Tra Guerrini e Lombroso

In questi giorni stanno trasmettendo in televisione le repliche di uno sceneggiato in cui Alessia Marcuzzi impersona un maresciallo dell’Arma, reggitore pro tempore di una caserma.

La mia attenzione si è appuntata su di un dialogo.

L’interlocutore era Orso Maria Guerrini.

Stante la coincidenza di una statura tra i due equivalente, l’operatore alla macchina di ripresa ha optato per una inquadratura di non frequente uso.

Il cineasta si è posto lateralmente ai due, che erano l’uno di fronte all’altra.

È una posa statica, banale, ma in questo caso evidenziava come tra i soggetti intercorresse una serrata comunicazione – quasi un teso fluido – a livello degli occhi.

Ottima prova da parte della Marcuzzi, ma quando l’inquadratura si è volta ad un più utilizzato spalla/viso in reciprocità, è emersa tutta la maestria di OMG.

L’attore fiorentino ha sfoderato una delle sue più affilate armi, la voce.

OMG usa il suo sinuoso timbro baritonale come uno strumento musicale. Punge, si ritrae, si arrota, si distende.

Suadente s’annida e pudicamente si spegne. Sferza e culla, graffia e seduce.

Tutta roba che noi fotografi non possiamo riprodurre.

Un momento, però.

OMG prima di tutto s’impone con la sua pregnante maschera d’attore.

Una fisionomia potentemente caratterizzata, e sono in pochi ad averla.

È una freccia in faretra che aveva anche Scaccia.

Ecco allora che rientriamo in pista noi con la macchina al collo.

E Marco Ezechia Lombroso.

Che fu epigono di una plurisecolare fascinazione che non lasciò indifferente neppure Aristotele.

Del disputato rapporto tra physis e gnosis.

Sì, la fisiognomica.

O del tentativo – meglio: del desiderio – di legare natura (physis) e conoscenza (gnosis) in un modo che corrisponda alle nostre istintive suggestioni.

Non è rilevante che a Lombroso interessasse l’aspetto criminologico, esaminando la questione sotto il profilo della presenza/assenza di tare ataviche: ciascun pensatore che si è occupato di questa branca dello scibile – anche se oggidì non gli si riconosce più dignità scientifica – ruotava smanioso attorno a ciò che si suole appellare “specchio dell’anima”.

Ecco, noi fotografi siamo qui per questo.

Non fosse OMG il nitido affabulatore che è, avrebbe potuto esternare sciocchezze.

Noi fotografi possiamo permetterci di ignorarlo.

A noi interessa l’illusione del moto.

L’illusione del moto dell’animo.

Offriamo a chi guarda la facoltà di scavare.

Di perdersi tra le pieghe di un viso.

Viaggiare attraverso le insenature.

Veder balenato un lampo.

Attribuirgli un significato a noi caro o dolente.

A noi caro o dolente, poiché non possiamo scindere il nostro vissuto dall’interpretazione dell’altrui.

Si chiama umanità.

Il lampo è istantaneo, dunque eterno.

Non ci appartiene, questa luce vigorosa quanto fugace.

È il soggetto, l’attore.

Ma noi possiamo titillare.

Di quando in quando amo uscire con espressioni improvvise e sorprendenti, mentre fotografo individualmente persone.

Così sconcerto chi ritraggo, e ne suggo reazione.

Che vi sia dialogo o no, la sintesi è operata.

Questo facciamo, noi fotografi.

Operiamo una sintesi.

Vi è una presenza cosciente al nostro cospetto, noi la introitiamo in guisa di monolite, anche se non lo è.

Perché s’agita un mondo, entro il capo del soggetto.

Ma la fotografia restituisce un blocco.

Che si nutre di un virtuoso inganno, e questo è il sale.

Nota esplicativa:
la fotografia a corredo di questo brano – che  mostra OMG con finalità meramente identitaria, senza rientrare minimamente nelle suesposte riflessioni – è il frutto di un casuale ed anonimo incrocio mentre ero a Milano in Galleria.

Il fuoco è sull’attore, mentre a destra si riconosce l’avvenente Cristina Sebastianelli, che certo avrebbe meritato una trattazione apposita.

Fortunatamente, nonostante le talebaniche ed iconoclaste norme italiane attualmente vigenti intorno ad un malinteso senso di privatezza (dal Decreto Legislativo n.196 del 2003 sino al Regolamento Europeo n. 675) i due personaggi rientrano nelle eccezioni che consentono visiva divulgazione.

 

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Claudio Trezzani

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