Ieri sera mi ha chiamato.

Poche parole, in un codice che segue la nostra ultima conversazione, con due Leica M che ci ciondolavano al collo: “Vado a mangiare fish&chips, e magari hanno anche una Mela Quotidiana fresca. Ci sentiamo quando esco. ”.

Un amico lascia Hong Kong e si trasferisce a London, questo è il significato. Il voler essere riservati indica il crescente timore che presto la “Vertical City”, la “Fragrant Harbor”, non sarà più un posto dove la residua, minima, libera espressione verrà tollerata.

Come ci siamo arrivati? Cominciamo dall’Articolo 23.

 

 

 

L’articolo 23 della Basic Law di Hong Kong, (una mini-costituzione adottata dopo il ritorno del territorio alla sovranità cinese nel 1997), è stata una questione controversa sin dal suo inizio. Questa disposizione prevede che la Regione amministrativa speciale di Hong Kong (HKSAR) adotti leggi proprie per vietare qualsiasi atto di tradimento, secessione, sedizione, sovversione contro il governo popolare centrale o furto di segreti di stato, per vietare organizzazioni o organismi politici stranieri di svolgere attività politica nella Regione, nonché di vietare ad organizzazioni o organi politici della Regione di allacciare legami con organizzazioni o organismi politici stranieri.

L’attuazione dell’articolo 23 è stata fortemente contestata dalla popolazione, principalmente a causa delle preoccupazioni sulle potenziali violazioni delle libertà civili e delle libertà a Hong Kong. I critici sostengono che la legislazione proposta potrebbe essere utilizzata come strumento per reprimere il dissenso e minare l’autonomia della città, che è garantita dal principio “Un Paese, due sistemi” dal passaggio da Colonia Britannica alla sovranità della Cina.

La resistenza più significativa contro l’articolo 23 si è verificata nel 2003, quando il governo della HKSAR ha tentato di introdurre una legislazione sulla sicurezza nazionale ai sensi di questa disposizione. La proposta di legge ha scatenato massicce proteste, con centinaia di migliaia di residenti di Hong Kong che sono scesi in piazza per esprimere la loro opposizione. I critici temevano che le leggi proposte avrebbero limitato la libertà di parola, la libertà di stampa e altri diritti fondamentali di cui gode il popolo di Hong Kong.

 

Sotto la crescente pressione, il governo della HKSAR ha accantonato la legislazione proposta, rinviando di fatto ogni ulteriore tentativo di emanare le leggi dell’Articolo 23. Da allora, la questione è rimasta estremamente delicata, con le successive amministrazioni di Hong Kong riluttanti a rivisitare l’argomento per paura di riaccendere disordini pubblici.

Tuttavia, negli ultimi anni, le tensioni tra Hong Kong e la Cina continentale si sono intensificate, portando a rinnovati appelli da parte del Comitato Centrale Chinese per l’attuazione dell’articolo 23: Pechino ha affermato sempre più la propria autorità sul territorio, suscitando preoccupazioni sull’erosione dell’autonomia di Hong Kong e sulla preservazione del territorio e la sua unica identità.

L’approvazione della legge sulla sicurezza nazionale nel 2020 ha ulteriormente alimentato le apprensioni sull’erosione delle libertà civili a Hong Kong. I critici sostengono che gli ampi poteri concessi alle autorità dalla nuova legislazione potrebbero essere utilizzati per prendere di mira i dissidenti politici e mettere a tacere le voci dell’opposizione.

 

 

Una vittima di queste crescenti tensioni è stato l’Apple Daily (La Mela Quotidiana).

Apple Daily, un importante quotidiano pro-democrazia di Hong Kong, è stato un simbolo della vivace libertà di stampa della città e del suo impegno a favore della democrazia. Fondato dal magnate dei media Jimmy Lai nel 1995, Apple Daily è rapidamente diventato famoso per i suoi reportage audaci, il giornalismo investigativo e il sostegno incrollabile ai valori democratici.

La posizione editoriale del giornale e i suoi resoconti impavidi lo hanno spesso portato allo scontro diretto con le autorità, in particolare con Pechino e i suoi sostenitori a Hong Kong. Nonostante le numerose sfide affrontate, tra cui pressioni finanziarie e minacce legali, Apple Daily è rimasta salda nella sua missione di far sì che il potere renda conto e di fornire una piattaforma per le voci critiche nei confronti del governo.

Una delle caratteristiche distintive di Apple Daily era il suo stile sensazionalista, caratterizzato da titoli audaci, immagini provocatorie e una ricerca incessante di storie controverse. Sebbene questo approccio abbia raccolto critiche da alcuni ambienti per la sua natura da tabloid, ha anche guadagnato al giornale un pubblico fedele e ha consolidato la sua reputazione di intrepido sostenitore della libertà di stampa e della democrazia.

 

Nel corso della sua storia, Apple Daily ha dovuto affrontare numerose sfide legali e attacchi alla sua indipendenza editoriale. Lo stesso fondatore del giornale, Jimmy Lai, è diventato un bersaglio delle autorità a causa delle sue esplicite critiche a Pechino e del suo coinvolgimento nell’attivismo pro-democrazia. Lai è stato arrestato più volte e, nell’agosto 2020, è stato accusato proprio ai sensi dell’articolo.23, la controversa legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, che criminalizza atti di secessione, sovversione, terrorismo e collusione con forze straniere.

 

 

L’arresto di Jimmy Lai e la successiva repressione e chiusura dell’Apple Daily hanno provocato un’onda d’urto nel panorama mediatico di Hong Kong e hanno sollevato serie preoccupazioni sull’erosione della libertà di stampa in città. Nel giugno 2021, la polizia di Hong Kong ha fatto irruzione negli uffici del giornale, arrestando diversi dirigenti e sequestrando beni con l’accusa di “collusione con forze straniere ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale”. Le autorità hanno accusato Apple Daily di pubblicare articoli ed editoriali che avrebbero incitato all’intervento straniero negli affari di Hong Kong.

La chiusura dell’Apple Daily nel giugno 2021 ha segnato un punto di svolta significativo nel panorama dei media di Hong Kong e ha inferto un duro colpo alla libertà di stampa nella città. La chiusura del giornale ha inviato un messaggio chiarissimo ai giornalisti e alle organizzazioni dei media che operano a Hong Kong, evidenziando i rischi di riferire su questioni politiche delicate e sfidando la narrativa delle autorità.

Nonostante la sua chiusura, l’eredità dell’Apple Daily continua a risuonare a Hong Kong, ma non so ancora per quanto.

L’incrollabile impegno del giornale a favore della democrazia, della libertà di espressione e dei diritti umani aveva ispirato una nuova generazione di attivisti e giornalisti a continuare la lotta per la libertà di stampa e la riforma politica. La chiusura dell’Apple Daily è servita a ricordare duramente le sfide che devono affrontare i media indipendenti in ambienti autoritari e ha sottolineato l’importanza di difendere la libertà di stampa come pilastro fondamentale della democrazia.

La chiusura della Mela ha mandato un chiaro avvertimento a tutti, e in molti, purtroppo, se ne stanno andando.

(Le foto le ho scattate l’estate scorsa a Hong Kong, Leica M11 Monochrom)

 

 

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