Via tutto, per avere tutto

Prima in “L’intrusa”, poi in “Il sangue” trattavo – lo dico semplificando – i colori.

Ora, via tutto.

I colori, non i vestiti.

Ed infatti nell’anta di finestra visibile presso il margine superiore destro del fotogramma – la fotografia è una delle gemme del compianto Valerio Sartorio –  occhieggia una impettita pettoruta dama vittoriana (che guarda verso il nodoso arbusto).

Pettoruta ma non nuda.

Dama sì, ma non vittoriana.

Vittoriana per puritanesimo declinato alle italiche ruralità, e però.

Donne che se udivano menzionare il Daily Telegraph per assonanza pensavano a quella roba lì di andare all’ufficio postale dove un omino coi baffi dalle punte arricciate pigiava su di un pulsante nero che sormontava una barretta gialla, punto linea punto.

Donne dunque – mi soccorre il sopraffino scrittore Andrea Maietti in proposito – che cadevano nel summentovato equivoco perché magari non si erano mai allontanate dal paese natale, pervenendo loro vaghi indizi di quanto s’agitava altrove.

Eppure il minimo comun denominatore con la suppostamente perfida Albione è la rappresentazione dell’inferno.

Guai a sgarrare, se lo fai fiamme t’attendono.

Certo, la funzione esercitata era di regolazione sociale.

Ma sia le donne in isola che quelle in penisola sapevano che la misura quotidiana era la terrena carnalità.

Terrena, e terricola.

Sapete qui torna il felice sodalizio tra Valerio Sartorio ed Andrea Maietti.

La definizione è di mio padre Sergio, ne scrisse – ancora, ..telegraficamente per concisione – con fervorosità d’accenti.

Anche perché è vero.

Svariati lustri in cui la densa ma suadente prosa d’Andrea veniva introitata ed illustrata da Valerio traverso immagini di lirica profondità.

Libri e libri, intendo.

E qui entra la vita.

Andrea Maietti nacque a Costaverde.

Borgo di borgo è e fu.

Più fu che è: la presenza umana oggi è lì più rarefatta ed impersonale.

Meno vissuta, ed insomma.

Allora intensamente lo era.

Intrisa di cose in guisa atavica.

Sapete che pianta è quella a sinistra?

Io no, loro radicalmente sì.

Radicalmente, per le radici che generano un divenire.

Ecco, quella pianta lì era d’Andrea.

Ad un certo punto dovette essere recisa, e prima che ciò avvenisse Andrea chiamò Valerio per fotografarla.

Ecco la storia, ne vedete succo – linfa – sgorgare.

Sapete, in “L’intrusa” asserivo che il mondo non può prescindere da osmotico abbraccio.

Umanità cose umanità.

Niente è inscindibile.

Tutto crepita, e la vibrazione  diffusamente si perpetua.

 

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Claudio Trezzani

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