Sovrana individuazione

Sono strenuo propugnatore della guida autonoma nelle autovetture. Purtroppo molti non se ne rendono ancora conto, ma in prospettiva si tratterà di migliaia – a voler sottostimare, e di tanto, le cifre –  di decessi in meno a cagione di incidenti stradali. La ragione è semplice: l’attenzione umana è discontinua, mentre un elaboratore è caratterizzato da un rendimento costante.

Esso però è in via di perfezionamento quanto a facoltà di discernimento. La fotografia a corredo di questo brano rappresenta un utile spunto a sviluppare l’argomento. In breve: qui la valutazione supera la geometria. Cosa ci dice la geometria?

Che la nave è orientata verso la destra di chi guarda. Chiglia, cassero, albero: tutto parrebbe – per inclinazione trasversale – suggerire un movimento in quella direzion

Purtuttavia, noi sappiamo che la nave è invece in procinto di effettuare una virata alla sua dritta, ovvero alla sinistra di noi che guardiamo. “Noi” chi? Noi esseri umani.

Sapete, Cicerone è stato il primo a tradurre la parola greca atomos nella latina individuus. Da “a” (alfa privativo) “temno” (tagliare) a “in”-“dividuus”. Dunque, indivisibile. Ciò cui si può attribuire una peculiarità univoca. “Noi”, possiamo farlo. Ecco la “Sovrana individuazione” che ho posto a titolo di questo articolo. “Sovrana” nella rata accezione di “posta più in alto”.

Ecco, nel guardare questa fotografia noi esseri umani siamo posti più in alto di una disamina meccanicistica. La valutazione supera la geometria, come scrivevo.

La questione è lungi dall’essere secondaria. La geometria “vede” l’inclinazione del natante di qualche grado verso la nostra destra.

Fosse volto, ci si periterebbe lasciare spazio nella direzione dello sguardo. Ma anche nella condizione di veicolo in movimento, si sarebbe indotti  lasciare agio al verso del moto.

La conseguenza nella scelta dell’inquadratura consisterebbe nel collocare la nave in posizione decentrata alla nostra sinistra. In tal modo lo spazio più abbondante riservato alla porzione destra del fotogramma sarebbe funzionale al concedere spazio alla direzione futura intrapresa dal veicolo. Ma noi sappiamo che non è così.

Noi esseri umani da vari indizi abbiamo arguito che la nave sta in realtà per intraprendere una navigazione in direzione opposta a quella che la mera geometria suggerirebbe. In conseguenza di ciò, si sarà piuttosto indotti a lasciare più spazio neutro nella parte sinistra dell’inquadratura, quella che nell’ipotesi futura verrà occupata dall’oggetto/soggetto.

Siamo di fronte a una doppia inversione concettuale rispetto alla staticità della distribuzione dei pesi in rapporto a stratificate regole, sebbene non rinnegate ma subordinate.

Prima inversione: data la posizione dell’oggetto rispetto allo spazio, il suo orientamento individua una priorità di natura vettoriale.

Seconda inversione: l’ esame umano disvela una proiezione di movimento che contraddice e ribalta il dato geometrico nella sua ininterpretata inerzia.

Così la vera “individuazione” è quella umana, addirittura speculare a quella geometrica.

Ecco così che la definizione del segno – che ha per corollario la scelta dell’inquadratura – va rivista alla luce di una lettura psicologica, anche se scevra da componente emotiva: regola dei terzi, sezione aurea, spirale di Fibonacci, sono espedienti non impermeabili alla dinamica sottesa all’interpretazione cosciente del contenuto.

Ecco perché in ogni immagine è vitale morire dietro ( mi sia concesso l’ossimoro) il taglio: per scegliere occorre sapere.

 

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Claudio Trezzani

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