Virtuose distrazioni

Un recensore prova un obiettivo in studio.

Lo scenario cambia, ora si trova in esterni.

Ha cambiato la maglietta, quest’altra reca scritte.

Come potete appurare nell’allegato screenshot, si tratta di un sagace gioco di parole imperniato sul verbo inglese “to shoot”.

Che significa sia sparare che scattare fotografie.

Così la frase può essere interpretata come la dichiarazione di un assassino prezzolato, oppure indicare che si può realizzare immagini per sbarcare il lunario.

Il motto diverte ed induce alla riflessione.

Intanto il tempo passa.

Il filmato è andato oltre, e noi siamo ancora lì a meditare sullle parole, non ascoltiamo più quelle che seguono, e tutti gli altri sembiante e significati che ci scorrono innanzi.

Se invece abbiamo guardato l’immagine fissa, non saremo sollecitati da ulteriori incalzanti visioni, ma rimarremo comunque condizionati da ciò che abbiamo letto.

Seconda visione, un seducente dipinto di scuola russa.

La situazione, l’arredo urbano, il vestiario, la postura, soprattutto lo sguardo.

No, niente di tutto ciò.

La prima cosa che cattura la nostra attenzione è la mirabile composizione cromatica.

La finestra, il muro, il grembiule, l’involto, la bisaccia, la casacca, la sciarpa, la cuffia, l’incarnato, con la coperta lombare a fungere da centro di smistamento e compensazione tonale.

Certo, subito dopo ci perverranno gli altri stimoli interpretativi – e saranno numerosi e succosi – ma la prima luce è sulla danza dei colori.

Isoliamoli, ed otterremo un quadro astratto di densa ed eloquente autonomia linguistica.

La scritta sulla maglietta, i colori…

Cosa ho voluto dimostrare?

Che ogni evidenza figurativa attiva istanze neurologiche, psicologiche, sociologiche, biografiche.

Fitti fasci di linee scorrono tra noi e le fotografie come un CAN (Controller Area Network) bus in una automobile.

S’arrotano, si sciolgono, fuggono, ritornano.

Pensiamo una cosa come forma, contenuto, contenente, messaggio esplicito o recondito, contemporaneamente e/o alternativamente.

La prendiamo per quel che è intrinsecamente, allusivamente, parzialmente, complessivamente.

Si svolge un vertiginoso rivolgimento, ogni volta in noi.

Con la Fotografia orgogliosa e sorniona nel rivestire siffatto caleidoscopico ruolo.

 

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Claudio Trezzani

https://www.saatchiart.com/account/artworks/874534

 

 

 

 

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