In early September 2025, the U.S. military announced that it had conducted a “kinetic strike” against a boat departing Venezuela, allegedly carrying members of the Venezuelan criminal organisation Tren de Aragua. The vessel, the White House claimed, was transporting narcotics bound for the United States; eleven people were killed, and the incident was cast as a showcase of Washington’s renewed war on “narco-terrorists”.

In the months since, the strike has been far from isolated. Subsequent strikes in Caribbean and Pacific waters have killed dozens more and sunk multiple vessels (check this article NYT ).  The campaign has been justified by Washington in military-conflict terms: the cartels are now treated as “unlawful combatants” in a non-international armed conflict, the “highest and best use” of U.S. military force.

The administration’s logic hinges on several linked claims. First, that the flow of illicit narcotics constitutes a direct threat to American lives—and therefore that the traffickers are de facto combatants. In the words of Vice-President Vance: “Killing cartel members who poison our fellow citizens is the highest and best use of our military.”  Second, that conventional law-enforcement methods have failed and cannot interdict these maritime flows, so the rules of engagementmust resemble those of wartime, including the targeting of vessels outside U.S. territory. Vance told a news outlet: “I think the rules of engagement should be similar to what they are in war, because we are, in fact, in a war against these drug cartels.”

Critics, however, note that these fatal strikes—carried out in international waters or off the coast of Venezuela—lack due process, and that the evidence linking the vessels to specified traffickers is opaque. International-law experts call them extrajudicial killings.

By turning suspected traffickers into “enemy combatants”, Washington bypasses judicial norms of arrest, trial and conviction. In doing so, the campaign aligns with Vance’s election-campaign posture: a muscular, militarized reading of national security where the border and the sea are battle-zones.

Vance, selected as running-mate for Donald Trump, entered the 2024 campaign emphasizing an assertive foreign policy shift—despite earlier isolationist leanings.  His messaging stated that U.S. forces should be unleashed “against the cartels” and linked the crime issue directly to the homeland. By the summer of 2025, as the boat-strike campaign took shape, Vance emerged in public statements as a key articulator of the policy change, defending lethal force, and binding it to electoral themes of “protecting our citizens” and “crippling the narco-threat”.

Moreover, Vance has repeatedly denounced the regimes of Cuba and Venezuela. His campaign rhetoric portrayed them as complicit in trafficking and anti-American subversion. While the exact statement put them in the same ideological bin, his broader alignment with the campaign’s militarised approach to Venezuela signals a convergence: the war-on-drugs narrative, regime-change ambition, troop and warship deployments — all feed the electoral narrative that the U.S. is “taking back the seas” and protecting its people.

By recasting maritime drug-trafficking as armed conflict, and by endorsing pre-emptive lethal strikes, the administration is not merely escalating counternarcotics policy: it is entering a grey zone of military operations that straddle war and policing. The paradox is that while the boats are small, the hardware—destroyers, warships, carrier deployments, special operations—looks like state-on-state conflict. Analysts note that the primary drug threat into the U.S. is land-based (from Mexico), calling into question whether the Caribbean maritime mission is principally about drugs or about strategic pressure on Caracas. For a good reference, NYT has analyzed the drug-trafficking routes in this article.

This is a case study in how great-power security narratives, campaign politics and extrajudicial frameworks can converge. It raises questions of the legality of force, democratic oversight, and the transparency of the link between domestic electoral messaging (via Vance) and foreign-policy decision-making.

I read that the largest American aircraft carrier, deployed in support of this operation, is now anchored off Trinidad. I was in Trinidad & Tobago back in 2012 for work, before flying on to Panama and getting lost in its barrios. I took a few shots there with my Leica M9 and an old vintage Super Angulon lens.

 

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Traduzione a cure della Redazione di NOC Sensei

All’inizio di settembre 2025, l’esercito statunitense annunciò di aver condotto un “attacco cinetico” contro un’imbarcazione in partenza dal Venezuela, presumibilmente a bordo di membri dell’organizzazione criminale venezuelana Tren de Aragua. L’imbarcazione, affermò la Casa Bianca, trasportava narcotici diretti negli Stati Uniti; undici persone rimasero uccise e l’incidente fu presentato come un esempio della rinnovata guerra di Washington contro i “narcoterroristi”.

Nei mesi successivi, l’attacco è stato tutt’altro che isolato. Successivi attacchi nelle acque dei Caraibi e del Pacifico hanno ucciso decine di altre persone e affondato diverse imbarcazioni (vedi questo articolo del NYT). La campagna è stata giustificata da Washington in termini di conflitto militare: i cartelli sono ora trattati come “combattenti illegali” in un conflitto armato non internazionale, il “massimo e migliore utilizzo” della forza militare statunitense.

La logica dell’amministrazione si basa su diverse affermazioni collegate. In primo luogo, il flusso di stupefacenti illeciti costituisce una minaccia diretta per le vite americane e, di conseguenza, i trafficanti sono di fatto dei combattenti. Come ha affermato il vicepresidente Vance: “Uccidere i membri dei cartelli che avvelenano i nostri concittadini è il più alto e migliore utilizzo delle nostre forze armate”. In secondo luogo, i metodi convenzionali di contrasto hanno fallito e non possono interdire questi flussi marittimi, quindi le regole di ingaggio devono assomigliare a quelle di guerra, incluso il colpire navi al di fuori del territorio statunitense. Vance ha dichiarato a un’agenzia di stampa: “Penso che le regole di ingaggio dovrebbero essere simili a quelle di guerra, perché siamo, di fatto, in guerra contro questi cartelli della droga”.

I critici, tuttavia, osservano che questi attacchi mortali, effettuati in acque internazionali o al largo delle coste del Venezuela, non sono soggetti a un giusto processo e che le prove che collegano le navi a trafficanti specifici sono poco chiare. Gli esperti di diritto internazionale li definiscono esecuzioni extragiudiziali.

Trasformando i presunti trafficanti in “combattenti nemici”, Washington aggira le norme giudiziarie di arresto, processo e condanna. Così facendo, la campagna si allinea con la posizione elettorale di Vance: un’interpretazione energica e militarizzata della sicurezza nazionale, in cui il confine e il mare sono zone di battaglia.

Vance, scelto come candidato alla vicepresidenza di Donald Trump, ha iniziato la campagna del 2024 sottolineando un deciso cambio di rotta in politica estera, nonostante le precedenti tendenze isolazioniste. Il suo messaggio affermava che le forze statunitensi avrebbero dovuto essere schierate “contro i cartelli” e collegava la questione della criminalità direttamente alla patria. Nell’estate del 2025, mentre la campagna per gli attacchi alle imbarcazioni prendeva forma, Vance si è affermato nelle dichiarazioni pubbliche come un portavoce chiave del cambiamento di politica, difendendo l’uso letale della forza e legandola ai temi elettorali di “protezione dei nostri cittadini” e “paralisi della minaccia del narcotraffico”.

Inoltre, Vance ha ripetutamente denunciato i regimi di Cuba e Venezuela. La sua retorica elettorale li ha dipinti come complici del traffico di droga e della sovversione antiamericana. Mentre la dichiarazione esatta li colloca nello stesso contenitore ideologico, il suo più ampio allineamento con l’approccio militarizzato della campagna al Venezuela segnala una convergenza: la narrativa della guerra alla droga, l’ambizione di un cambio di regime, lo schieramento di truppe e navi da guerra – tutto ciò alimenta la narrativa elettorale secondo cui gli Stati Uniti si stanno “riprendendo i mari” e proteggendo la propria popolazione.

Considerando il traffico di droga marittimo come un conflitto armato e appoggiando attacchi letali preventivi, l’amministrazione non sta semplicemente intensificando la politica antidroga: sta entrando in una zona grigia di operazioni militari a cavallo tra guerra e polizia. Il paradosso è che, sebbene le imbarcazioni siano piccole, l’equipaggiamento – cacciatorpediniere, navi da guerra, schieramenti di portaerei, operazioni speciali – sembra un conflitto tra stati. Gli analisti osservano che la principale minaccia di droga negli Stati Uniti proviene da terra (dal Messico), il che solleva dubbi sul fatto che la missione marittima caraibica riguardi principalmente la droga o una pressione strategica su Caracas. Per un valido riferimento, il NYT ha analizzato le rotte del narcotraffico in questo articolo.

Questo è un caso di studio su come le narrazioni sulla sicurezza delle grandi potenze, le politiche di campagna elettorale e i quadri extragiudiziali possano convergere. Solleva interrogativi sulla legalità dell’uso della forza, sul controllo democratico e sulla trasparenza del legame tra i messaggi elettorali nazionali (tramite Vance) e il processo decisionale di politica estera.

Ho letto che la più grande portaerei americana, schierata a supporto di questa operazione, è ora ancorata al largo di Trinidad. Ero a Trinidad e Tobago nel 2012 per lavoro, prima di volare a Panama e perdermi nei suoi quartieri. Ho scattato alcune foto lì con la mia Leica M9 e un vecchio obiettivo Super Angulon vintage.

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