Tra flessibilità e costrutto

Li danno tutti in mano a me.

Russi, americani, asiatici, europei in località turistiche.

Raccolgo nel palmo i loro iphones di ultima  e penultima generazione, con la preghiera che li impieghi per fotografarli.

Schermi brillanti, definiti, con face detection di pronta attivazione.

Io pigio l’icona rotonda e restituisco.

Ah, sarebbe bello se anche noi…

Sì, noi fotografi, ci bastasse quello.

Del resto non da ora scopro che la fotocamera dovremmo averla nell’iride.

Ieri, per esempio, notavo scena assai succosa a bordo/strada.

Ma stavo guidando, è stato il lampo di un secondo.

Torniamo al necessario per non scherzare.

Sì, per non scherzare.

Chi non risica non rosica, la qualità costa in moneta e ponderosità.

Ergo, niente telefonini per noi.

E se filmati, stativo.

Lunghe ore  da me consumate sui ponti di battelli – questo il tema di oggi – con estesi treppiedi.

Esiste una alternativa?

La risposta all’interrogativo è nel titolo di questo articolo:  tra flessibilità e costrutto.

Attrezzatura pesante non veleggia verso i territori dell’agio.

E così, con la diminuita mobilità che ne deriva si possono perdere occasioni.

Cosa allora è praticabile rispetto a ciò che si realizza a mano libera, quando il flusso di dati è continuo?

Due i filmati a corredo di questo brano.

Il primo è stato reso possibile dall’impiego di una piccola camera a brandizione diretta dotata di stabilizzatore meccanico a 3 assi.

Sensore non del tutto lillipuziano, nonostante il dispositivo appaia alquanto microscopico.

La così appellata portabilità è qui quintessenziale, pare un aggeggio da agenti segreti per quanto non si fa notare.

Il sistema – ottimizzato com’è nell’essere inglobato in unica soluzione – funziona meravigliosamente nella direzione della stabilità.

Ed è pronto all’uso, in contrapposizione a tutti quei grandi gimbals che risultano patetici per la farragginosità del loro approntamento.

Ma la focale è unica, e grandangolare.

Non si può fare tutto, così.

Poi c’è l’altro filmato.

Il migliore sensore APS C esistente con su avvitato un ottimo 35 mm f1,4.

Un adeguato passaggio d’informazioni mercè un bit rate di 200 mb/s; mirate regolazioni manuali.

E la faccenda della mano libera.

Mano libera impugna fotocamera dotata di efficace stabilizzatore interno.

Con niente si fa tutto, ma così si fanno cose diversamente impensabili.

Tornerò a mostruosi teleobiettivi issati su cavalletto, su quegli stessi ponti di battello.

Irrinunciabili, in taluni frangenti (e flutti…).

Ma la tecnologia avanza, ed il mondo è troppo – struggentemente – arioso per precludersi opportunità.

 

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Claudio Trezzani

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