per stabilirsi tra i monti del Laos e del Vietnam.

La prima parte del percorso è stata condivisa con qualche altro gruppo in partenza da Sapa, ma poi solo qualche occasionale bufalo ci ha fatto compagnia tra i sentieri sconnessi e fangosi.

Ho chiesto a Zhu come mai vedessi solo donne Hmong fare le guide: mi ha spiegato che le donne conoscono meglio degli uomini questi territori, e soprattutto non si vergognano di parlare un inglese stentato con i turisti.

 

 

I panorami meritano di essere fotografati sulla retina, e memorizzati nella sezione “piacere e stupore” del cervello. L’esperienza di attraversare queste valli a piedi ha richiesto un po’ di allenamento, ma è una vera gioia per le sensazioni che mi sta offrendo.

Hau Thau è un piccolo villaggio, ma l’ostello è ampio, bello e pulito. La camera ha in dotazione due piumoni, a ricordare che siamo intorno ai 1500 metri e nella stagione più fresca dell’anno.

La cena è stata fantastica: riso (quello coltivato dal villaggio), funghi, bamboo, fagiolini e degli spring rolls di verdure, fritti, che ho aiutato a preparare. Mi son tenuto religiosamente lontano da pollo e maiale con cipolle malgrado avessero un aspetto invitante. A fine pasto è arrivata l’acqua della gioia: un distillato di mele e altro che viene prodotto dalla nonna di casa, attraverso una tradizione che ha fatto ubriacare generazioni di Hmong per gli scorsi e presenti millenni.

La notte. Ma sti cazzo di galli non dovrebbero cantare solo all’alba, quando sorge il sole? Qui tutti i galli del villaggio si son lanciati una sfida per eleggere il pennuto tenore dell’anno, e hanno accompagnato tutto il mio sonno.

Stamani riparto per attraversare la Tiger Mountain.

Foto? Momenti di vita ieri a Hau Thau prima del tramonto.

 

 

2 Comments

  1. Claudio Trezzani Reply

    Bambini che giocano liberamente per strada: la stessa scena che ho proposto io oggi, di un altro Autore. Sol che è stata scattata più di mezzo secolo or è, mentre la Tua è di oggi. Ecco dunque il Tuo pregevolissimo apporto: trovi e molto ben interpreti situazioni che in Occidente vanno vieppiù rarefacendosi, mentre nei paesi che visiti ancora palpitamente vibrano.

    1. Mau Vagnozzi Reply

      Grazie Claudio, sei sempre acuto e profondo.

      Questi viaggi sono esperienze di vita, in un universo diverso dal nostro, o che forse abbiamo dimenticato. È toccante vedere come umiltà e povertà vengono affrontate con dignità, e come il sorriso spesso sia moneta del sentimento.

      La voglia di vivere qui in Asia è per me sempre più forte.

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