Virtuose disposizioni

Talora m’è dato in sorte assistere ad episodi raccapriccianti (celio nell’enfasi, intuibilmente).

Il sedicente amatore evoluto a suo pari: “applico la regola dei terzi così la fotografia è giusta”.

Risibile variante: “applico la regola dei terzi così sono a posto”.

Il semiprofano riferendosi ad altro sedicente amatore evoluto: “mi ha fatto una testa così sulla regola dei terzi”.

E, sapete, l’idea di dosar proporzioni si fa strada anche nella letteratura non fotografica.

L’allegato screenshot è tratto (nella traduzione di Guanda, 2008) da “l’uso sapiente delle buone maniere”, del fine, profondo romanziere Mc Call Smith.

Ecco, la sezione aurea, la ratio tra lati.

Alla festa potremo invitare anche Fibonacci e la sua spirale.

Senza disdegnare Fidia, sennò s’offende.

Ma questo accade perché la questione è antecedente alla fotografica appropriazione.

Molti altri, molto prima – intendo – hanno vagheggiato la cosa.

Sì, vagheggiato.

Risponde ad una esigenza umana profonda.

Quella di trovare un generale senso.

Inseguendo equilibrio, armonia, bellezza, se proprio vogliamo scomodare lemmi il cui contenuto si riveste di poliforme semantica.

Con Francesco Federiconi il rischio della summentovata appropriazione – nel senso d’indebita, delittuosa – non si pone.

Ignoro se Francesco possiede griglie.

Magari ne ha una in giardino, d’acciaio per il barbecue.

Oppure nel computer, sovrapponibile all’inquadratura.

Ma è oltre, Francesco.

Perché non è schiavo di regole, Francesco.

Meglio: le volge all’espressione, le regole, Francesco.

Perchè giostra con forze e pesi, Francesco.

Lo fa mosso dall’intento di assaporare e conferire vigore, Francesco.

Ecco, assaporare e rinvigorire.

Ha delibato una scena, Francesco.

Indi, mercè inquadratura, l’ha resa dinamicamente pregnante.

Ed è un dinamismo che non disconosce la lirica quiete della stasi.

Né l’icastico valore dei toni.

In corrusca atmosfera seggi danzano.

Le silenti sediole solidarizzano con le fosche – lo sono? – cogitazioni dell’unico occupante.

L’orizzonte pare indifferente al dramma – lo è? – ma suadentemente vi s’insinua al suon di spuma.

Vi sono direzioni, ma più ancora disposizioni.

E’ l’umana ricerca di ruolo, che Francesco esprime infondendo poesia.

PregoVi, alfine: non peritateVi appurare se la somma – e di cosa? – ammonta a unovirgolaseiunootto.

 

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Claudio Trezzani

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