SSS: Segno / Separazione / Semplificazione.

Catena di monti, visione dronuale.

Altitudinale, frontale.

Eccettuata la prospettiva diversamente – terrestramente – inattingibile, nessuna interpretazione del ritraente, a proposito dell’inquadratura.

Ergo, nessuna astrazione.

Le cose sono consegnate con neutralità, ed esse s’amalgamano con naturale disordine.

Sì, naturale disordine.

Un fitto ordito di creste e vegetazione, niente che si possa definire ricondotto ad univocità espressiva.

Orientamento zenitale, ora.

La strada serpeggia, curve offrono diversi angoli, l’andamento è irregolare.

A cosa ancorarsi, se è d’uopo ancorarsi?

Sì, ancorarsi è necessario.

Il l’ho fatto con il tratto rettilineo che sovrasta le costruzioni, in basso.

Esso è ancorato nel senso che presenta parallelismo con i lati lunghi del fotogramma.

Ciò contrasta con l’orientamento dei casamenti, ma permette di mettere una falsariga d’ordine nel molteplice evoluire della strada.

Il drone poi scende, e sceglie un altro segmento.

Qui l’astrazione avanza.

Lo fa perchè il motivo grafico è prosciugato, lineare in un o sviluppo prevedibile, moderatamente contrappuntato (l’albero), non soverchiamente disturbato (rimasugli che remano contro candidità).

L’esistente ci ha dunque offerto un non disprezzabile tasso di semplificazione.

L’ultima fotografia, infine.

Qui la semplificazione si giova anche della separazione.

Siamo dunque alla quintessenza dell’astrazione.

Eravamo partiti con un coacervo di elementi fusi senza esterno criterio (nella visione frontale), ed ora abbiamo un grado di separazione che pone alterità rispetto al consueto disporsi delle cose.

La duna di neve, come disegnata da un bambino per la sua esatta semplicità.

Il rosseggiare d’alba, come fattore indipendente ed autonomo dal resto della composizione.

La nuvolaglia superiore, come cortina sovrapposta e geometricamente improbabile nella sua regolarità.

Segno, Separazione, Semplificazione, ho titolato questo articolo.

Ecco, così la fotografia: cercare l’altrove traverso mirata ricerca di atipicità.

Meglio:  di tipicità aliena.

Un altrove di tipicità aliena che in tal guisa configura atipicità, perchè esprime un ordine innaturale.

Già, un ordine innaturale.

Eccioè, l’interpretazione.

 

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Claudio Trezzani

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