La prima settimana in Giappone si sta concludendo: sono a Sapporo, ed è il momento di rileggere degli appunti in ordine sparso che ho preso mentre sono rimbalzato in giro per Hokkaido. Tenete conto che sono stato in questo paese varie volte prima, sia per lavoro che in vacanza, quindi forse ho un approccio più consapevole e preparato a quello che avrei trovato.

Muoversi è molto sicuro e semplice, le infrastrutture (strade, stazioni, aeroporti) sono eccellenti, e le indicazioni principali sono scritte anche in inglese o hanno delle immagini che aiutano. Guidare è molto facile: i navigatori della macchine sono anche in inglese ma ho trovato un filo complesso la ricerca e inserimento dell’indirizzo, quindi ho usato il mio telefono, collegato con Apple Car Play. Tra Google Maps e Apple Maps ho trovato molto più accurato e utile il secondo nella guida, mentre Google è ancora avanti come motore di ricerca. Ricordatevi di prendere anche la scheda ETC (il nostro “Telepass”), altrimenti sulle autostrade avrete grosse difficoltà.

Gli alberghi non sono economici, decisamente più affordabile l’AirB&B, che offre un’esperienza locale e ruspante, spesso con servizi condivisi se si affitta solo una stanza: due sui tre che ho usato sono state buone esperienze, una un filo disastrosa. Attenzione che gli spazi non sono disegnati per persone di una certa dimensione: io faccio fatica a starci, tutto è tremendamente piccolo, basso, stretto. I bagni sono claustrofobici, ho quasi rimpianto per le dimensioni dei cessi degli aerei.

 

 

Comunicare può essere un problema, ma si sopravvive lo stesso. L’inglese non è assolutamente diffuso, come nessuna altra lingua a parte il Giapponese. In alcuni servizi, come il Car Rental o gli uffici informazioni, usano quegli aggeggi di traduzione simultanea, che fanno egregiamente il loro lavoro ma non hanno nessuna capacità interpretativa, ne abilità di ascolto. Ne nascono delle conversazioni Pirandelliane mediate da voce sintetica: meglio semplificare la frase ed evitare qualsiasi perifrasi, parafrasi, o possibile interpretazione tonale, al prezzo di una totale incomprensione. Finiscono poi tutti per chiedermi “You America?” Forse traditi dal mio accento, e poi la reazione “Ohhhhh, hoy Italiiiii” è ormai qualcosa di classico nella letteratura. La copertura del cellulare in 4/5G è eccellente ovunque, e il Wi-Fi è dato per scontato.

Avevo letto che il Giappone fuori le grandi città fosse una “cash economy”, e quindi necessario girare con rotoli di Yen: falso. A parte i piccoli ristoranti e le caffetterie dovrò sono stato, sono riuscito a usare Apple Pay e carta di credito quasi ovunque senza alcuna difficoltà: molto, ma molto più facile che farlo in Italia.

 

 

Il cibo è un’esperienza che va oltre il mangiare: delizioso, fresco, economico e sempre servito gentilmente in un contesto igienico e pulito. Le esperienze di pesci, crostacei e molluschi in Hokkaido sono state sublimi, poi ho anche intenzione di passare alla carne con i manzi wagyu. Le birre sono deliziose, ma se guidate ricordatevi che qui c’è tolleranza zero, nemmeno un sorso è consentito.

Hokkaido è un’isola spettacolare, con una natura incredibile: avrei voluto anche approfondire meglio le tradizioni delle popolazioni Ainu, ma non ne ho avuto modo in questo giro. Pochissima gente in giro e molte attività nei piccoli paesi sono andate a catafascio col periodo covid. Sarebbe interessante tornarci d’inverno e sciare sulla neve polverosa che mi dicono sia qualcosa di unico qui: vediamo, se riesco a perdere 30 kili potrei anche pensarci.

Ultima cosa, i suggerimenti di Ryu sono fantastici e attraverso un fitto scambio di messaggi, mi aiuta a meglio capire e apprezzare questo suo fantastico mondo! ありがとう

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