Un semiotico drappeggiare

Lasciamo stare che torneremo polvere.

Pensiamo piuttosto a cosa siamo adesso.

Trabocchiamo di carbonio ed idrogeno, perbacco!

Organici come gli altri animali e i vegetali, ma cineticamente più vivaci di questi ultimi.

Essì, la polvere può aspettare.

Il drappo, invece, no.

Che significa?

A voi la scelta: indossarlo con un avverbio che va di moda oggi, a sproposito.

“Creativamente”, intendo.

Ovvero giocarci.

Oppure lasciarlo fare ad altri, cheppoi è il compito di noi fotografi.

Così partecipiamo a quel processo che avevo già in altre occasioni definito Reificazione Virtuosa.

Farsi cosa senza addossarsi la grevità dell’inespresso.

Farsi cosa senza ridursi a cosa.

Farsi cosa per tessere relazioni e fomentare palpitazioni.

A Tobias Slater e Thorsten Jankowski è riuscita egregiamente la cosa di farsi cosa.

La cosa di fare ad altri la cosa di farsi cosa.

Tobias maggiormente aderisce alla reificazione.

Perché la testa non c’è più.

Nè soluzione di continuità col drappo.

Ora abbiamo un plastico grappolo che sfida la gravità senza grevità.

La mano sostiene ma potrebbe astenersi.

Il drappo è propaggine sublime per levigata tentacolarità di pieghe, e s’incunea in un frutto che luce mirabilmente scolpisce.

Thorsten aggiunge un coinvolgente mistero.

La modella è una seducente maschera greca che si fa centro ma non fulcro.

Perché il prodigio sta nel drappo.

Il quale ci dice: il mondo è nero.

Il fotografo è intriso di pece.

Il soggetto ha afferrato il mondo nero per un lembo e se n’è estroflesso.

Con terrore frammisto a desiderio sa di doverci tornare, alla spessa oscurità.

Ma intanto la modella, da modella, modella.

Prima d’essere rifagocitata in una indifferenziata assenza di luce modella lo spazio con tensione di ieratica spasmodìa (pare parossistica, ma è una posa: ecco esplicato l’ossimoro).

Uno spaventevole flash, eccioè.

L’immagine ci costringe ad ammutolire, d’un tratto consci della nostra condizione: vivevamo nel mondo del nero, e non lo sapevamo.

Il parziale svincolo del drappo ci mostra cosa c’è fuori.

La Fotografia, quando pensa sè stessa, ci proietta fuori.

 

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Claudio Trezzani

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