L’Haiku è l’essenza della poesia giapponese.

Il mondo della poesia offre una vasta gamma di stili, ciascuno dei quali rappresenta tradizioni culturali, storiche ed estetiche uniche. Tra questi spicca l’haiku giapponese, una forma minimalista ma allo stesso tempo profonda, capace di catturare l’essenza di un momento in sole tre righe.

Addentrandosi nel mondo dell’haiku, si incontra l’armonia della natura, la fugacità dell’esistenza e il profondo apprezzamento giapponese per la transitorietà.

L’haiku ha le sue radici nella precedente poesia in versi collegati chiamata “renga”. Nel XVII secolo, la strofa iniziale del renga, chiamata “hokku”, cominciò ad essere apprezzata come forma poetica a sé stante. Questo hokku alla fine si è evoluto in quello che oggi è conosciuto come haiku.

Classicamente un haiku è composto da 17 sillabe, divise in tre righe rispettivamente di 5, 7 e 5 sillabe: in realtà dovremmo contare gli onji, i simboli grafici dell’alfabeto giapponese, ma cerco qui di semplificarci la vita ! Questa struttura, sebbene paia semplice, è impegnativa e sfida i poeti a incapsulare osservazioni profonde entro i suoi stretti confini.

Centrale nell’haiku è il tema della natura, direttamente o attraverso riferimenti culturali anche complessi. Questo legame con la natura è sottolineato dall’uso di “kigo” o parole stagionali. Kigo fornisce ai lettori un contesto temporale, radicando la poesia in un particolare periodo dell’anno. Che si tratti dei fiori di ciliegio in primavera o delle foglie cremisi dell’autunno, il kigo aggiunge profondità e risonanza all’haiku, collegando l’osservazione momentanea alla natura ciclica dell’esistenza.

 

 

Una caratteristica del grande haiku è la contrapposizione di due immagini o idee, tradizionalmente chiamata “kiru” (taglio). Questo vuole creare una sorpresa o un impatto emotivo. Matsuo Bashō, probabilmente il poeta haiku più famoso, era un maestro nell’uso del Kirk. Le sue poesie spesso presentano un’immagine cruda seguita da una svolta inaspettata, che porta il lettore a una riflessione profonda o a una risposta emotiva.

Nell’haiku è insito il concetto buddista di impermanenza, la condizione di precarietà e provvisorietà. Le fugaci osservazioni, che si tratti di una rana che salta in un vecchio stagno o della breve fioritura dei fiori di ciliegio, servono come metafore per la natura transitoria della vita. Concentrandosi su momenti così effimeri, i poeti haiku enfatizzano la bellezza e la tristezza dell’esistenza, esortando i lettori ad apprezzare ogni momento.

L’haiku ha un peso che va ben oltre il suo vincolo sillabico. È una finestra sulla psiche giapponese, un riflesso del suo profondo rapporto con la natura e una meditazione sull’impermanenza della vita. Nel mondo di oggi, l’haiku offre un momento di pausa, un breve incontro con il profondo e un ricordo della bellezza nell’apparentemente banale.

La campana del tempio tace,
ma il suono continua
ad uscire dai fiori
(Matsuo Basho)

Ciliegi in fiore sul far della sera
anche quest’oggi
è diventato ieri
(Kobayashi Issa)

Il tetto si è bruciato
ora
posso vedere la luna
(Mizuta Masahide)

Mondo di sofferenza
eppure i ciliegi
sono in fiore
(Kobayashi Issa)

Le nubi di tanto in tanto
ci danno riposo
mentre guardiamo la luna.
(Matsuo Basho)

Fredda più della neve
è sui capelli bianchi
in inverno la luna
(Naito Joso)

C’è una meta
per il vento dell’inverno
il rumore del mare
(Ikenishi Gonsui)

Acquazzone
guarda fuori sola
una donna
(Takarai Kikaku)

Tristezza
per il bambino ammalato
una gabbia di lucciole
(Yoshikawa Ryota)

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