Sul posto e non

Sul posto e non.

Canaletto ed altri usavano camere ottiche per meglio riprodurre prospettive, schizzandole sul posto per poi perfezionare il dipinto a casa.

Una sorta di ricalco differito.

Sul posto e non.

Dopo che John Rand inventò i tubetti di stagno i pittori poterono con ben altro agio lavorare all’aperto.

Ecco la geografia dell’immaginazione.

Lavoro svolto presso la fonte ispirativa; lavoro che si sviluppa da essa discosto.

Già, la fonte ispirativa.

La fonte ispirativa ed il rapporto che ha con l’immaginazione.

In fotografia è ineludibile essa sia legata all’oggetto della ritrazione; in pittura si ha invece il succitato dentro/fuori – sul posto e non – reso possibile dalla tabula rasa che una tela è.

Un momento, però.

Si direbbe che – diversamente dalla pittura, dove l’apporto dell’artefice principia ab origine – in fotografia non vi sia spazio per l’immaginazione, vincolati come si è all’istanza documentaria che scaturisce dalla riproduzione del reale.

Dell’esistente, più che del reale.

Perchè si fa presto a dire reale.

Un esistente può contenere diverse realtà, ognuna delle quali è scaturige di una percezione individuale.

Quest’ultima è mediazione della mediazione, laddove sull’interpretazione dell’autore s’innesta l’introitazione delll’osservatore.

Siamo approdati alla fotografia che correda questo brano.

E’ un esistente che contiene diverse realtà, in accordo con quanto poc’anzi accennato.

E il processo prevede una mediazione che s’innesta su di una primigenia mediazione, parimenti.

Un masso chiaro a riva, attraversato da una scritta.

Massi più scuri in medio campo, e l’acqua a sfumare.

Sfocatura selettiva esasperata, nell’inquadratura solo la scritta è nitida.

Ero lì, e anche a casa non ho mutato cose.

Eppure, qui ho dovuto spiegare.

E anche la scena fosse stata compresa senza fallo, ciascuno poi – in seconda istanza, il passaggio è fondamentale – ha rivestito l’interpretazione secondo il suo essere, che comprende carattere e vissuto.
In sintesi: chi fa riproduce e conferisce impronta / chi guarda riconosce / chi guarda sovrimpone sé stesso.

Sul posto e non.

Cose accadono presso l’oggetto della ritrazione, poscia nella mente del fruitore.

Così, non si può draconianamente antipodizzare il processo creativo pittorico (ove l’autore, in estrema analisi, potrebbe pure lavorare esclusivamente “a mente”) e il fluire creativo fotografico.

Che è appunto un fluire.

La fisica collocazione dell’oggetto di ritrazione è sì elemento imprescindibile.

Ma il “sul posto e non” s’applica anche qui.

Troppe cose succedono attorno e lontano dal posto.

Articolate, composite, separabili eppur traenti comune origine.

Ecco, la Fotografia: legare senza costringere.

 

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Claudio Trezzani

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