Sai Nyla, lo devo ammettere, questa mia passione for i prodotti tedeschi – macchine fotografiche e auto – potrebbe anche essere concettualmente estesa a te, che sei una Pastore Tedesco di chiara e precisa fede politica, visto che dormi accanto al libro di Rosa Luxemburg che raccoglie i suoi scritti contro la guerra, mentre fondava la  Lega di Spartaco nel 1916“.

Il quadrupede canino che mi ha eletto a maschio alpha mi guarda perplessa, forse per ricordarmi che Rosa nacque in Polonia (quando questa faceva parte ancora dell’Impero Russo), prima di essere naturalizzata Tedesca, ottenendo la cittadinanza a 28 anni.

Stiamo passeggiando nel buio, poco importa sia quello della sera o quello prima dell’alba, visto che il mio orologio biologico ormai si è inanellato con quello lavorativo, nel fuso orario dei nipotini di Mao The Tung, e chiacchierare con Nyla è un’abitudine che mi manca, soprattutto per il dibattito che se ne genera, andando ad interpretare l’espressività del suo sguardo, e talvolta latrati o guaiti ad appoggiare o contestare una mia affermazione. Si, c’è una certa dose di fantasia in tutto questo, e anche un pizzico di follia, ma citando Erasmo da Rotterdam (1509) “La pazzia costruisce città, imperi, istituzioni ecclesiastiche, religioni, assemblee consultive e legislative: l’intera vitaumana è solo un gioco, il semplice gioco della Follia“, quindi non me se ne voglia se la applico a un articolo per gli amici di NocSensei.

 

 

Nyla continua a muovermisi attorno, dimenticandosi ogni tanto dei suoi buoni 45 chili di peso, e dandomi delle affettuose spallate che minano la mia stabilità, mentre la felicità  si impossessa sempre più di lei. Arriva a danzarmi intorno, quasi nel buio, abbassando le zampe anteriori e sollevando posteriore e coda a sferzare l’aria nella chiara posizione del gioco.

Come spesso accade, le sinapsi che abitano il mio sistema nervoso, spesso senza manco pagare un decoroso affitto, si son messe a correre nei corridoi della mente, bussando casualmente a porte chiuse, per spalancarle su ricordi e connessioni, fino a quando uno è emerso sugli altri: “Dancing in The dark”, il gran bel brano scritto da Bruce Springsteen nel Febbraio 1984.

Brano seguito poi dal video, diretto da Brian De Palma e girato durante un concerto a St.Paul, nel Minnesota, nel Giugno dello stesso anno, dove una ragazza del pubblico viene invitata sul palco a ballare col mitico meccanico della chitarra.

I get up in the evenin’, And I ain’t got nothin’ to say
I come home in the mornin’, I go to bed feelin’ the same way
I ain’t nothin’ but tired, Man, I’m just tired and bored with myself
Hey there, baby, I could use just a little help

La canzone è stata scritta da uno Springsteen abbastanza scoglionato, racconta il biografo David Marsh nel libro Glory Days, dopo che il suo manager gli aveva chiesto di scrivere un singolo per il lancio del suo nuovo album Born in the USA (che – per inciso – ho visto suonato a San Siro nel 1985, è passata una vita da allora)

 

 

Ne è venuto fuori il capolavoro che conosciamo, con il ritmo che crea un piacevole affanno, costringendoci a ballarlo con qualsiasi arto o ammennicolo che abbiamo attaccato al nostro corpo: il successo che poi critica e pubblico hanno tributato, ha consegnato la canzone tra i 500 brani rock da salvare dall’apocalisse planetaria.

You can’t start a fire, You can’t start a fire without a spark
This gun’s for hire, Even if we’re just dancin’ in the dark

Nyla e Bruce Springsteen mi hanno messo di buon umore: sollevo la Q2 per qualche di scatto divertente, con un menù per il controllo manuale molto più efficiente, adesso che ho vinto la pigrizia e aggiornato il firmware, e sfrutto il suo sensore incredibile per tirare fuori tre immagini insolite.

 

 

 

 

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